Il tempo dei ricordi

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Foto: nursetime

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 25 Luglio.

Accadde che:

1956 (66 anni fa): il transatlantico Andrea Doria, proveniente da Genova diretto a New York, viene speronato, a largo della costa di Nantucket, dalla nave svedese Stockholm della Swedish America Line. Alle 23:10, entrambe le navi stavano per incrociare un corridoio molto trafficato, coperto da una fitta coltre di nebbia. Non ci fu alcun contatto radio e nonostante l’Andrea Doria continuasse a emettere i fischi obbligatori durante la nebbia, la Stockholm non lo fece; una volta giunte a potersi vedere a occhio nudo fu troppo tardi per praticare contromanovre, atte a evitare l’incidente. La rompighiaccio svedese Stockholm aveva colpito, con la sua prua rinforzata, la fiancata dell’Andrea Doria, che iniziò subito a imbarcare acqua, uccidendo numerosi passeggeri che si erano già ritirati a dormire nelle proprie cabine. Inoltre, sfondando molte paratie stagne e perforando cinque depositi combustibile, causò l’imbarco di circa 500 tonnellate di acqua di mare che, non potendo essere bilanciate nei brevissimi tempi della collisione, produssero il pericoloso sbandamento a dritta per oltre 15 gradi. Quarantasei dei 1706 passeggeri trovarono la morte al momento dell’impatto, insieme a 5 uomini della Stockholm. A bordo c’erano 1706 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio: anziani, donne e bambini. Il comandante Piero Calamai dispone che non manchi mai l’elettricità, tanto che la nave affondò con le luci ancora accese. Sul posto arrivarono due navi mercantili e poi l’Île de France, che raccolsero la maggior parte dei naufraghi, ben 750. Dopo il salvataggio di tutti i passeggeri, il comandante rimase a bordo della nave, rifiutando di mettersi in salvo; costretto, poi, a farlo dai propri ufficiali tornati indietro appositamente a prenderlo.

1978 (44 anni fa): nasce Louise Brown, la prima neonata concepito attraverso la fecondazione artificiale. Prima di entrare nello studio di Steptoe, la storia di Lesley e John Brown non era molto diversa da quella di moltissime coppie che negli anni Settanta non riuscivano ad avere un figlio. Nove anni di tentativi non avevano portato a nulla. I due si rivolsero, così, a Patrick Steptoe, un ginecologo di Oldham noto per aver messo a punto una tecnica chirurgica innovativa per risolvere l’occlusione delle tube, il problema che impediva a Lesley di restare incinta. All’epoca, però, il medico lavorava già da vari anni a un progetto molto più ambizioso: poiché la chirurgia non sempre permetteva di ottenere il risultato sperato, aveva infatti iniziato a collaborare alle ricerche sulla fecondazione in vitro di Robert Edwards, scienziato dell’Università di Cambridge, molto esperto nella manipolazione di embrioni e gameti. Il caso di Lesley era fra quelli che difficilmente si risolvevano con un intervento chirurgico; così, Steptoe propose alla coppia la nuova tecnica. Lesley e John si sottoposero al trattamento nell’autunno del 1977. I problemi per Lesley iniziarono alla trentaquattresima settimana: ne mancavano solo sei al termine della gravidanza, ma Louise era piccola rispetto alla sua età gestazionale e, soprattutto, i valori della pressione arteriosa della madre si erano alzati a livelli allarmanti. Giorno dopo giorno la situazione si faceva più critica: se Steptoe avesse optato subito per un cesareo la bambina probabilmente non ce l’avrebbe fatta, ma la donna si sarebbe salvata; viceversa, se la gravidanza fosse andata avanti, la vita di entrambe sarebbe stata in pericolo. Per monitorare meglio la situazione, a metà giugno, il ginecologo decise di ricoverare la donna. Dopo cinque settimane di riposo assoluto, il medico considerò che il peso di Louise era ormai sufficiente e il 25 luglio, nel pomeriggio, decise di farla nascere. Alle 23:30 Lesley entrò finalmente in sala operatoria, partorendo alle 23:47. Louise ha una sorella minore, Natalie, anche lei nata con la fecondazione in vitro.

Scomparso oggi:

2018 (4 anni fa): muore, a Zurigo (Svizzera), Sergio Marchionne dirigente d’azienda. Nato, a Chieti (Abruzzo), il 17 giugno 1952 è noto a livello internazionale per aver guidato il profondo rinnovamento della FIAT. Figlio di un maresciallo dei carabinieri, emigrato da giovane in Canada, ha conseguito tre lauree: in Legge alla Osgoode Hall Law School of York University, un Master in Business Administration (MBA) presso la University of Windsor e una laurea in filosofia conseguita presso l’Università di Toronto. Lasciato il mondo forense, svolge la prima parte della sua attività professionale nel Nord America come dirigente.  A partire dal 2003, su designazione di Umberto Agnelli, Marchionne entra a far parte del Consiglio di Amministrazione del Lingotto Fiat. In seguito alla morte di Umberto Agnelli e alle dimissioni dell’amministratore delegato Giuseppe Morchio, Marchionne viene nominato Amministratore delegato del Gruppo Fiat. Durante la sua amministrazione, Fiat deve affrontare progetti che erano stati scartati in precedenza: Fiat 500, Lancia Fulvia Coupé, Fiat Croma e vengono prodotti in soli due anni molti nuovi modelli.  Nell’ aprile del 2009 effettua lunghe e travagliate trattative legate all’acquisizione della statunitense Chrysler con i sindacati ed il governo americani. Al termine della trattativa viene raggiunto un accordo che prevede l’acquisizione da parte del Lingotto del 20% delle azioni Chrysler, in cambio del know how e delle tecnologie torinesi, facendo nascere così il sesto gruppo automobilistico del mondo. Nei giorni immediatamente successivi all’accordo con la casa automobilistica d’oltreoceano, l’AD di Fiat Group inizia trattative con i sindacati ed il governo tedeschi per una fusione tra la casa automobilistica piemontese e la tedesca Opel: l’obiettivo è quello di dare vita a un colosso del settore automobilistico capace di produrre 6 milioni di vetture all’anno. Nel settembre 2014 sostituisce Luca di Montezemolo alla presidenza della Ferrari.