Il tempo dei ricordi

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Foto: istoreco

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 24 Giugno.

Accadde che:

1901 (121 anni fa): Pablo Picasso tiene a Parigi la sua prima mostra personale. Ad accorgersi subito del suo innato talento artistico fu il mercante d’arte Ambroise Vollard, che organizzò l’evento a Parigi, nella galleria in Rue Lafitte. Picasso, allora appena ventenne, mise in mostra diverse opere e numerosi dipinti furono venduti, decretando un buon successo della mostra. Da allora Picasso e Vollard iniziarono un lungo e fruttuoso sodalizio: nel 1906 il mercante acquistò 27 quadri di Picasso, nel 1909 il pittore spagnolo fece l’iconico ritratto di Vollard. L’incontro con Vollard fu il trampolino di lancio per Picasso, arrivato in Francia nel 1900 per visitare l’Esposizione Universale con pochi soldi e tanta voglia di disegnare e far esplodere il suo estro artistico.  A Parigi, il giovane artista che così ebbe la possibilità di esprimere al meglio il suo talento: dal 1901 al 1904 arrivò infatti il cosiddetto “periodo blu”, poi fu la volta del “periodo rosa”, poi il cubismo diventando uno degli artisti simbolo del ‘900.

1944 (78 anni fa): durante la Seconda guerra mondiale, avviene l’eccidio della Bettola. In seguito al fallito tentativo di far saltare il ponte in muratura nei pressi della Bettola, da parte della Squadra Sabotatori, un automezzo tedesco proveniente da Casina sopraggiunse sul posto per impedire ai partigiani di compiere la definitiva distruzione. Ne seguì uno scontro a fuoco durante il quale morirono diversi tedeschi ed i partigiani Enrico Cavicchioni, Pasquino Pigoni, Guerrino Orlandini. La reazione dei tedeschi fu immediata. I tedeschi circondarono cautamente alcune case situate nei pressi del ponte e fecero irruzione nella casa di Liborio Prati e Felicita Prandi, due vecchi di 70 e 74 anni, li uccisero insieme alla loro figlia Marianna. La casa venne poi depredata ed incendiata. La bambina undicenne Liliana Del monte si gettò da una finestra per salvarsi, ma fu ripresa e gettata in una stalla che bruciava, riuscendo però miracolosamente a sopravvivere. A questo punto i nazisti passarono alla locanda della Bettola, dove per mezzo di un interprete, si fecero aprire la porta dall’oste Romeo Beneventi. Fecero uscire le donne, i bambini e gli uomini, radunandoli in parte nel garage dell’albergo ed in parte dietro la casa. I primi furono mitragliati, poi ricoperti da tronchi d’albero, cosparsi di benzina e dati alle fiamme per incenerirne i cadaveri. Coloro che invece erano stati radunati dietro al grosso fabbricato, vennero trucidati a bastonate ed a colpi di pistola; quindi, gettati anch’essi nel rogo insieme agli altri. Tra loro fu arso vivo Piero Varini, un bimbo di appena 18 mesi. La furia omicida dei tedeschi, non ancora sufficientemente appagata, investì anche due giovanissime donne, prima violentate, poi uccise, ed infine arse nel fuoco. Riuscirono a salvarsi l’oste, alcuni carrettieri nascosti in cantina ed un giovane renitente, rifugiatosi nel solaio. Alla fine furono 32 i morti di età compresa tra i 5 ed i 74 anni.

Nato oggi:

1789 (233 anno fa): nasce, a Saluzzo (Cuneo), Silvio Pellico scrittore, poeta e patriota. Strinse relazioni con personaggi della cultura come Madame De Stael e Giovanni Berchet. In questi circoli venivano sviluppate idee tendenzialmente risorgimentali, rivolte alla possibilità di indipendenza nazionale: in questo clima, fondò la rivista “Il Conciliatore” di cui fu redattore e direttore. Pellico e gran parte degli amici facevano parte della setta segreta dei cosiddetti “Federati”, scoperti dalla polizia austriaca, il 13 ottobre 1820, furono arrestati e condannati alla pena di morte, poi commutata a quindici anni di carcere per Pellico. Durante la prigionia in carcere (durata dal 1820 al 1830) iniziò per lo scrittore un periodo di profonda riflessione personale che lo portò a riabbracciare la fede cristiana, abbandonata durante il periodo francese. Durante questo periodo compose la sua opera più importante: “Le mie prigioni”, un libro di memorie, in cui è descritta la sua esperienza in carcere. Nella descrizione dei lunghi anni di prigionia si rivelano al lettore i tesori spirituali che si ricavano dal dolore: la bontà, l’amore e l’umanità presenti anche dove non ci si aspetta che esistano. Muore, a Torino, il 31 gennaio 1854.