Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 27 Maggio.

Accadde che:

1703 (318 anni fa): lo zar Pietro I di Russia fonda la città di San Pietroburgo, sul delta della Neva, dove il fiume sfocia nella baia omonima. A lungo capitale dell’Impero russo, sede della corte degli zar e oggi è uno dei principali centri artistici e culturali d’Europa, è considerata la metropoli più a nord del mondo. Pietro il Grande fece iniziare gli scavi della fortezza dei Santi Pietro e Paolo sull’isola delle Lepri, in una zona paludosa e selvaggia, praticamente disabitata. Il nome originale di Sankt Piter burkh era stato conferito in lingua olandese, poiché Pietro il Grande aveva vissuto e studiato sotto mentite spoglie nei Paesi Bassi per un periodo di tempo, ed era divenuto un grande ammiratore della corte e dell’architettura olandese. La città venne concepita fin dall’inizio come porto commerciale e base navale. Affidò l’opera all’architetto ticinese Domenico Trezzinie e ad altri architetti di scuola italiana. L’enorme quantità di manodopera necessaria arrivava da tutta la Russia. Con editti, i cosiddetti ukas, si obbligavano lavoratori specializzati, come carpentieri e muratori, a prestare servizio per sei mesi. La manodopera non specializzata era costituita da servi della gleba. La durezza delle condizioni climatiche e di lavoro causò migliaia di vittime. Già all’epoca di Pietro si diceva che la città fosse stata costruita sugli scheletri e che durante i lavori fossero morte centomila persone. Stime successive più realistiche parlano di 25-30.000 morti. La difficoltà a procurarsi materiali da costruzione veniva risolta con decreti particolari: obbligando carri e vascelli che volevano entrare in città a portare una certa quantità di pietre. Anche il suo popolamento venne ottenuto con metodi forzosi, visto che pure il rifornimento di cibo stesso era assai difficoltoso e i nuovi cittadini vennero obbligati a costruire le proprie case, secondo degli standard prefissati. La città finì per rappresentare per Pietro la fuga da tutto ciò che non sopportava della vecchia Russia.

1860 (161 anni fa): ha inizio l’insurrezione di Palermo che porterà alla conquista delle città, da parte della Spedizione dei Mille. Gli abitanti di Palermo, quando capirono  che i garibaldini erano entrati a Palermo, insorsero. Per far passare il Generale si costruì una barricata di vari oggetti, permettendo quindi l’ingresso di Garibaldi in città. La reazione borbonica, comunque, mostrò la totale assenza di un chiaro piano d’azione, limitandosi ad atti di ritorsione verso la cittadinanza, spesso sfociati in uccisioni, stupri, saccheggi e incendi di abitazione civili; l’ammiraglio inglese Mundy, presente nel porto, scriveva in proposito: «un intero quartiere è in cenere; famiglie intere sono state bruciate vive insieme colle loro case, mentre le atrocità delle truppe regie sono indescrivibili»; a ciò si aggiunse anche la profanazione e la rapina di chiese e conventi. La popolazione, armata alla meglio, era scesa in campo, costruendo dappertutto delle barricate. La battaglia cessò solo al sopravvenire della notte. Stabilita la tregua, Garibaldi il 2 giugno formò il primo governo dittatoriale dell’isola.

Nato oggi:

1956 (65 anni fa): nasce a Bagheria (Palermo) Giuseppe Tornatore regista sceneggiatore, produttore cinematografico e montatore italiano, Dopo aver messo in scena, appena sedicenne, testi di Pirandello e di Eduardo, si accosta al cinema girando documentari e lavorando per la televisione. Nel 1984 dirige la seconda unità di “Cento giorni a Palermo” di Giuseppe Ferrara e, due anni più tardi, firma il suo esordio alla regia con “Il camorrista”, ritratto a forti tinte di un boss della malavita napoletana. È con la pellicola seguente, tuttavia, che il giovane cineasta ottiene successo e riconoscimenti: “Nuovo cinema paradiso” (1998), insignito a Cannes del Gran premio speciale della giuria e a Hollywood dell’Oscar per il miglior film straniero, è un amarcord agrodolce ambientato in un paesino della Sicilia negli anni ’50, ed un commosso omaggio al cinema del tempo che fu. Dopo il successo e la notorietà planetaria, Tornatore gira “Stanno tutti bene” (1989), storia di un pensionato che risale l’Italia per far visita ai figli. Il successivo “Una pura formalità” (1993), è un giallo psicologico dalle coloriture metafisiche, sostenuto dalla sottile recitazione di Gerard Depardieu e Roman Polanski. In “L’uomo delle stelle” (1995) ritorna alla Sicilia del passato, dove nell’immediato dopoguerra un traffichino organizza finti provini cinematografici a pagamento, per portar via soldi alla povera gente dei piccolissimi centri. In seguito, punta la carta del kolossal: “La leggenda del pianista sull’Oceano” (1998) adattamento del monologo di Alessandro Baricco “Novecento”. “Malèna” (2000) è nuovamente amarcord di Sicilia. Dopo una lunga pausa torna nelle sale, osannato dalla critica, nel 2006 con il thriller “La sconosciuta”. Tre anni dopo, ha inaugurato la Mostra del cinema di Venezia 2009 con “Baarìa”, dedicato alla cittadina dove è nato. Erano venti anni, che un film italiano, non aveva tanto onore al Lido.