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venerdì, Luglio 19, 2024
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Il tempo dei ricordi

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 4 Febbraio.

Accadde che:

1983 (40 anni fa): alle ore 17:45 viene scattata la prima foto del Virus HIV da parte di C. Dauguet: scoperta dell’origine infettiva dell’AIDS. Mappando un campione del virus responsabile dell’Aids risalente agli anni ’60, il più vecchio di cui sia stato possibile recuperare quasi tutto il materiale genetico, è stata “scattata” la prima foto d’epoca dell’Hiv. Le analisi condotte sul campione di virus Hiv confermano l’origine della pandemia nel periodo di tempo compreso tra il 1881 e il 1918 e offrono informazioni preziose per riuscire a ricostruire la storia del virus. L’Hiv, infatti, è stato ampiamente studiato solo dopo gli anni ’80. Responsabile del decesso di milioni di persone in tutto il mondo, la sua storia presenta tuttora un grande tassello mancante, dalla sua origine agli anni ’80.  Basti pensare, che la sindrome da immunodeficienza acquisita, è stata riportata per la prima volta in letteratura nel 1981, anche se già negli anni Settanta erano stati riportati casi isolati di Aids negli Stati Uniti e in numerose altre aree del mondo.

1857 (166 anni fa): Hermann Schaaffhausen annuncia ufficialmente il ritrovamento di alcune strane ossa in una cava di Neandertal, vicino Düsseldorf, appartenenti ad un “uomo arcaico“, quello che oggi viene chiamato Uomo di Neandertal. Fu un “Homo” molto evoluto, in possesso di tecnologie litiche elevate e dal comportamento sociale piuttosto avanzato, al pari dei sapiens di diversi periodi paleolitici. Convissuto nell’ultimo periodo della sua esistenza con lo stesso Homo sapiens, l’Homo neanderthalensis scomparve in un tempo relativamente breve, evento che costituisce un enigma scientifico oggi attivamente studiato. Questa specie si è presumibilmente evoluta dall’Homo heidelbergensis. Alcuni studi del 2010 suggeriscono, tra alcune ipotesi probabili relative alla vicinanza genetica tra H. neanderthalensis e H. sapiens, che ibridazioni fra i due possano avere avuto luogo nel Vicino Oriente all’incirca tra 80 000 e 50 000 anni fa.

Nato oggi:

1900 (123 anni fa): nasce, a   Neuilly-sur-Seine nella banlieue parigina, Jacques Prèvert poeta e sceneggiatore. La sua poesia è scritta per essere rivissuta come in un déjà vu, è parte della vita. Ciò che esce, con prepotenza, è il concetto di amore come unica salvezza del mondo, un amore implorato, sofferto, tradito, ma alla fine sempre ricercato. “Me ne frego totalmente di quale sia il ruolo del poeta, mi hanno chiamato poeta, ma io ho scritto così, sono un artigiano, ho scritto per far piacere a molti e infastidire altri, e va bene”! dichiarò in un’intervista alla radio. Fu, invece, un artista eclettico, un pacifista convinto e un libertario, che riempiva i propri versi di critica sociale. Si schierò sempre in favore degli ultimi, e se era tenero con poveri e marginali, era sempre pronto a scagliarsi, anche con ferocia, contro i rappresentanti di un ordine che vedeva come repressivo. Nel 1946, i testi di Prévert, che fino a quel momento erano stati pubblicati singolarmente su delle riviste, vennero riuniti, con l’accordo dell’autore, in un libro: “Paroles”. L’opera ebbe un successo di pubblico strepitoso. La critica e il mondo delle lettere si divisero tra chi accolse Prévert poeta con entusiasmo e chi lo denigrò, come Luis Aragon, considerandolo un pagliaccio che si barcamenava tra cliché triti e ritriti. A Paroles seguirono molte altre raccolte poetiche. Muore, ad Omonoville-la-Petite (Normandia), l’11 aprile 1977. Una delle frasi più celebri è la seguente: “Anche se la felicità ti dimentica un po’, tu non dimenticarla mai del tutto”.

 

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