Il tempo dei ricordi

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Foto: la voce

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data dell’8 Agosto.

Accadde che:

1786 (236 anni fa): Jacques Balmat (24 anni, cercatore di cristalli) e Michel Gabriel Paccard (29 anni, medico condotto), salgono per la prima volta il Monte Bianco. Prima di partire i due alpinisti effettuarono alcune ricognizioni, durante una di queste Balmat si perse e fu costretto a passare una notte sulla neve. La salita fu osservata dal barone prussiano Adolf Von Gersdorff che da sopra Chamonix seguiva l’avanzata dei due. Ad un certo punto della salita, sembrerebbe che Balmat avrebbe voluto scendere, perché in pensiero per la salute della figlia di pochi giorni. Paccard, però, lo convinse a continuare. I due alla fine, dopo quattordici ore raggiunsero la cima. Restarono in vetta per circa mezzora, facendo rilevamenti sulla pressione atmosferica e misurazioni per conoscere l’altezza della cima. Alle 18.57 iniziarono la discesa e in quattro ore raggiunsero la capanna, dove avevano dormito prima della salita alla vetta. Rientrarono a Chamonix, alle 8 del giorno seguente, dove Balmat apprese la notizia della morte della figlia.

1969 (52 anni fa): i Beatles si fanno scattare la famosa foto sulle strisce pedonali di Abbey Road, per la copertina dell’omonimo album, che diventerà una delle più significative della storia del rock. Dietro l’obiettivo c’era il fotografo Iain Macmillan, che molto probabilmente non sapeva che quello scatto sarebbe diventato iconico.  I Beatles stavano vivendo una profonda crisi interna, i rapporti tra loro non erano più solidi come un tempo. Ma era necessario realizzare l’immagine per la copertina dell’album intitolato appunto “Abbey Road”. Così, McMillan pose la band in fila, sulle strisce pedonali di Abbey Road, proprio davanti agli studi di registrazione dove lavoravano i Beatles, la polizia fermò il traffico e iniziò il servizio fotografico.  L’album si distinse, perché la copertina non riporta né il nome della band, né il titolo (che sono stati stampati sul retro). Ma non è l’unica particolarità: quello scatto alimentò anche la leggenda della morte di Paul McCartney. Il motivo? Perché Paul non porta le scarpe e in Gran Bretagna i defunti si seppelliscono a piedi nudi. Così, secondo questa teoria, John Lennon, che apre la fila, sarebbe un sacerdote o un angelo, Ringo un addetto delle onoranze funebri e George Harrison un becchino.

Scomparso oggi:

1959 (63 anni fa): muore, a Roma, Luigi Sturzo presbitero e politico. Nato a Caltagirone (Catania), il 26 novembre 1871, da una famiglia dell’aristocrazia agraria, dopo lo scoppio delle rivolte dei contadini e degli operai spingono Sturzo a orientare i suoi studi filosofici verso l’impegno sociale. A Roma, perfeziona i suoi studi conseguendo il diploma in Filosofia e la laurea in Teologia. Viene ordinato sacerdote il 19 maggio 1894. Nell’esercizio del suo ministero sacerdotale ha modo di constatare la grande miseria del popolo: arriva così alla “vocazione di portare Dio nella politica”. Don Sturzo è favorevole, ancora negli anni del non expedit pontificio, l’abolizione del non expedit per la partecipazione dei cattolici alla vita politica. Le caratteristiche del sacerdote sono, oltre a una continua unione con Dio, il profondo senso della giustizia, l’eroica obbedienza alla Chiesa e il grande amore per i poveri. Nel 1919 fonda il Partito Popolare Italiano, di cui sarà segretario, portandolo a notevoli e importanti successi. Giolitti non si capacitava del fatto che un piccolo prete, da un ufficetto vicino a Montecitorio, potesse guidare e dare ordini a un così compatto gruppo di deputati. Sopraggiunta la dittatura fascista, nel 1924, Don Luigi Sturzo è costretto ad un lungo esilio, prima a Londra, poi negli Stati Uniti, dove con i suoi scritti e le sue pubblicazioni prosegue la lotta. Torna in Italia nel 1946. Il presidente della Repubblica Luigi Einaudi lo nomina senatore a vita nel 1952. Papa Giovanni Paolo II, nel suo discorso ai vescovi siciliani ne esalterà “la vita, l’insegnamento e l’esempio nella piena fedeltà al suo carisma sacerdotale”. Una delle sue frasi più belle è la seguente: “Chi ha fede  muove le montagne; chi ha fede fa proseliti; chi ha fese vince le battaglie”.