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venerdì, Febbraio 23, 2024
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Il tempo dei ricordi

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 25 Gennaio.

Accadde che:

1858 (166 anni fa): la marcia nuziale di Felix Mendelssohn diventa una popolare musica da matrimonio dopo essere stata suonata in questo giorno alle nozze della figlia della regina Vittoria del Regno Unito con il principe ereditario Federico III di Prussia. Sembra che da quel momento in poi tutte le spose vollero farsi accompagnare da una dolce melodia per la loro entrata in chiesa. Si dall’antichità lo strumento più utilizzato per le cerimonie religiose fu l’organo che solo o insieme ad altri strumenti tipo violino, sassofono o clarinetto scandiva le note della melodia scelta per la cerimonia. Questa tradizione perdurò nel tempo, ed ha mantenuto ancora al giorno d’oggi il suo posto privilegiato nello svolgimento della funzione religiosa. È considerata da molti il capolavoro di Mendelssohn, nonostante fosse stata pensata come musica di scena per l’omonima commedia shakesperiana allestita da Ludwig Tieck e, dunque, considerata dalla critica dell’epoca repertorio di Serie B. Composta da undici brani, il settimo è quello che non necessita di presentazioni. Si tratta, infatti, della celeberrima Hochzeitmarsch, Marcia nuziale (Allegro vivace, do maggiore) che all’inizio del quinto atto festeggia le nozze di Teseo e Ippolita, regina delle Amazzoni.

1959 (65 anni fa): Papa Giovanni XXIII indice il Concilio Ecumenico Vaticano II. «Venerabili fratelli e diletti figli! Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma con umile risolutezza di proposito, il nome e la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo diocesano per l’Urbe e di un Concilio ecumenico per la Chiesa universale. Queste due proposte condurranno all’aggiornamento del Codice di Diritto Canonico». Sessantatre anni fa l’annuncio a sorpresa di Giovanni XXIII, accolto dall’impressionante silenzio dei 17 cardinali di Curia, riuniti nella sala capitolare dell’abbazia benedettina annessa alla basilica di San Paolo fuori le Mura. Nessun cardinale lo applaudì, anzi rimasero ammutoliti: temevano che la Curia perdesse potere e terreno. Eppure, sapevano perfettamente chi avevano eletto: il Patriarca dei veneti nascondeva una volontà di ferro dietro un sorriso affabile, nutriva una spiccata simpatia per il dialogo, era un autentico «buon pastore», aborriva ogni autoritarismo «regale» e il governo «isolato» in cui si era chiuso Pio XII negli ultimi anni. Papa Roncalli volle che il Concilio fosse una nuova Pentecoste e fu per il mondo inte­ro una sorpresa grande e consolatrice. Egli, che dagli intenti umani, era già stato denominato il Papa di passaggio, disse e fe­ce cose sconvolgenti che diedero inizio a un’epoca nuova, e le disse e le fece con sorriso bonario, con gesto semplice e confi­dente, ma deciso, perché fiducioso nella Provvidenza divina.

Nato oggi:

1916 (108 anni fa): nasce, a Gerace, Paolo Cinanni combattente della guerra di liberazione e uomo politico dell’Italia del XX secolo. Ebbe un ruolo di primo piano negli anni dell’immediato dopoguerra 1948-1956 nelle lotte contadine del Mezzogiorno con particolare riferimento alla Calabria e nel Piemonte. Successivamente, dedicò le sue attività nell’ambito dell’emigrazione verso la Svizzera e la Germania, fondando insieme a Carlo Levi la Federazione Italiana dei Lavoratori Emigrati e Famiglie (FILEF). Nel periodo 1948-1956 e 1960-1964 ebbe un ruolo dirigente centrale in Calabria con l’incarico di rafforzare la struttura politica del movimento contadino, legando le masse contadine del Sud Italia alla classe operaia del Nord nella prospettiva gramsciana di costituire quell’intellettuale organico che nel partito Comunista Italiano avrebbe dovuto riscattare operai e contadini dallo sfruttamento padronale, tanto sulla terra quanto nelle fabbriche. Cinanni è stato autore di molti volumi, quello che lo ha reso più famoso è stato “Emigrazione e imperialismo”. Cinanni considera l’emigrazione come una forma di trasferimento unilaterale di ricchezza dall’Italia verso i Paesi di immigrazione. Non è un caso che il maggior sviluppo economico si registra, nell’ambito mondiale, tradizionalmente tipicamente nei Paesi di immigrazione come gli Stati Uniti e successivamente nell’Europa. Una persona raggiunge la maggiore età dopo che per essa sono stati sostenuti una serie di spese quali quelle di allevamento, di istruzione scolastica, di formazione professionale. Tuttavia, nel momento in cui quella persona, attraverso il lavoro può rendersi produttiva, è costretta ad emigrare per mancanza di occasioni di lavoro in patria. La conclusione del ragionamento è che i Paesi di immigrazione, piuttosto che rendere un favore agli emigrati, traevano beneficio da essi.  Egli, inoltre, è stata una persona particolarmente sensibile verso i giovani, le loro aspirazioni, le loro idee. Ad esempio si può citare l’esperienza che hanno avuto alcuni giovani di San Giovanni in Fiore, negli anni ottanta, i quali hanno trovato in Cinanni la disponibilità ad assumersi l’incarico di direttore responsabile di un giornale ciclostilato e redatto da quei giovani. Su ogni numero del periodico era riportata la seguente dichiarazione: «Assumo la responsabilità richiesta dalla legge per la pubblicazione di questo giornale, per dare ai giovani un mezzo di libera espressione, nella convinzione che ciò servirà non solo alla loro propria formazione responsabile, ma alla causa della libertà e della verità». Muore a Roma, nel 1988, all’età di 72 anni. Per sua espressa volontà viene sepolto a San Giovanni in Fiore, paese di nascita della moglie.

 

 

 

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