Il tempo dei ricordi

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Foto: Galleria Raffaello

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data dell’8 Aprile.

Accadde che:

1975 (47 anni fa): Federico Fellini vince con «Amarcord» il suo quarto premio Oscar. Decise però di non andare a ritirare direttamente il riconoscimento (fu consegnato al produttore), poiché impegnato sul set di un nuovo lungometraggio. In precedenza era stato premiato, sempre come miglior film straniero, per La stradaLe notti di Cabiria e Otto e mezzo. Il film uscì nelle sale italiane nel dicembre 1973 e venne presentato fuori concorso al Festival di Cannes 1974. La vicenda, ambientata in una Rimini ricostruita a Cinecittà, copre un periodo che va dalla primavera del 1932 a quella del 1933 e narra la vita di un antico borgo riminese e dei suoi particolari abitanti. Tra questi spicca il personaggio di Titta Biondi e di tutta la sua famiglia. Attraverso le vicende della sua adolescenza, il giovane protagonista inizierà un percorso che lo porterà alla maturità. Amarcord è senza ombra di dubbio il film più autobiografico del regista riminese. Possiamo infatti riconoscere in Titta (pseudonimo per Luigi “Titta” Benzi, amico d’infanzia del regista) un giovane Fellini che ricorda la sua adolescenza. Il grande artista rifiutò sempre di riconoscere nella pellicola qualsiasi riferimento alla propria vita, asserendo che tutto fosse il frutto della sua immaginazione.

1992 (30 anni fa): il tennista Ashe annuncia di essere affetto da Aids, contratto in seguito a una banale trasfusione di sangue, praticata per curare una disfunzione cardiaca. Gli Stati Uniti, così, scoprono che la peste del ventunesimo secolo può colpire tutti, non solo tossicodipendenti o omosessuali. L’uomo morì meno di un anno dopo a 49 anni, a 49 anni, per complicazioni legate alla malattia. Arthur Ashe era già un simbolo molto prima della malattia: nel 1963, era stato il primo tennista di colore nella squadra statunitense di Coppa Davis fino a diventarne capitano negli anni Ottanta e a vincere l’insalatiera. Aveva vinto l’US Open del 1968, due anni dopo l’Australian Open e nel 1975 Wimbledon, unico non bianco ad averlo mai fatto fra gli uomini. Smise di giocare alla fine degli anni Settanta per un problema al cuore. Fu operato più volte e così fu contagiato. Arthur Ashe non aveva fatto niente di quel male che la società benpensante e puritana credeva portasse alla peste del ventesimo secolo. Era andato in una sala operatoria come può capitare a tutti, aveva avuto una trasfusione come può capire a tutti. Arthur Ashe era come tutti gli altri, come tutti quelli che pensavano che l’Aids mai sarebbe potuto arrivare a loro. E invece era arrivato. Solo dai primi anni Novanta si è iniziato a combattere davvero, grazie anche alla testimonianza e alla vicenda di Ashe.

Scomparso oggi:

1973 (49 anni fa): muore, a Mougins (Francia), Pablo Ruiz Picasso pittore e scultore. Nato a Malaga (Spagna) il 25 ottobre 1881, è stato uno degli artisti più influenti del XX secolo. Si racconta che la prima parola pronunciata dal piccolo Pablo non sia stata la tradizionale “mamma”, ma “Piz!”, da “lapiz”, che significa matita. E prima ancora di incominciare a parlare, disegna. il giovane Picasso rivela, quindi, da subito una precoce inclinazione per il disegno e la pittura. Per molti anni vive tra Barcellona e Madrid, dove vince il concorso dell’Accademia Reale, lavora moltissimo, mangia poco, vive in un tugurio mal riscaldato e, alla fine, si ammala. L’anno seguente, è il 1897, porta a termine una serie di capolavori, fra cui la famosa tela “Scienza e carità”, ancora assai legata alla tradizione pittorica dell’Ottocento. Il quadro ottiene una menzione all’Esposizione nazionale di Belle Arti di Madrid. Nel 1900 allestisce la sua prima mostra personale, malgrado l’intento di fondo dell’artista sia quella di scandalizzare il pubblico, la mostra sostanzialmente piace, malgrado le solite riserve dei conservatori, e si vendono molte opere su carta. Pablo diventa un “personaggio”, odiato e amato. A venticinque anni, é riconosciuto ed ammirato non solo come pittore, ma anche come scultore ed incisore. Durante una visita al Musée de l’Homme, al palazzo Trocadero a Parigi, rimane colpito dalle maschere dell’Africa Nera, lì esposte, e dal fascino che emanano. I sentimenti più contrastanti, la paura, il terrore, l’ilarità si manifestano con un’immediatezza che Picasso vorrebbe anche nelle sue opere. Viene alla luce l’opera ” Les Demoiselles d’Avignon”, che inaugura uno dei più importanti movimenti artistici del secolo: il cubismo. Il 1937 é l’anno dell’Esposizione Universale di Parigi, per l’occasione Picasso crea un’opera enorme: “Guernica” dal nome della città basca appena bombardata dai tedeschi. La “Guernica” diventerà l’opera simbolo della lotta al fascismo. Negli anni ’50 Pablo Picasso é ormai un’autorità in tutto il mondo, ha settant’anni ed é finalmente sereno, negli affetti e nella vita lavorativa. Si succedono mostre e personali, opere su opere, quadri su quadri. Una delle sue frasi più belle è la seguente: “L’arte scuote dall’ anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni”