Il tempo dei ricordi

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Foto: G. Fighera

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 6 Aprile.

Accadde che:

1327 (695 anni fa): ad Avignone, durante la Settimana Santa, fuori dalla chiesa di Santa Chiara, il poeta Francesco Petrarca vede per la prima volta Laura, colei che diventò la musa perfetta per ispirare sonetti e scritti, in un turbinio di emozioni che rimasero immortali. Laura, infatti, in un attimo lo travolge e cambia non solo il corso della sua vita, ma anche la sua produzione letteraria. Alcuni critici letterari ritengono che la donna sia tutta un’ invenzione di Petrarca; mentre altri, grazie ai riferimenti presenti negli scritti dell’autore, pensano che si tratti in realtà di Laura de Noves, sposa del marchese de Sade. Un dettaglio che lega la donna alla moglie di de Sade è la morte avvenuta per via della peste nera, certo molto comune a quel tempo, ma la data dell’evento coincide per entrambe le giovani. Laura viene descritta da Francesco Petrarca nel “Canzoniere”, con il nome di Madonna Laura. Nell’opera troviamo traccia delle fasi dell’innamoramento, Laura rappresenta l’amore ideale, raccontato come un rapporto platonico, un’amicizia casta e spirituale. L’amore del poeta non è mai stato ricambiato, motivo per cui si leggono versi pieni di dolore.  Questo tormentato amore è stato parte della produzione letteraria dello scrittore, ma è anche una parte del suo strazio. L’irrequietezza è una caratteristica evidente dell’animo di Petrarca, diviso tra le passioni terrene e gli ideali di purezza cristiana che sfociano nel suo rapporto con Dio.

1944 (78 anni fa): i nazisti deportarono 44 bambini ebrei tra i quattro e i diciassette anni, che vivevano a Izieu, su istigazione del capo della Gestapo a Lione, Klaus Barbie, il cosiddetto “Macellaio di Lyon”. Durante la seconda guerra mondiale, operavano in Francia alcune organizzazioni per salvare dalle persecuzioni e dalla deportazione bambini e ragazzi ebrei. Nell’aprile 1943 Sabine Zlatin e il marito Miron crearono a Izieu (località a circa 80 chilometri da Lione) una colonia che in un anno di attività arrivò ad ospitare un centinaio di bambini. Dopo l’8 settembre la zona, fino a quel momento occupata dagli italiani, cadde sotto il controllo tedesco. Il 6 aprile 1944 con una retata ordinata dalla Gestapo di Lione, comandata da Klaus Barbie, 44 bambini e ragazzi e 7 educatori furono arrestati. Nel giro di un mese 42 bambini e cinque adulti vennero deportati ad Auschwitz-Birkenau: al loro arrivo furono inviati alle camere a gas; due adolescenti e il direttore della colonia, invece, furono deportati in Estonia e lì fucilati il 31 giugno. Di tutto il gruppo, una sola persona sopravvisse.

Scomparso oggi:

1912 (110 anni fa): muore, a Bologna, Giovanni Pascoli poeta, accademico e critico letterario. Nato, a San Mauro Pascoli (provincia Forlì-Cesena), il 31 dicembre 1855, figura emblematica della letteratura italiana di fine Ottocento, considerato, insieme a Gabriele D’Annunzio, il maggior poeta decadente italiano. Resta orfano di padre a soli dodici anni, quando l’uomo viene assassinato con una fucilata mentre tornava a casa (evento centrale nella poesia X agosto); i responsabili del delitto rimangono ignoti. Alla perdita del padre segue quella di quattro fratelli e della madre, per un attacco cardiaco. Questi lutti segnano enormemente il poeta, che stringe un legame sempre più stretto con le sorelle Ida e Maria. Negli anni, aumenterà in lui un forte pessimismo, che lo getterà nel baratro della depressione e dell’ alcolismo. La produzione poetica di Giovanni Pascoli è molto vasta: tra le sue raccolte poetiche ricordiamo la prima, “Myricae”, del 1891, “I Poemetti” del 1897 e “I Canti di Castelvecchio” del 1903. Queste opere sono caratterizzate da paesaggi campestri, memorie personali e suggestive visioni. Nel suo saggio intitolato “Il fanciullino”, il poeta esprime approfonditamente il suo pensiero sulla poesia, analizzando il cuore stesso dell’animo umano. Nel poeta vive un fanciullino, una creatura ancora pura, sensibile, vitale, non incatenata dai meccanismi della razionalità. Per questa sua naturalezza nell’essere, il fanciullino entra in contatto col mondo attraverso l’immaginazione, l’intuizione e può, dunque, conoscere il mondo che lo circonda in modo autentico, genuino. Ecco che il poeta, tramite la poesia, risveglia il fanciullino negli uomini.