Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 9 Luglio.

Accadde che:

1943 (79 anni fa): avviene lo sbarco alleato in Sicilia, nominato Operazione Husky, l’azione militare che durante la Seconda Guerra Mondiale diede avvio alla Campagna d’Italia condotta dagli eserciti anglo-americani. Avvenne nelle zone di Gela, Siracusa, Licata e Scoglitti e fu secondo solo allo sbarco in Normandia per dispiegamento di forze e organizzazione strategica. Sbarcarono in totale 480.000 uomini: si trattava della 7^ Armata statunitense e dell’8^ Armata britannica per un totale di otto divisioni. Gran parte delle truppe italiane cedettero rapidamente, mentre quelle tedesche condussero una serie di energici contrattacchi, ma dopo il loro fallimento si limitarono a una difensiva aggressiva per coprire la ritirata attraverso lo stretto di Messina, che le forze aeronavali anglo-americane rinunciarono a contrastare. Il maggior successo dello sbarco fu l’accelerazione impressa alla crisi politica italiana e alla caduta del regime fascista che portò poi alla firma dell’Armistizio a Cassibile (Siracusa) l’8 settembre 1943.

2006 (16 anni fa): a Berlino, l’Italia di Marcello Lippi sale sul tetto del mondo battendo, nella finale dei Mondiali di Germania 2006, la Francia dopo i calci di rigore per 6-4. Per gli azzurri si tratta del quarto titolo dopo quelli del 1934, 1938 e 1982. La partita fu molto intensa e ricca di colpi di scena: i francesi passarono in vantaggio al nono con un rigore trasformato da Zidane, ma l’Italia pareggiò dieci minuti più tardi con Materazzi. Gli azzurri sfiorarono poi il vantaggio di nuovo con Materazzi e successivamente con Toni. Nella ripresa, però, la Francia aumentò la pressione anche se non creò grandi pericoli: anzi all’Italia fu annullato per fuorigioco un gol di Toni. Si passò, dunque, ai supplementari con Buffon che riuscì ad evitare con una gran parata una rete di Ribery. Al minuto 111′ Zidane fu espulso su segnalazione del quarto uomo per aver dato una testata a Materazzi, dopo che c’era stato uno scambio di battute tra i due. Nonostante la superiorità numerica, però, gli azzurri non trovarono la via del gol e si arrivò ai rigori: nei primi quattro tiri l’Italia andò sempre a segno, con Pirlo, Materazzi, De Rossi e Del Piero, mentre la Francia segnò con Wiltord, Abidal e Sagnol. Trezeguet colpì, invece, la traversa. Fu Grosso a dare la vittoria del mondiale all’Italia trasformando il suo rigore. L’Italia fu, così, proclamata Campione del mondo e il capitano Fabio Cannavaro alzò al cielo la coppa.
Materazzi, qualche tempo dopo, affermò: “C’è un aspetto principale del nostro trionfo che è assolutamente fondamentale: in Germania abbiamo combattuto l’uno per l’altro, eravamo una squadra unita”.

Scomparso oggi:

1813 (209 anni fa): muore, a Napoli, a soli 22 anni, Nicola Antonio Manfroce musicista. Nato, a Palmi, il 20 febbraio 1791, per la sua spiccata vocazione alla musica, la famiglia gli fece frequentare il Conservatorio della Pietà dei Turchini di Napoli. Debuttò con una cantata, “La nascita di Alcide”, in onore di Napoleone per celebrarne il compleanno presso la corte di Napoli, nell’agosto del 1809. Estimatore dello stile francese, massimo esponente musicale della Napoli murattiana, il giovane talento seppe rivelare una vena tragica e un controllo formale, che aveva il suo modello più prestigioso nella Vestale di Spontini. In seguito, proseguì con “Alzira”, rappresentata a Roma nel 1810; “Manfredi” a Milano nel 1816. Il principe degli impresari dell’epoca, il Barbaja, gli commissionò una tragedia in tre atti, “L‘Ecuba”. Il compositore, già minato nella salute, si mise al lavoro con grande accanimento, tali che ne provarono fortemente il fisico; l’opera venne rappresentata il 13 dicembre 1812, al teatro San Carlo di Napoli, riscuotendo un successo strepitoso. A questa opera si ispirò per il suo “Mosè” Gioacchino Rossini del quale Monfroce, studioso di Mozart, fu precursore. L’opera, piena di novità, colpì infatti il pubblico partenopeo e Manfroce venne salutato come uno dei maggiori talenti della propria epoca. Lasciò, nei contemporanei, la consapevolezza di una sua posizione speciale nella storia del melodramma.