Il tempo dei ricordi

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Foto: il riformista

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 26 Luglio.

Accadde che:

1936 (86 anni fa): le Potenze dell’Asse decidono di intervenire nella Guerra civile spagnola a fianco della Falange Spagnola. Da quel giorno in poi Germania e Italia forniscono alle truppe di Franco un notevole contributo in uomini, armi, mezzi. L’Italia fascista invia un contingente di 70.000 uomini e, nel marzo 1938, si rende responsabile, tra le altre cose, del bombardamento terroristico su Barcellona. I militari conquistano città dopo città e il 26 gennaio 1939 prendono Barcellona, centro nevralgico della resistenza. Il 28 marzo, dopo che Francia e Inghilterra ne hanno già riconosciuto il governo, Franco entra a Madrid e annuncia la resa dell’esercito repubblicano. Nominato “Generalissimo di tutte le forze armate e capo del governo dello stato spagnolo” a guerra ancora in corso, Francisco Franco associa immediatamente alla strategia bellica una studiata campagna propagandistica incentrata, sulla scorta del modello fascista, sul culto della personalità e, dato il sostegno del clero, sulla “santità” del proprio compito. La dittatura spagnola ha fine solo con la morte naturale del caudillo (il condottiero), avvenuta nel 1975.

1983 (39 anni fa): avviene l’intensa ondata di calore che interessa gran parte dell’Europa e che fa registrare in molte città italiane le temperature più elevate della storia: a Firenze la massima raggiunge +42,6 °C. Già dai primi giorni del mese, le temperature massime superavano quasi ovunque i 30 °C, ma gli effetti maggiori dell’ondata di calore si verificarono nella seconda metà del mese, in particolare nel corso della seconda decade del mese in Francia e soprattutto a partire dal 17 luglio in Italia. La possente struttura anticiclonica di origine subtropicale continentale, associata ad altezze di geopotenziale molto elevate, sospingeva ininterrottamente aria molto calda a tutte le quote verso il settore centrale del continente europeo fino all’ultimo giorno del mese.

Scomparsa oggi:

1992 (30 anni fa): muore, a Roma, Rita Atria testimone di giustizia. Nata, a Partanna (Trapani), il 4 settembre 1974 si è uccisa a 17 anni, una settimana dopo la strage di via D’Amelio, perché proprio per la fiducia che riponeva nel magistrato Paolo Borsellino, si era decisa a collaborare con gli inquirenti. Figlia di Giovanna Cannova e don Vito Atria, piccolo boss locale, Rita cresce in questo comune che da centro di pastori si trasforma nel tempo in un luogo di traffico di denaro proveniente dal giro della droga. Nel 1985, due giorni dopo le nozze del figlio Nicola con Piera Aiello, Vito viene ucciso in un agguato, vittima egli stesso dell’ascesa insanguinata dei Corleonesi ai vertici di Cosa Nostra. Alla morte del genitore, il fratello Nicola assume il ruolo di capofamiglia e l’amore di Rita, che all’epoca a solo undici anni si riversa verso il fratello e la cognata. Il loro rapporto si fa intenso e complice, al punto da trasformare Rita in una confidente. È in questi momenti di intimità che Nicola rivela tanti segreti: i nomi delle persone coinvolte nell’omicidio del padre, il movente, chi comanda a Partanna, chi decide la vita e la morte. Nel giugno del 1991, anche Nicola muore in un agguato. La moglie Piera, presente all’omicidio del marito, decide di denunciare gli assassini alla polizia. A pochi mesi di distanza, la diciassettenne Rita per dar voce al suo desiderio di vendetta, segue l’esempio di Piera chiedendo allo Stato giustizia per l’omicidio del padre e del fratello. È l’allora procuratore di Marsala, Paolo Borsellino, a raccogliere le dichiarazioni della ragazza che, nel tempo, ha segnato sul suo diario le confidenze fattele dal fratello. Le deposizioni di Rita e Piera consentono alla giustizia di fare luce sugli ingranaggi che regolano le cosche mafiose del trapanese.Le loro dichiarazioni consentono, inoltre, di avviare un’indagine sul discusso operato dell’onorevole Vincenzino Culicchia, sindaco di Partanna per più di trent’anni. Trasferita a Roma sotto protezione e falso nome, Rita vive isolata, costretta a frequenti cambi di residenza. Non rivedrà più la madre che la rinnega per l’affronto recato alla famiglia, nonostante il tentativo da parte di Borsellino di far sì che Giovanna accetti le scelte della figlia. Proprio con Borsellino, invece, Rita instaura un rapporto confidenziale. In “zio Paolo”, come comincia a chiamarlo, trova un uomo gentile con cui si sente al sicuro. Per questo, l’uccisione del giudice Borsellino, avvenuta il 19 luglio del 1992, getta Rita nello sconforto e, una settimana dopo la morte del giudice Borsellino, Rita si suicida gettandosi dal settimo piano del palazzo in cui vive.