Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 12 Aprile.

Accadde che:

1633 (389 anni fa): Galileo Galilei è accusato di eresia e processato dalla Chiesa. Sospettato di eresia e accusato di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e le Sacre Scritture, Galileo fu processato e condannato dal Sant’Uffizio, nonché costretto all’abiura delle sue concezioni astronomiche e al confino nella propria villa di Arcetri. Solo 359 anni dopo, il 31 ottobre 1992, papa Giovanni Paolo II, alla sessione plenaria della Pontificia accademia delle scienze, ha dichiarato riconosciuti “gli errori commessi” sancendo la conclusione dei lavori di un’apposita commissione di studio da lui istituita nel 1981. Un episodio della storia veramente vergognoso nato dopo la pubblicazione dello scienziato del “Dialogo sopra i massimi sistemi” che scatenò l’ira della Chiesa e costrinse Galileo Galilei a ritrattare le sue concezioni astronomiche per evitare la condanna a morte. Benché assolto dall’accusa di eresia, gli fu proibito di pubblicare ancora scritti in cui venisse sostenuta la teoria eliocentrica. Nell’opera “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” si espresse come un convinto difensore del copernicanesimo, che sosteneva il modello astronomico eliocentrico, ovvero la centralità del Sole nell’universo.

1966 (56 anni fa): nell’Oceano Atlantico, un’onda anomala colpisce il transatlantico italiano Michelangelo, durante una burrasca, causando 3 morti e numerosi feriti. Nelle prime ore del 12 aprile, a due giorni di navigazione dal porto di arrivo, le condizioni meteo erano ulteriormente peggiorate e la Michelangelo veniva sollevata come un fuscello per poi ricadere letteralmente nell’incavo successivo con un immenso boato, tra lo stridore sinistro delle lamiere e le urla terrorizzate dei passeggeri rintanati nelle cuccette. Alle 6,45, la sala radio captò l’Sos del cargo liberiano Rokos che rischiava di affondare e la Michelangelo, obbedendo alle leggi del mare, virò a nord per andargli incontro, salvo ricevere mezz’ora dopo un nuovo messaggio dal comandante di quella nave che, avendo ripreso il controllo della situazione, avvisava di non aver più bisogno d’aiuto. Le condizioni del mare, però, peggiorarono raggiungendo forza 9, tanto che si gonfiò un muro d’acqua di dimensioni immani che inghiottì la nave. L’acqua invase le cabine uccidendo due passeggeri e un membro dell’equipaggio. Mr Steinbach, un businessman di Chicago, fu sorpreso dall’onda killer mentre stava facendo i bagagli per trasferirsi definitivamente nel nuovo alloggio assegnatogli: all’improvviso la parete della cabina si era aperta e l’acqua lo aveva travolto affogandolo. Nella cabina sottostante, i coniugi tedeschi Berndt, sopravvissero all’urto, ma furono risucchiati via dalla furia del mare. Dalle lamiere furono estratti in gravissime condizioni anche alcuni camerieri.

Scomparso oggi:

1945 (77 anni fa): muore, a Napoli, Giuseppe Moscati medico, fisiologo e accademico. Nato, a Benevento, il 25 luglio 1880 è stato beatificato da papa Paolo VI nel corso dell’Anno Santo 1975 e canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987. È stato definito “medico dei poveri”. Sembra che la decisione di scegliere la professione medica sia stata influenzata dal fatto che negli anni dell’adolescenza Giuseppe si era confrontato, in modo diretto e personale, con il dramma della sofferenza umana. Nel 1893, infatti, suo fratello Alberto, tenente di artiglieria, fu portato a casa dopo aver subito un trauma inguaribile in seguito ad una caduta da cavallo. Per anni Giuseppe prodigò le sue cure premurose al fratello tanto amato e allora dovette sperimentare la relativa impotenza dei rimedi umani e l’efficacia dei conforti religiosi, che soli possono darci la vera pace e serenità. Il 4 agosto 1903, Moscati conseguì la laurea in medicina con pieni voti. Dal 1904, presta servizio di coadiutore all’ospedale degl’Incurabili, a Napoli e, fra l’altro, organizza l’ospedalizzazione dei colpiti di rabbia e, mediante un intervento personale molto coraggioso, salva i ricoverati nell’ospedale di Torre del Greco, durante l’eruzione del Vesuvio nel 1906. Celebre e ricercatissimo nell’ambiente partenopeo, il dottor Moscati conquista ben presto una fama di portata nazionale ed internazionale per le sue ricerche originali, i risultati delle quali vengono da lui pubblicati in varie riviste scientifiche italiane ed estere. Queste ricerche di pioniere, che si concentrano specialmente sul glicogeno, ed argomenti collegati, assicurano al Moscati un posto d’onore fra i medici ricercatori della prima metà del nostro secolo. Più di ogni altra cosa è la sua stessa personalità che lascia un’impressione profonda in coloro che lo incontrano, la sua vita limpida e coerente, tutta impregnata di fede e di carità verso Dio e verso gli uomini. Il Moscati è uno scienziato di prim’ordine; ma per lui non esistono contrasti tra la fede e la scienza: come ricercatore è al servizio della verità e la verità non è mai in contraddizione con se stessa né, tanto meno, con ciò che la Verità eterna ci ha rivelato. Per lui la fede è la sorgente di tutta la sua vita, l’accettazione incondizionata, calda ed entusiasta della realtà del Dio personale e dei nostri rapporti con lui. Egli vede nei suoi pazienti il Cristo sofferente, lo ama e lo serve in essi. È questo slancio di amore generoso che lo spinge a prodigarsi senza sosta per chi soffre, a non attendere che i malati vadano a lui, ma a cercarli nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, a curarli gratuitamente, anzi, a soccorrerli con i suoi propri guadagni. E tutti, ma in modo speciale coloro che vivono nella miseria, intuiscono ammirati la forza divina che anima il loro benefattore. Così Moscati diventa l’apostolo di Gesù. Muore, improvvisamente, a soli 46 anni, la notizia del suo decesso viene annunciata e propagata di bocca in bocca con le parole: “È morto il medico santo”.