Il tempo dei ricordi

28

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 28 Giugno.

Accadde che:

1846 (175 anni fa): Adolphe Sax inventa il sassofono, uno strumento a metà tra un clarinetto e un oficleide, un “Ottone”, molto usato nelle opere del 1800. Entro la fine dello stesso anno, Sax progettò vari modelli di sassofono, in diverse tonalità: dal sopranino, piccolo grosso modo quanto un clarinetto, al subcontrabbasso, alto quanto una persona. Lo strumento era pensato sia per le bande musicali che per l’orchestra: in realtà non ebbe mai molto successo in quest’ultimo settore, fu invece molto apprezzato nelle bande militari. Nel brevetto Sax scrisse che la sua intenzione era di creare uno strumento che avesse un suono paragonabile agli strumenti a corda, ma che fosse caratterizzato da una maggiore forza e intensità. Divenne abbastanza famoso nell’ambiente musicale francese e ottenne un posto come docente al conservatorio di Parigi nel 1857; nel 1876 inventò la tuba wagneriana su richiesta del compositore tedesco Richard Wagner. Fu, però, coinvolto in molte dispute legali, circa l’autenticità dei suoi brevetti. Il sassofono, che pure aveva conosciuto un modesto successo in alcuni ambienti musicali mentre Sax era in vita, divenne famosissimo dopo la sua morte come strumento caratteristico della musica jazz, negli Stati Uniti, per poi divenire usatissimo in tantissime applicazioni di musica pop e rock.

1914 (107 anni fa): Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este e sua moglie Sofia vengono uccisi dal nazionalista serbo Gavrilo Princip, l’episodio diventa il casus belli della Prima guerra mondiale. L’erede al trono dell’Impero d’Austria-Ungheria si trovava assieme alla moglie in visita a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina. Il corteo inizialmente seguì il programma previsto: l’arciduca e la moglie sfilarono lungo le vie della città su un’autovettura scoperta, accompagnati dal sindaco e da altre autorità militari. Lungo il tragitto verso il Municipio, improvvisamente un uomo appartenente all’organizzazione nazionalistica filo-serba  scagliò una bomba a mano contro la macchina dell’erede al trono. Il lancio però fu impreciso e l’ordigno, dopo aver sfiorato Sofia, deflagrò sotto un’altra vettura. Il gesto seminò il panico e le automobili furono condotte velocemente al punto di destinazione. L’Arciduca, nonostante quanto accaduto, volle dimostrare di non essere stato intimorito e decise di proseguire la visita recandosi al Museo Nazionale. Il corteo quindi ripartì, ma con un’andatura molto più lenta in quanto la sede stradale era stata invasa dalla popolazione, che prima si trovava sui marciapiedi. Imboccato uno dei numerosi ponti della città, la macchina dell’arciduca Francesco Ferdinando si trovò di fronte ad un secondo attentatore che armato di pistola sparò due colpi, uccidendo sia l’erede al trono che sua moglie. La morte dell’Arciduca fu il momento culminante di una tensione ormai incontrollabile tra l’Impero asburgico e la Serbia. L’Austria-Ungheria decise di inviare un ultimatum molto duro che, in caso di rifiuto, avrebbe provocato l’inevitabile conflitto. Le richieste asburgiche, presentate il 23 luglio 1914, vennero considerate inaccettabili dal governo serbo e due giorni dopo furono respinte. Così il 28 luglio l’Imperatore Francesco Giuseppe firmò la mobilitazione delle truppe contro la Serbia ed il Montenegro.

 Nato oggi:

1867 (154 anni fa): nasce ad Agrigento Luigi Pirandello  drammaturgo, scrittore e poeta,  insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Per la sua produzione, le tematiche affrontate e l’innovazione del racconto teatrale è considerato tra i più importanti drammaturghi del XX secolo. Compie gli studi classici a Palermo, per poi trasferirsi a Roma e a Bonn, dove si laurea in Filologia Romanza. Nel 1889 aveva già pubblicato la raccolta di versi “Mal giocondo” e nel ’91 il libro di liriche “Pasqua di Gea”. Nel 1894 sposa Maria Antonietta Portulano dalla quale avrà tre figli; sono gli anni in cui la sua attività di scrittore comincia a farsi intensa. “Il fu Mattia Pascal” è il punto di avvio attraverso cui, oltre a scardinare i meccanismi narrativi veristi, Pirandello coglie in pieno il dramma dell’uomo novecentesco. I suoi scritti, novelle e romanzi, si ispirano prevalentemente all’ambiente borghese, i temi  costituiscono, di fatto, una sorta di efficace laboratorio che in larga parte verrà riproposto nelle opere teatrali. Nel giro di pochi anni, dal 1916 in poi, appaiono sulle scene “Pensaci Giacomino”, “Liolà”, “Così è (se vi pare)”, “Ma non è una cosa seria”, “Il Piacere dell’onestà”, “Il gioco delle parti”, “Tutto per bene”, “L’uomo la bestia la virtù” per poi arrivare ai “Sei personaggi in cerca d’autore” del 1921 che consacrano Pirandello drammaturgo di fama mondiale, in cui l’oggetto del teatro diventa il teatro stesso; siamo di fronte a quello che i critici hanno definito il “Metateatro”. Secondo lo scrittore non esiste una realtà oggettiva, organizzata e conoscibile attraverso la scienza. La realtà è dominata dal caos, non è regolata da leggi, è soggettiva, cioè cambia a secondo di chi la guarda. Inoltre, non solo l’uomo non può conoscere la realtà, ma non conosce veramente neppure se stesso. Pensiamo di sapere chi siamo (uno), ma gli altri ci vedono diversamente (centomila), per cui alla fine non abbiamo un’identità autentica (nessuno). Non esiste una realtà oggettiva, ogni uomo ha una sua visione personale, soggettiva della realtà. Per dire ciò Pirandello usa la metafora del “Lanternino”: ogni uomo vive come se avesse una piccola lanterna accesa sulla testa che proietta un fascio di luce. Quel fascio di luce è la sua visione dell’esistenza: più sono forti le certezze dell’uomo più intensa è la luce, più aumentano i dubbi più la luce si fa fioca, fino a spegnersi.  Ognuno di noi, dunque, ha la sua verità, il suo punto di vista sulla realtà, quindi, ognuno è chiuso nel proprio mondo con le proprie opinioni e non riesce a entrare in sintonia con gli altri. Ogni uomo finge di comunicare, ma in realtà i rapporti con gli altri sono caratterizzati da ipocrisia e falsità. Tutto ciò accresce la solitudine di ciascuno. Pertanto, gli uomini per vivere nella società devono indossare delle maschere, interpretare dei ruoli. Strapparsi la maschera, significa rimanere escluso per sempre dalla vita, oppure abbandonarsi alla follia. Il folle è libero, ma è condannato all’esclusione dalla società. L’unica chiave per interpretare la realtà è l’umorismo, che ci fa scoprire il dramma che si nasconde dietro ogni situazione apparentemente ridicola o contraddittoria. Muore a Roma il 10 dicembre 1936.