In ricordo di Bruncello: Era uno di noi!

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Da pochi giorni è morto Bruno Bruzzaniti ma data la sua vita avventurosa, delle sue imprese si potrebbero scrivere libri. Per dirne una, circa 10 anni fa, è stato uno dei due scopritori del leone in bronzo di epoca greco romana, trovato nel mare della scogliera di Africo.

In questi giorni, a soli 64 anni, ci ha lasciato Bruno Bruzzaniti, per tutti Bruncello così chiamato per distinguerlo da altri Bruno più grandi e per la simpatia che suscitava sin da piccolissimo. La sua scomparsa ci priva di un compagno e un amico che era anche un uomo straordinario.

Egli fu tra quei ragazzi coraggiosi, che ad Africo fecero fronte ai picciotti di ‘ndrangheta senza abbassare la testa. Il paese si era spaccato tra chi stava dalla nostra parte e chi con la mafia e Bruncello, per la sua situazione familiare particolare, dovette combattersela più di altri la sua scelta, già da ragazzino.

L’etica nuova portata dagli anarchici prevedeva di insistere sulle lotte condivise per i diritti e il lavoro per tutti, anziché i miseri privilegi di pochi con il clientelismo e la drittizza. Quando lo Stato scelse di stare con la mafia negando al popolo il lavoro e coprendo i grossi mafiosi di impunità e privilegi, tanti di quei ragazzi, diventati ormai adulti e disoccupati, finirono col gettarsi nel grosso traffico di droga e nei sequestri. Bruncello, allora, riuscì ancora a distinguersi con scelte più salutari e, partendo dal nulla, divenne un impresario di spettacoli di altissimo livello, dimostrando come malgrado tutto si potevano fare anche grandi guadagni senza gettarsi nel losco.

Fu così che nei suoi brevi ritorni al paese notò che tanti di quei compagni mancavano, perchè finiti in carcere, mentre altri ancora scendevano dal Nord sfoggiando macchine lussuose. Conviviale con tutti, non mancava allora di avvisare i ragazzi a non esserne affascinati ammonendoli del fatto che sotto la targa di quelle macchine oltre ai numeri c’era una scritta invisibile: “20 ANNI DI CARCERE”.

Avendo anche il coraggio di deriderli, agli ndranghetisti spiegava per logica quanto i loro miti erano farlocchi.  Egli, infatti, era uno dei pochi che interferendo con i mafiosi, tanti dei quali vecchi compagni di giochi (Africo è un paese piccolo) era in grado di dirgli in faccia quanto fallace era la loro ideologia e quanto danno facevano al paese. E a quelli che cercavano di procacciare nuovi picciotti facendo gioco sui figli degli assenti, perchè carcerati, gli diceva:

  • Avete già rovinato i loro padri, volete rovinare anche loro?
  • E a quelli che ci cascavano facendosi “tagliare la coda”, riconoscendoli dalla tipica camminata e l’aria seriosa da “omo”, non mancava di indirizzargli l’ultimo ammonimento per riportarli con i piedi per terra, con la battuta:
  •  Stortu, ti ficiru!

Data la sua vita avventurosa, delle sue imprese si potrebbero scrivere libri. Per dirne un’ altra, circa 10 anni è stato uno dei due scopritori del leone in bronzo di epoca greco romana, trovato nel mare della scogliera di Africo.

Ma la sua impresa più memorabile la compì nel 1969, a soli 13 anni, nel corso di uno dei tanti scioperi cittadini che si facevano allora ad Africo.

Si era verso le 9 di mattina, quando eravamo già tutti alla stazione e da due ore tenevamo bloccato un treno, quando vedemmo spuntare in fondo al rettilineo, nelle prime case del paese, una gran massa di gente: addirittura un altro intero corteo che si dirigeva verso di noi. Chi diavolo altro poteva essere se ad occhio e croce c’eravamo già tutti? Da quella distanza non si capiva, perchè era circa mezzo chilometro, ma quando i primi superarono la pericolosissima SS. 106, mettendo piedi nel lungo rettilineo esposto nella campagna, si vide che erano nient’altro che degli scolari: quelli delle scuole elementari. Arrivavano in fila per due tenendosi per mano come nelle gite; ed erano non meno di 200 bambini!

Man mano che si avvicinavano ognuno poteva riconoscere i propri figli, nipoti, fratelli più piccoli e cuginetti; e loro tra noi: i propri padri, madri, zii, zie, fratelli, sorelle, cugini e vicini di casa, per cui ci fu un vivace incrociarsi di gesti e saluti e più si avvicinavano e più la gioia di quei bambini era incontenibile.

Li conduceva agitando una lunga verga Bruncello, che poco prima li aveva prelevati dalla scuola con aspetti inusitati e quasi incredibili: perché solo e di sua spontanea iniziativa si era introdotto nell’istituto passando di aula in aula, e sbattendo la verga sul tavolo delle  maestre, aveva preteso la consegna di tutti i bambini. E questi, che non aspettavano che un  segnale per sollevarsi, furono lestissimi a precipitarsi fuori, mettersi in fila tenendosi e partire per lo sciopero come Bruncello ordinava: contentissimi di partecipare al gran gioco dei  grandi, volenti o nolenti le sconcertate maestre.

Incredibile Bruncello!!! Addio caro compagno.

Rocco Palamara