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mercoledì, Luglio 24, 2024
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Il tempo dei ricordi

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 16 Dicembre.

Accadde che:

1773 (250 anni fa): nel porto di Boston, diversi americani, travestiti da guerrieri indigeni Mohawk, per non farsi riconoscere dalle autorità inglesi, salirono su tre navi cariche di casse di tè e rovesciarono 340 di quest’ultime in mare, distruggendo così circa 42 tonnellate di tè e causando un grave danno economico alla Compagnia delle Indie. A tutt’oggi non è chiaro se l’azione fu voluta dai leader ufficiali del movimento secessionista americano o se fu una reazione estemporanea di un gruppo di rivoltosi. Essa è, però, passata alla storia non come un episodio di vandalismo, ma come l’inizio della Rivoluzione americana manifestazione del diritto dei cittadini delle colonie di ribellarsi al governo inglese. La scelta di assaltare navi cariche di casse di tè non fu casuale: i coloni reagirono, infatti, contro una tassa sul consumo della bevanda imposta dal Governo inglese.

1942 (81 anni fa): il capo delle SS, Heinrich Himmler, ordina la deportazione di tutti gli zingari che vivevano in Germania, eccetto quei pochi che lavoravano nel progetto di guerra tedesco, nel campo di sterminio di Auschwitz. Ebbe inizio così “la soluzione finale” del supplizio gitano. Secondo le stime, furono circa 600 mila rom a perdere la vita nei lager e nelle uccisioni di massa. Facendo leva sull’approvazione di molti tedeschi, che pur non essendo nazisti avevano però pregiudizi sociali contro i Rom, il Regime dichiarò quest’ultimi “una razza inferiore”. Il destino dei Rom fu molto simile, in alcuni aspetti, a quello degli Ebrei. Durante il Regime Nazista, le autorità tedesche sottoposero i Rom all’internamento, al lavoro forzato, e, infine, allo sterminio. Le autorità tedesche, inoltre, assassinarono decine di migliaia di Rom nei territori che l’esercito aveva occupato in Unione Sovietica e in Serbia, insieme ad altre migliaia nei centri di sterminio di Auschwitz-Birkenau, Chelmo, Belzec, Sobibor, e Treblinka.

Scomparso oggi:

2022 (1 anno fa): muore, a Roma, Sinisa Mihajlovic calciatore ed allenatore. Nato, a Vukovar (Croazia), il 20 febbraio del 1969, era conosciuto al grande pubblico con il soprannome di Sergente, per il suo temperamento forte e deciso. Inizialmente jugoslavo, milita nella Stella Rossa, si distingue da subito in campo per il suo potente sinistro e per la sua precisione nei calci piazzati. Una volta raggiunta l’Italia, riesce a realizzare 28 gol su punizione, condividendo questo importante record assieme a Giuseppe Signorini e Andrea Pirlo. Il vero punto di svolta si verifica quando Sinisa indossa la maglia della Sampdoria. Assunto il ruolo di difensore, intorno agli anni ’90, è considerato uno dei giocatori più importanti della Jugoslavia, nonché uno dei migliori difensori di quell’epoca. Oltre alla maglia della Sampdoria, indossa quella della Roma, della Lazio e dell’Inter, dimostrando le sue brillanti abilità di difensore. Diventato il vice di Roberto Mancini, Mihajlovic è stato allenatore dell’Inter dal 2006 al 2008. Inoltre è stato tecnico del Catania e ha guidato il Bologna prendendo il posto di Arrigoni. Nel 2019, ritorna ad essere il tecnico del Bologna, per sostituire Filippo Inzaghi. Il ruolo di allenatore viene interrotto da problemi di salute. Sinisa viene colpito da una forma importante di leucemia e si dedica alle cure mediche. Trascorsi 44 giorni di ricovero, l’allenatore ritorna inaspettatamente in campo, in occasione della partita d’esordio del campionato 2019-2020 con l’Hellas Verona. Il 26 marzo 2022, durante una conferenza stampa annuncia di doversi sottoporre a un nuovo ciclo di cure: la malattia che l’aveva colpito due anni e mezzo prima è infatti ricomparsa. Dopo aver lottato contro la malattia, si è spento all’età di 53 anni. Per quanto riguarda la sua vita sentimentale, dal 1995 era legato ad con Arianna Rapaccioni, dalla quale ha avuto ha 2 figlie, Viktorija e Virginia e due figli maschi, Dushan e Nicholas. In occasione del primo anniversario della morte di Sinisa, il figlio Miro ricorda il giorno cui la famiglia seppe della malattia e di come quest’anno senza il papà sia stato un anno di merda: “Per me non era solo un papà, era un supereroe, un idolo. Era tutto. Lo guardavo con amore e ammirazione. È bellissimo sentire la sua voce, vedere le immagini. Ma sale anche il magone… Nella mia camera papà è dappertutto: sui muri, sul comodino, ovunque. Se un giorno avrò un figlio maschio si chiamerà Sinisa”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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