Il tempo dei ricordi

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Foto: giappone in pillole

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 25 Ottobre.

Accadde che:

1955 (67 anni fa): muore, Sadako Sasaki una bambina di 12 anni, sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima del 6 agosto 1945, a causa di una grave forma di leucemia, conseguenza delle radiazioni della bomba atomica. La piccola Sadako si trovava a casa, a circa 1,7 chilometri di distanza dal luogo dell’esplosione. Crescendo divenne forte e atletica, ma nel 1954, all’età di undici anni, mentre si stava allenando per un’importante gara di corsa, fu colta da vertigini e cadde a terra. Le fu diagnosticata una grave forma di leucemia. La sua migliore amica le parlò di un’antica leggenda secondo cui, chi fosse riuscito a creare mille gru, uccello simbolo di lunga vita, con la tecnica dell’origami avrebbe potuto esprimere un desiderio. L’amica stessa realizzò per lei la prima, Sadako continuò nella speranza di poter tornare presto a correre. Comunque, il suo desiderio non era limitato a questo; Sadako stava dedicando al suo lavoro il massimo impegno, poiché credeva che così avrebbe posto fine a tutte le sofferenze, avrebbe curato tutte le vittime del mondo ed avrebbe portato loro la pace. Durante i quattordici mesi trascorsi in ospedale, la bambina realizzò gru con qualsiasi carta a sua disposizione, comprese le confezioni dei suoi farmaci. Una versione della sua storia, vuole che Sadako fosse riuscita a completare 1000 gru: sarebbe riuscita a completarne solo 644, mentre le restanti 356 sarebbero state aggiunte dai suoi amici. Infine, tutte le gru sarebbero state sepolte con lei. Dopo la sua morte, i suoi amici e compagni di scuola pubblicarono una raccolta di lettere al fine di raccogliere fondi per costruire un monumento in memoria sua e degli altri bambini morti in seguito alla bomba atomica di Hiroshima. Nel 1958, fu collocata al Parco del Memoriale della Pace, una statua raffigurante Sadako mentre tende una gru d’oro verso il cielo.

1962 (60 anni fa): durante la Crisi dei missili di Cuba, Adlai Stevenson mostra all’ONU delle foto che dimostrano che missili sovietici sono installati a Cuba. Stevenson fu l’uomo che dissuase il presidente da un attacco aereo contro Cuba e da qualsiasi reazione militare, ammonendo Kennedy delle “incalcolabili conseguenze” di una mossa del genere. E in quella manciata di giorni, che da drammatici potevano diventare tragici, il pensiero di quest’uomo prevalse su quella di altri consiglieri della Casa Bianca. Ma a un prezzo che all’epoca, e per decenni, è stato mantenuto “top secret”.

Nato oggi:

1902 (120 anni fa): nasce, a San Colombano al Lambro (Milano), Carlo Gnocchi presbitero, educatore e scrittore, venerato come beato dalla Chiesa cattolica. Gnocchi entra in seminario alla scuola del cardinale Andrea Ferrari e, nel 1925, viene ordinato sacerdote dall’Arcivescovo di Milano, Eugenio Tosi. Il suo primo impegno è quello di assistente d’oratorio. Grazie al suo operato raccoglie stima, consensi e affetto tra la gente, tanto che la fama delle sue doti di ottimo educatore giunge fino in Arcivescovado. Nel 1940 l’Italia entra in guerra e Don Carlo si arruola come cappellano volontario. Nel 1942, riparte per il fronte, ed proprio in questa tragica esperienza che, assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, matura l’idea di realizzare una grande opera di carità che troverà compimento, dopo la guerra, nella “Fondazione Pro Juventute”. Ritornato in Italia nel 1943, inizia il suo pellegrinaggio attraverso le vallate alpine, alla ricerca dei familiari dei caduti, per dare loro un conforto morale e materiale. In questo stesso periodo aiuta molti partigiani e politici a fuggire in Svizzera, rischiando in prima persona la vita: viene arrestato dalle SS con la grave accusa di spionaggio e di attività contro il regime. A partire dal 1945, comincia a prendere forma concreta quel progetto di aiuto ai sofferenti pensato negli anni della guerra: Don Gnocchi viene nominato direttore dell’Istituto Grandi Invalidi di Arosio, a Como e accoglie i primi orfani di guerra e i bambini mutilati. Inizia così l’opera che porterà Don Carlo Gnocchi a guadagnare sul campo il titolo più meritorio di “Padre dei mutilatini”. Nel 1955, lancia la sua ultima grande sfida: si tratta di costruire un moderno centro che costituisca la sintesi della sua metodologia riabilitativa. Nel settembre dello stesso anno, viene posata la prima pietra della nuova struttura nei pressi dello stadio Meazza (San Siro) a Milano. Purtroppo, vittima di una malattia incurabile Don Gnocchi non riuscirà a vedere completata l’opera nella quale aveva investito le maggiori energie. Muore, a Milano, il 28 febbraio 1956.