Il tempo dei ricordi

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Foto: avanti live

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data dell’8 Luglio.

Accadde che:

1497 (525 anni fa): Vasco da Gama salpa da Lisbona, iniziando il suo viaggio verso l’India. L’esploratore portoghese è stato il primo europeo a raggiungere l’India passando dall’Oceano Atlantico. Da lì da Gama salpò con la nave ammiraglia Sao Gabriel, accompagnato dal fratello Paulo da Gama, al comando della nave Santa Fè e di un equipaggio di 150 uomini. Alla spedizione partecipò anche la nave Sao Rafael, guidata dal comandante Nicolao Coelho. Da Gama navigò fino al Capo di Buona speranza insieme a Bartolomeo Diaz per poi proseguire da solo. Dopo aver circumnavigato il Capo di Buona Speranza, fu il primo europeo ad oltrepassare le coste del Natal (attuale Durban in Africa del sud) che chiamò così dopo esservi approdato il 25 dicembre. Dopo un turbolento sbarco a Mombasa (nell’attuale Kenya) dove i commercianti arabi tentarono di sabotare il suo viaggio, Da Gama riuscì ad arrivare nella vicina Malindi, allora in feroce concorrenza con Mombasa. Il sultano di Malindi accolse favorevolmente i nemici dei suoi nemici e gli mise a disposizione un famosissimo esperto navigatore che li aiutò ad arrivare senza problemi fino allo Stato del Kerala, in India. Lo sbarco a Calicut (nome portoghese della città di Kozhikode) sulla costa sud-occidentale del subcontinente indiano avvenne il 20 maggio 1498. Al ritorno in Portogallo, venne insignito dell’Ordine Supremo del Cristo. Da Gama vi si ritirò, ma venne richiamato in servizio nel 1524, per tornare in India da Viceré. Poco dopo il suo arrivo, tuttavia, morì di malaria nella città di Cochin.

1978 (44 anni fa): Sandro Pertini viene eletto Presidente della Repubblica al 16º scrutinio, con 832 voti su 995, corrispondenti all’82,3%. Nessun altro riportò risultati così eclatanti: fu la più larga maggioranza della storia repubblicana mai registrata. Il suo mandato presidenziale fu caratterizzato da una forte impronta personale che gli valse una notevole popolarità, tanto da essere ricordato come il “Presidente degli italiani”. A riprova di tutto ciò, si possono allegare le scelte del Presidente sulla sua vita quotidiana, come quella di non vivere al Quirinale, ma di mantenere come residenza la sua casa presso Fontana di Trevi assieme alla moglie, la necessità di rimanere aggiornato costantemente su ogni fatto di cronaca e non: come dimenticare l’esultanza alla finale dei mondiali di calcio del 1982 in Spagna o la veglia al capezzale di Alfredino Rampi, il bambino caduto in un pozzo artesiano nel 1981 e le consistenti iniziative volte a favorire il dialogo tra i partiti e la prevenzione di spaccature nel delicato periodo di passaggio dalla formula della solidarietà nazionale, sino alla nascita del Pentapartito. Come capo dello Stato conferì l’incarico a sei presidenti del Consiglio: Giulio Anreotti (del quale respinse le dimissioni di cortesia presentate nel 1978), Francesco Cossiga (1979-1980), Arnaldo Forlani (1980-1981), Giovanni Spadolini (1981-1982), Amintore Fanfani (1982-1983) e Bettino Craxi (1983-1987). Durante il periodo presidenziale non rinnovò la tessera del PSI, al fine di presentarsi al di sopra delle parti, pur senza rinnegare il suo essere socialista. Del resto, lasciato il Quirinale al termine del suo mandato presidenziale e rientrato in Parlamento come senatore a vita di diritto, si iscrisse al gruppo senatoriale del Partito Socialista Italiano. Unì la sua vita a quella di Carla Voltolina, anch’essa partigiana e antifascista, sposandola nel 1946 e rimanendo con lei fino alla sua morte, avvenuta a Roma, il 24 febbraio 1990, alla splendida età di 94 anni. Ecco il suo pensiero sul popolo italiano: “Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo.”

Nato oggi:

1876 (146 anni fa): nasce, a Cosenza, Pietro Mancini avvocato e politico. Figura notevole e irripetibile del socialismo calabrese, divenne oggetto delle aggressioni squadriste, che anche in Calabria cominciarono a moltiplicarsi nel corso del 1922: l’episodio più grave si ebbe il 23 ottobre, in viaggio sul treno Catanzaro-Cosenza, venne assalito e insultato da una squadra fascista che, dopo aver cercato di scacciarlo dal treno, dovette desistere per la ferma resistenza del deputato e l’intervento di alcuni passeggeri e ferrovieri. Patì il confino durante il ventennio fascista, ma non appena cadde il fascismo, fu uno dei protagonisti della ricostituzione del partito socialista in Calabria. Nel 1905 fondò “La Parola socialista”, organo provinciale del PSI a Cosenza, di cui fu direttore. Poco dopo, al congresso provinciale socialista di Cosenza del 1906, entrò nel comitato federale. Intensificò, quindi, il proprio impegno per l’emancipazione dei contadini, dapprima lottando per il riscatto delle terre demaniali, poi per la distribuzione delle terre incolte dei latifondi. Nel 1907 si candidò in una lista comune socialista e repubblicana per le elezioni comunali di Cosenza, ne uscì eletto, ma fu però un’esperienza breve. Fu Ministro dei Lavori Pubblici nel 1944, Senatore della Repubblica, impressionando l’aula con la sua oratoria che raggiungeva, senza staccarsi dai fatti, vertigini di lirismo. “Pericoloso nei riflessi dell’ordine pubblico” lo definiva una relazione di polizia, in quanto “oratore spigliato ed arguto” che riusciva “nei pubblici comizi a conquistare le masse”. Muore, a Cosenza, il 19 febbraio 1968.