Il tempo dei ricordi

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Foto: eurosport

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 22 Agosto.

Accadde che:

1950 (72 anni fa): Althea Gibson diventa la prima giocatrice di colore del tennis internazionale, rimanendo l’unica giocatrice di tennis afroamericana ad essere diventata la numero uno al mondo per 49 anni. Negli anni Cinquanta, quando il suo astro cominciò a salire nel firmamento dello sport, dopo anni di tornei minori e tanta gavetta, gli Stati Uniti erano ancora molto lontani dall’abbattere le barriere razziali. I negozi vietavano l’ingresso alle persone di colore, i supermercati erano separati da quelli dei bianchi, separate le classi a scuola e separati i posti sugli autobus. Nel mondo del tennis, tradizionalmente bianco, i giocatori di colore non sfondavano oltre i tornei di quartiere. Ma lo sport è riuscito ad abbattere le barriere del razzismo. Così Althea, nel 1957, calcò il prato di Wimbledon, vinse il prestigioso torneo e strinse la mano alla regina Elisabetta. Da allora la sua carriera fu un lungo elenco di vittorie e di trofei, fino al ritiro nel 1958, all’età di 31 anni. Una vita che è stata un romanzo, ricca di soddisfazioni e di primati, come ad esempio entrare dalla porta principale in un altro sport, allora per bianchi ricchi, come il golf, girare un film con John Wayne e William Holden (Soldati a cavallo). E proprio come un romanzo, la sua vita è diventata un film-documentario girato da Rex Miller e uscito nel 2015. Dieci anni dopo la morte, avvenuta nel 2003, lo United Stated Postal Service, in occasione degli U.S. Open, ha emesso un francobollo della serie Black Heritage, dedicato proprio alla grande tennista, che ha raggiunto così un altro primato, stavolta postumo: essere la prima donna nel mondo dello sport a comparire nella serie.

1962 (60 anni fa): Charles De Gaulle scampa ad uno dei numerosi tentativi di assassinio contro di lui, grazie alla prontezza del suo autista e alle prestazioni dell’automobile presidenziale. Il gruppo estremista dell’OAS (Organisation de l’armée secrète) formato da militari tentò di uccidere De Gaulle ritenuto responsabile di aver tradito la Francia rinunciando ai possedimenti in Algeria a vantaggio dei nazionalisti algerini, così nella serata del 22, De Gaulle e la moglie si stavano recando dal Palazzo dell’Eliseo all’aeroporto di Orly. Mentre la Citroen presidenziale attraversava il sobborgo di Le Petit-Clamart a Parigi lungo Avenue de la Liberation a circa 110 chilometri orari, 12 uomini armati dell’OAS aprirono il fuoco sulla vettura. Una pioggia di 140 proiettili, la maggior parte dei quali provenienti da dietro, investì il corteo uccidendo due delle guardie del corpo in motocicletta, mandando in frantumi il lunotto della vettura e forando tutte e quattro le gomme. Successivamente buchi di 14 proiettili saranno trovati nell’auto, altri 20 rinvenuti sulle pareti ed infissi del vicino Café Trianon e 187 cartucce vuote sul marciapiede da dove erano state esplose dagli attentatori. La Citroen inizialmente sbandò, anche per l’elevata velocità, e prese a scivolare sull’asfalto, ma l’autista riuscì ad accelerare e la macchina permise la guida anche senza i pneumatici, grazie al suo sistema di sospensioni. De Gaulle e la moglie, che durante la breve sparatoria avevano avuto la prontezza di mantenere la testa bassa, raggiunsero l’aeroporto illesi.

Nato oggi:

1908 (114 anni fa): nasce, a Chanteloup (Francia), Henri Cartier-Bresson conosciuto come il padre della fotografia. Nel 1931, a soli 23 anni, scopre la gioia di fotografare, compra una Leica e parte per un viaggio che lo porta nel sud della Francia, in Spagna, in Italia e in Messico. Le immagini del mondo lo portano ad una curiosità insaziabile, incompatibile con l’ambiente borghese che lo circonda, di cui non tollera l’immobilismo e la chiusura. Inizia a lavorare per il cinema e a realizzare le sue prime grandi fotografie di reportage. Diventato un fotografo importante, viene catturato nel 1940 dai tedeschi, dopo 35 mesi di prigionia e due tentate fughe, riesce a evadere dal campo e fa ritorno in Francia nel 1943, a Parigi, dove ne fotografa la liberazione. Nel 1947 al Museum of Modern Art di New York viene allestita, a sua insaputa, una mostra “postuma”; si era infatti diffusa la notizia che fosse morto durante la guerra. Nel 1955, viene inaugurata la sua prima grande retrospettiva, che farà poi il giro del mondo, al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Innumerevoli, in questi anni, sono i riconoscimenti ricevuti, così come le esposizioni organizzate e le pubblicazioni che in tutto il mondo hanno reso omaggio alla sua straordinaria produzione di fotografo e di pittore. Dal 1988, il Centre National de la Photographie di Parigi ha istituito il Gran Premio Internazionale di Fotografia, intitolandolo a lui. Muore, a Parigi, il 3 agosto del 2004.