Il tempo dei ricordi

34

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 14 Giugno.

Accadde che:

877 (1144 anni fa): Carlo il Calvo promulga il Capitolare di Quierzy, che introduce l’ereditarietà delle cariche feudali. Esso stabiliva che alla morte del vassallo, a cui erano state date in beneficio delle terre in cambio di servizi resi al re, le suddette terre divenissero proprietà del feudatario e potessero essere date in eredità a suo figlio. L’occasione, a partire dalla quale il capitolare di Quierzy fu emanato, fu quella di una spedizione militare dei franchi contro i saraceni: per mezzo di esso l’imperatore Carlo il Calvo intendeva assicurare la continuità del titolo beneficiario ai signori che avessero preso parte alla spedizione. Fino al loro ritorno, queste terre non sarebbero state affidate a nessun altro, ma in caso di morte durante l’impresa, sarebbero tornate al senior che avrebbe deciso come disporne. Non di rado accadeva che queste passassero ai figli dei vecchi possidenti e poi il re, al ritorno dalla guerra ne confermasse il titolo nella natura di beneficio. Tuttavia il capitolare garantiva soltanto al beneficiario in vita (e non ai suoi eredi) la solidità del possesso fondiari. Carlo venne, dunque, incontro alle richieste dei grandi feudatari, che volevano essere rassicurati su quanto sarebbe accaduto, mentre essi erano al seguito dell’imperatore.

1934 (87 anni fa): Mussolini e Hitler si incontrano, per la prima volta, a Stra (Venezia) e il loro colloquio si concentrò, principalmente, sulla questione austriaca (il cancelliere tedesco puntava all’annessione dell’Austria). Venezia fu scelta come luogo dell’incontro, nell’Italia settentrionale, a metà strada tra Roma e la Germania. Importante è la scelta del luogo e della data, proposti dal governo italiano per dimostrare il maggior peso politico di Benito Mussolini rispetto al Fuhrer. Hitler da oltre dieci anni desiderava incontrare il suo idolo politico, ma qualcuno all’interno del partito nazista nutriva preoccupazioni: con la maturità raggiunta Mussolini, statista affermato e riconosciuto, avrebbe potuto influenzare Hitler e condizionarne la politica estera, mettendo a rischio gli interessi della Germania. Tra questi interessi uno in particolare non piaceva all’Italia: la volontà dei nazisti di annettere l’Austria alla Germania. Ad accogliere i tedeschi all’aeroporto c’era il Duce in divisa e stivali, seguito da una banda militare ed altri uomini del partito per la cerimonia di saluto, pronto a catturare la scena per ribadire la sua leadership sul fascismo europeo. Hitler si presentò invece in borghese, per questo verrà ridicolizzato dalla stampa estera, che lo descriverà come un contadino vestito a festa. Nel primo colloquio tra i due leader fu subito la questione austriaca ad imporsi come tema principale: Hitler chiese a Mussolini di rinunciare a supportare l’Austria, ma il Duce non lasciò commenti significativi. Il giorno seguente, un secondo colloquio occupò il primo pomeriggio dei due statisti, stavolta con chiari segni d’intesa sui temi trattati: una critica alla politica francese e alla Società delle Nazioni. Alla fine del colloquio si raggiunse un accordo di massima: continuare ad avere sempre più relazioni tra Italia e Germania, senza che il nodo austriaco sia d’intralcio ad esse. Nel gennaio 1935 l’Italia si accordò con la Francia per avere mano libera in Etiopia e tutto sembrò presagire che, in futuro, si sarebbe creato un blocco occidentale contro il Terzo Reich. Tra il 1935 e il 1936, però, le ambizioni imperialiste italiane distrussero le possibilità di intesa con la Gran Bretagna, gettando le basi per l’improbabile alleanza tra Italia e Germania.

Scomparso oggi:

1837 (184 anni fa): muore a Napoli Giacomo Leopardi poeta, filosofo, scrittore e filologo italiano. Nato a Recanati (provincia di Macerata) il 29 giugno 1798 è ritenuto il maggior poeta dell’Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché uno dei principali esponenti del romanticismo letterario, sebbene abbia sempre criticato la corrente romantica ritenendosi vicino al classicismo. La profondità della sua riflessione sull’esistenza e sulla condizione umana ne fa anche un filosofo di spessore. La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale internazionale, con ricadute che vanno molto oltre la sua epoca. Il suo pensiero e la sua poetica sono caratterizzati dal pessimismo: partendo da una posizione di estremo pessimismo personale, causato dalla perdita della gioventù, egli approda a un pessimismo cosmico, consapevole dell’«infinita vanità del tutto», comprendente l’umanità e l’intero universo. Leopardi colloca l’unica felicità possibile della vita umana nell’adolescenza, carica di aspettative e illusioni riguardo l’età adulta da cui resteranno tuttavia disingannati, per concludere che il piacere non è uno stato duraturo, ma solo un passaggio transitorio dal dolore alla noia. Tuttavia, egli esclude come soluzione finale quella del suicidio o dell’oblio: l’uomo, a suo giudizio, deve combattere questo assurdo destino se vuole sentirsi “Umano”. Il dolore va vinto con la lotta interiore e con la dignità di sé. Alla concezione pessimistica della filosofia bisogna opporre quella propositiva della poesia. Da notare che Leopardi non ha particolare interesse per le contraddizioni sociali o politiche: l’unica che lo preoccupa e lo angoscia è quella uomo/natura. La grandezza del Leopardi, tuttavia, sta nell’aver cercato di dare alle proprie sofferenze un significato di ordine generale, universalmente valido. Tra le sue celebri frasi: “Il più solido piacere di questa vita, è il piacere vano delle illusioni”.