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sabato, Maggio 18, 2024
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Il tempo dei ricordi

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 9 Dicembre.

Accadde che:

1959 (63 anni fa): viene ritrovata la tomba dell’ “Atleta di Taranto”, databile al 500/480 a.C., conservata oggi presso il MArTA, Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Lo scheletro fu rinvenuto casualmente, durante la costruzione delle fondamenta di un edificio. La tomba, che accoglie il corpo, è particolarmente decorata a dimostrazione della bravura dell’atleta raffigurato come un uomo leggendario, vincitore, per ben quattro edizioni delle Panatenaiche, della difficile ed eclettica gara del Pentathlon. Lo scheletro è pervenuto ai nostri giorni in perfette condizioni e ciò ha permesso la ricostruzione dell’aspetto fisico dell’atleta. La sua altezza era pari a circa 170 centimetri, un’altezza eccezionale per quell’epoca storica,  e la sua massa è stata stimata sui 77 chilogrammi. La sua grandiosa struttura ossea, massiccia, forte e con spalle larghe gli ha permesso di eccellere nello sport. È stato addirittura possibile ricostruire il suo aspetto estetico: aveva capelli ricci e castani proprio come i suoi occhi. Gli studi hanno permesso di conoscere anche il regime alimentare, aspetto molto importante perché punto di forza di un atleta. La sua alimentazione era costituita da un grande apporto proteico fornito dalla consumazione di pesce azzurro e, a volte, anche di carne.  Nella sua dieta alimentare non mancavano cereali e frutta ricchi di carboidrati ed un’elevata quantità di verdura. La morte è avvenuta quando l’atleta aveva circa 30 anni e sono due le possibili cause: un esagerato affaticamento sportivo che portò ad un prematuro deterioramento delle ossa causando l’artrosi, oppure un avvelenamento da arsenico, provocato magari da un suo rivale sportivo.

1992 (30 anni fa): viene annunciata la separazione tra i principi di Galles Carlo e Diana.  Con un discorso teso alla Camera dei Comuni, l’allora primo ministro conservatore John Major annuncia “l’amichevole” separazione tra Carlo e Diana. Fine della favola, sebbene in principio si cerchi di mitigare la potenza dirompente dell’evento, precisando che i principi di Galles non intendono in alcun modo divorziare, che un giorno lei sarà comunque regina e che semplicemente vivranno divisi e divise saranno le loro agende. Era il 24 febbraio del 1981, quando Buckingham Palace diede l’annuncio dell’atteso fidanzamento del principe del Galles. Nel luglio dello stesso anno avrebbe sposato la giovane Diana Spencer, appena ventenne. Undici anni dopo un altro annuncio: quel matrimonio era ufficialmente terminato. Tutti quanti, fatta eccezione per i due figli della coppia, William e Harry , sapevano già da parecchio tempo che quella relazione non funzionava. L’unione tra il principe Carlo e Diana fu sin dall’inizio segnata da voci, tormenti, dubbi e intromissioni. Dopo due figli, nati rispettivamente nel 1982 e nel 1984, i problemi e le incomprensioni già presenti non diminuirono. Anzi, dall’86 entrambi ebbero relazioni extraconiugali. Il principe tornò tra le braccia di Camilla e Lady D si perse in una serie di rapporti, tra cui quello col capitano dell’esercito James Hewitt. Per altri sei anni continuano i tormenti. Il culmine si raggiunse quando, il 7 giugno del 1992, sul Sunday Times uscì una prima, lunga anticipazione del libro Diana Her True Story di Andrew Morton. Nello scritto, Lady D appariva come la vittima di un matrimonio fallito per colpa di un terzo incomodo. La maggior parte del popolo si schierò con la sua principessa. Una settimana dopo arrivò la seconda parte della storia, e ciò causò definitivamente l’ira di Elisabetta II e del marito Filippo. Carlo e Diana furono chiamati a corte, e sebbene lei continuasse a negare di aver contribuito a quel libro, in realtà aveva fornito a Morton delle registrazioni. La regina e il principe consorte, volendo evitare fino all’ultimo lo scandalo di un divorzio reale, invitarono i due a sei mesi di riflessione e a fare un ultimo viaggio riconciliatore in Corea del Sud. Ma anche quello fu un fallimento: Diana chiese non solo camere separate, ma anche piani diversi in albergo; ed in pubblico, quando Carlo prova ad avvicinarsi lei si discosta freddamente. Al ritorno, la decisione definitiva di separarsi. A distanza di qualche tempo, il principe del Galles fornisce la sua versione dei fatti: traditore ma anche tradito, accusa pure i suoi genitori, la madre anaffettiva e il padre che lo ha sempre considerato un debole. E poi l’intervista di Diana che va in onda sulla BBC: “Il nostro era un matrimonio piuttosto affollato. Eravamo in tre e stavamo un po’ stretti“, dichiarò. Fu il colpo finale per la regina, che scrisse di suo pugno una lunga lettera alla nuora. Una separazione a vita non era più una strada percorribile, il divorzio è necessario. Carlo accetta di divorziare in fretta, Diana solo nel febbraio del 1996. Su insistenza del principe, le viene tolto il titolo di “Sua Altezza Reale”, restandole solo quello di Principessa del Galles. La firma viene posta il 28 agosto di quell’anno. Un anno dopo, il 31 agosto 1997, Diana perderà la vita vittima di un incidente stradale.

Scomparso oggi:

1974 (48 anni fa): muore, a Pavia, Francesco Perri scrittore. Nato, a Careri, il 15 luglio 1885 da una modesta famiglia di agricoltori, frequenta le prime classi elementari nel paese. Dopo la morte del padre, i suoi familiari si trovarono in condizioni economiche difficili; a costo di grandi sacrifici, la madre, Teresa, lo fece studiare presso il seminario vescovile di Gerace fino al 1900 allorché si ammalò di febbre maltese e fu costretto a tornare a casa. Nel 1908 si trasferì in Piemonte, riprese gli studi e conseguì la maturità classica nell’ottobre del 1910. Quello stesso anno pubblicò, con lo pseudonimo di Ferruccio Pandora, il suo primo libro di poesie, ‘Primi canti’. Nel 1921 tornò per qualche settimana in Calabria, dove prese parte alla battaglia per la concessione delle terre demaniali ai contadini. Per la sua attività subì un processo intentatogli da alcuni latifondisti terrieri. Lo scrittore Mario La Cava, che allora era un giovane ragazzo, ricorda: “Ebbero più effetto sulla mia anima di fanciullo certe posizioni politiche assunte da Perri in quegli anni che furono del primo dopo guerra. Ricordo certe notti d’inverno in cui Perri, accompagnato da mio zio Pasquale, allora Sindaco di Careri, si fermavano nella mia casa al ritorno da Reggio, dove avevano cercato di difendere le aspettative dei contadini presso il Prefetto. Avrebbero proseguito il viaggio per Careri il giorno dopo: mia madre approntava per loro con quello che c’era in casa”. Fu funzionario delle poste a Mortara nel biennio 1919/1920 e, da quell’esperienza, nacque il romanzo di denuncia “I conquistatori”. Nel 1928, vinse il Premio Mondadori con il romanzo “Emigranti”, nel quale narrò anche un episodio che lo aveva visto coinvolto personalmente qualche anno prima in Calabria, durante la lotta dei contadini ex combattenti per la concessione delle terre demaniali. I suoi scritti continuarono ad essere pubblicati sui giornali più importanti: Avanti!, L’Unità, Il Mattino, La Fiera Letteraria, l’Osservatorio politico letterario, il Corriere del Popolo, il Lavoro nuovo. Per tenere in vita il suo ricordo e le sue opere, in Calabria, è nato il Centro Studi Francesco Perri.

 

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