In tempo di guerra più balle che terra

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La storia della Russia che invade l’Ucraina ha corrispondenza nella lontanissima favola del lupo e dell’agnello che abbeverandosi ad un ruscello in pendenza avrebbe inquinato l’acqua al lupo posizionato molti metri più in alto. L’Ucraina deve restare libera, perché non si confermi il tragico monito latino: “Hanno fatto il deserto e l’ hanno chiamato pace”.

 “In tempo di guerra più balle che terra”. Cosi nel corso della seconda guerra mondiale, la saggezza popolare bollava le menzogne che gli scarsi strumenti di comunicazione, giornali e radio, riversavano sulla popolazione, non solo italiana, nel turbinio tragico delle vicende belliche.

Nella dirompente informazione, che attraversa le frontiere, con i mezzi che la tecnologia mette a  disposizione la contesa turlupinante è quella di fare chiarezza su ciò che avviene e su ciò che vediamo.

La storia della Russia che invade l’Ucraina ha corrispondenza nella lontanissima favola del lupo e dell’agnello che abbeverandosi ad un ruscello in pendenza avrebbe inquinato l’acqua al lupo posizionato molti metri più in alto.

Che ragione aveva nel 1940 Mussolini di aggredire la Francia se non quella di mostrare zelo servile nei confronti di Hitler che era  arrivato a Parigi con rapidità sbalorditiva? Pretesti per scatenare atti bellicosi nella storia non sono mai mancati. Ancora Mussolini, da quello che si legge nei diari del genero Ciano, dichiarava “Occorre buttare 5mila morti sul tavolo della pace“. Con una ferocia disumana cercava in un catalogo quantitativo di ambire a desideri di conquista ignorando che cinque mila morti avevano nomi, parentele, affetti che per la smodata paranoia di un dittatore non potevano essere sacrificati. Intorno a Putin si recitano riflessioni che vanno dalla malattia mentale in seguito ad un carcinoma addominale, unite alla megalomania di ripetere  le ambizioni di Stalin di aggregare alla Russia tutti i territori confinanti. L’Ucraina secondo il presidente Putin non è stato autonomo con una rappresentatività democratica, ma solo terra di conquista in nome della falsificazione della realtà. Nel mezzo di una grave crisi economica del paese, Mussolini andò a cercare in Africa un impero che gli desse lustro nell’ambito della comunità internazionale, ma soprattutto distraesse il paese da una situazione sociale di profonda miseria: dal Nord al Sud il capitalismo industriale e quello della campagna vivevano su logiche di sfruttamento della massa dei lavoratori incongruenti con le ambizioni del Duce. Il quale nel ’36 andò a Torino chiamato da Giovanni Agnelli perché convincesse gli operai FIAT ad accettare la diminuzione del salario. Così Putin.

I decenni hanno cambiato le logiche nazionaliste e guerrafondaie sulle quali hanno  seminato stragi Hitler e Stalin. L’economia globale non consente di sopravvivere solo sulle ricchezze nazionali o su ricatti tra paese più forte e paese più debole anche militarmente. Putin  si è presentato all’incontro nello stadio di Mosca con un pesante giubbotto italiano, di alta fattura, sotto il quale pare fosse nascosto uno schermo antiproiettile. Putin ha rimosso circa mille persone dal suo entourage preoccupato che qualcuno di questi potesse avvelenarlo, come hanno fatto i suoi tirapiedi contro gli oppositori alla sua politica. Il caso Novalny insegna.

All’ONU 141 paesi hanno votato contro la Russia per avere violato il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Solo 4 paesi hanno votato con la Russia e 35 si sono astenuti. In questo modo, si può verificare quanto Putin abbia isolato il suo paese. E questo ha favorito l’intesa per meglio rafforzare la Comunità Europea che sembrava persa nei labirinti di interessi nazionalisti. È stato scritto che si è fatta più strada nell’ultima settimana che nei dieci anni precedenti.

La difesa  degli ucraini cerca con eroico coraggio di sconfiggere l’illusione di Putin di potersi impadronire della nazione confinante con un blitz favorito dalla resa della popolazione delle città, che al contrario vogliono per il loro paese un futuro europeo. Sono state imposte, dai mercati internazionali, sanzioni economiche senza precedenti agli oligarchi legati al Cremlino e ai responsabili della guerra. Persino la Svizzera è intervenuta a bloccare il patrimonio monetario di un’amante di Putin. L’esclusione delle grandi banche russe  dal sistema SWIFT e il congelamento  dei beni della Banca Centrale Russa, ora in vigore, erano impensabili pochi mesi fa. Per la prima volta la UE sostiene gli stati membri nella fornitura di armi e di materiale bellico  per l’Ucraina  sotto attacco, ed ha nesso a disposizione  500 milione di euro  attraverso  lo Strumento europeo per la Pace. L’indignazione internazionale contro la Russia  sta avendo effetti a catena anche sullo sport e sull’arte. Centinaia di imprese di tutto il mondo stanno lasciando la Russia, Putin ha destituito molti generali colpevoli del pessimo andamento delle azioni militari, perché al contrario gli avevano assicurato una facile vittoria. La stragrande maggioranza dei paesi occidentali rifiuta di accettare un mondo in cui un dittatore possa aggredire militarmente un paese democratico. Il presidente Ucraino Volodymyr Zalensky sta mettendo in piedi una resistenza eroica, con dichiarazioni davanti a molti parlamenti di tutto il mondo.

Le notizie che arrivano tramite giornalisti coraggiosi che raccolgono testimonianze  raccapriccianti sono terribili come in tutte le guerre. L’inviato Mark Innaro della Rai è stato sospeso, perché accusato di essere, nelle sue corrispondenze, troppo filo Putin.

Putin nasconde le migliaia di militari russi morti, giustificando il tutto come un normale scontro tra Russia e il resto del mondo. Bambini innocenti dilaniati da bombe con i genitori, famiglie obbligate ad abitare nei sotterranei di Kiev costruiti al tempo dell’invasione nazista. Il vescovo di San Giovanni Rotondo padre Franco Moscone, cha ospita centinaia di profughi, dichiara “Uno spettacolo desolante: donne e bambini, mentre gli uomini sono a combattere”. Come fermare questa guerra? Eliminando Putin con un sovvertimento rivoluzionario? Lucio Caracciolo, qualche sera fa, in tv sosteneva un’ improbabile sua destituzione o eliminazione. Come ridurre  la nostra dipendenza  dalla importazione di energia  che ha finanziato Putin nelle sua capacità di scatenare una guerra? Alimentare in un momento drammatico  la transizione alla economa verde?Per evitare cambiamenti climatici  catastrofici ? Cercare in Africa approvvigionamento di gas e petrolio? Ma quanti anni ci vorranno? Bisogna dar armi alla Ucraina? Carlo Smuraglia novantenne presidente dell’ANPI, ex partigiano non ha dubbi “Dobbiamo armare i combattenti ucraini come fecero gli Alleati in Italia. Per battere i nazi-fascisti, nella seconda guerra mondiale, le armi ci venivano calate dal cielo. Vincemmo anche così”. In questo contesto nessuno esamina gli interessi delle nazioni produttrici di armi di scendere, ancora una volta, sul mercato della guerra per trarne profitti .

Nel 1919 da Genova partì una nave “Amilcare Cipriani“, piena di medicinali, grano, alimenti che approdò ad Odessa assediata dalla fame dopo la vittoria bolscevica. Oggi Odessa ha bisogno della stessa solidarietà, ma per combattere un nemico più potente e crudele. Il mondo sta con il fiato sospeso: userà armi nucleari Putin? In quattro ore, con una bomba atomica di media portata 90 milione di europei sarebbero sterminati.

Lo psichiatra Adriano Parodi in una conferenza tenuta a Genova ha detto “Viviamo in un mondo in cui la pace sembra elemento secondario di fronte alla guerra. Si dice sempre con un senso di agonismo attivo “Si va in guerra”. Mentre la pace sembra ridimensionata da passività “Si firma la pace“. La pace dovrebbe essere impegno personale, individuale di condivisone di valori, di solidarietà prima come crescita personale e poi come incontro di dialogo con il prossimo”.  Cosa dicevano gli antichi romani? “Se vuoi la pace prepara la guerra”.

La Cina dichiara di non ritenere utile la guerra in Europa, continente sul quale ha trasferito  importanti attività commerciali: ha comperato parte dei moli del porto di Pireo, di Spalato, di Venezia, di Trieste e di Genova. La Russia non deve essere di ostacolo alla sua espansione. Biden dagli USA dichiara che Putin è un criminale di guerra un assassino, ma attende le elezioni di mezzo periodo.

Putin minaccia l’Italia o per ricattarla per le forniture di gas che riceviamo o perché il ministro della difesa Guerini respinse, qualche anno fa, l’intromissione di spie russe in Italia o perché per la nostra situazione economica è meno solida di quella di altri paesi.

In Ucraina migliaia di persone muoiono ogni giorno. Papa Francesco interviene sempre con estrema durezza sulla “Ripugnante situazione bellica”. Ad uno scienziato della politica è stato chiesto: “Servono queste ammonizioni del Papa”? La risposta:“Assolutamente  a nulla”. Eppure, sempre papa Francesco, ha ricordato che la Russia è sotto la protezione di Maria.

L’Ucraina deve restare libera, perché non si confermi il tragico monito latino: “Hanno fatto il deserto e l’ hanno chiamato pace”.

Matteo Lo Presti