Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 16 Aprile.

Accadde che:

1917 (105 anni fa): Vladimir Lenin, leader del rivoluzionario partito bolscevico, ritorna a Pietrogrado, dopo un decennio di esilio, per prendere le redini della rivoluzione russa. Lenin compì la sua più grande aspirazione, quella di riprendere in mano le sorti della sua amata Russia, piegata e stremata da una povertà inenarrabile, dovuta al crollo dell’Impero dello Zar Nicola II, inetto sovrano, a capo di un sistema socio-economico di tipo feudale, duro a morire, che non riusciva più a soddisfare nemmeno le esigenze primarie della popolazione russa, composta in gran parte da contadini ancora nella condizione di servi della gleba. Quel giorno il convoglio rivoluzionario arriva alla stazione “Finlandia” di San Pietroburgo e Lenin fu acclamato a “furor di popolo”, nonostante i componenti del governo provvisorio avessero intuito dell’accordo di sottobanco con i nemici tedeschi. Tuttavia, decisero strategicamente, che non si poteva stare lì a discutere e quindi si doveva procedere, con la progettazione di quella che poi fu la Rivoluzione d’Ottobre, dettata dal leader carismatico Vladimir Lenin. Quella linea che cambiò per sempre la storia della Russia e anche quella dell’Europa e del mondo.

1964 (58 anni fa): negli EMI Studios di Londra, i Beatles registrano “A Hard Day’s Night” uno dei loro primi singoli ad aver un enorme successo, diventando una delle prime canzoni europee ad essere in testa alla classifica per numero di vendite. Il titolo significa “Una notte di dura giornata” e si riferiva ad un modo di dire usato spesso da Ringo Starr. Nel 1964, in una intervista col disc jockey Dave Hall, Ringo la descrisse così: “Siamo andati a fare un lavoro e abbiamo lavorato per tutto il giorno, ed è successo che abbiamo lavorato tutta la notte. Mi sono alzato pensando che era ancora giorno, suppongo, e ho detto, ‘è stata una dura giornata… ‘ e ho guardato intorno e ho visto che era buio allora ho detto ‘…notte!’ Così siamo arrivati a “Una dura giornata.. notte”. (In Inglese, aggiungendo una “s” preceduta da un apostrofe ad un sostantivo indica possesso come “Ringo’s name”, “Il nome di Ringo”. Allora “A Hard Day’s Night”, “Una Notte Di Dura Giornata”). La musica e la melodia, composte, in maggior misura, da John Lennon furono parzialmente influenzate dallo stile degli Everly Brothers, duo in auge in quegli anni e appena reduce da una lunga tournée inglese; la registrazione evidenziò la magnifica esecuzione tecnica di George Harrison, suonando l’inconfondibile Rickenbacker elettrica a 12 corde, modello 360/12, con l’accordatura aperta.

Nato oggi:

1929 (93 anni anni fa): nasce, a Mammola, Nicodemo Spatari detto Nik pittore, scultore e architetto, autore di numerose opere all’interno dei luoghi di culto calabresi, l’ideatore, insieme alla moglie, del Parco Museo Santa Barbara di Mammola. Nick ha iniziato a fare l’artista da bambino, un po’ per gioco, vincendo a 7 anni il premio “Patto d’acciaio” disegnando un orso bianco con tanto di falce e martello in fuga, inseguito dalle tre bandiere dell’alleanza. Nel 1940, a causa di un trauma, causato da una bomba, perse l’udito e prosegue il suo percorso formativo da autodidatta, trovando rifugio e conforto nei suoi disegni, continuando a dipingere sui muri delle case distrutte dalle bombe durante la guerra, con lo scopo di esprimere  il suo dolore causato da quell’immane tragedia. A 26 anni, ottiene un secondo riconoscimento, il premio Zagabria con “Le giornate di Budapest”, un grande successo che porterà Eugenio Montale a scrivere di lui sul “Corriere della Sera”. Il mondo iniziò ad accorgersi di questo artista, tanto che fu invitato dall’ambasciatore inglese di Roma e a Berlino per realizzare dei poster a favore della primavera ungherese. Un’altra fase importante della sua vita è stato il trasferimento a Parigi dove conobbe Picasso, Le Corbusier, Jean- Paul Sartre. In uno di questi incontri Jean Cocteau, l’accademico di Francia, gli rubò una tela, lasciandogli un biglietto con queste parole: “Non ho resistito”. La cosa finì sui giornali e Nick divenne, improvvisamente, famoso anche per il grande pubblico. Parigi, una città magica, le ha regalato anche l’incontro con la donna della sua vita, Hiske con la quale creò un sodalizio entusiasmante che durerà per tutta la vita. La coppia, dopo Parigi, si trasferì a Milano, per poi decidere di ritornare in Calabria dove, nel 1969, realizzarono il museo “Musaba”, a Mammola, simbolo della vera arte. Non sempre sono stati capiti dalle istituzione, ma Nick è sempre stato convinto che le future generazione capiranno la sua arte, più dei suoi contemporanei.  Nik Spatari è morto, a Mammola, il 25 agosto 2020.