“Io sono un Bergamotto”: inno alla calabresità di Fabio Macagnino

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Nelle parole del cantautore Cauloniese, la ricerca di una vita migliore rimane per forza di cose vicino alla propria Terra, così come quella del bergamotto si trova vicina al suo albero.

Oggi, ho avuto modo di ascoltare l’ultimo pezzo di Fabio Macagnino, un caro amico innamorato della Calabria ma non dei calabresi, che spesso provoca con le sue canzoni e ci fa divertire. 

Così, ho acceso il computer ed ascolto la canzone. Il pezzo si intitola “Io sono un Bergamotto”. Ascolto. Mi diverto come al solito con Fabio, perché è un brano esilarante, un vero inno alla Calabresità, una canzone che finalmente esalta il nostro tipico vivere lento, i nostri grandi spazi e la socialità, impossibili da attuare a Milano. Milano, in questo brano, diventa l’origine del male, quasi come in Alberto Fortis mezzo secolo fa, case piccole, lavoro, lavoro e lavoro. Ma, l’amore di Fabio vive a Milano e lui tenta un disperato duello con l’altra vita dicendogliMimì torna pure ca non sa pecchi”. Perché vivere in piccolo appartamento senza socialità passando la vita a cercare parcheggio oppure lavorando, mentre al Sud ti aspetta l’acqua da Scialata o gli amici di Bovalino dove la tavola è sempre pronta. Ma lei lo chiama troglodita, perché lui non vuole rinunciare al piaceri della vita della Locride. Finisce questa ballata con il simbolo del suo dire, perché lontano dal suo orto non vive il bergamotto e chiude con questa frase la sua cantata alla Calabria, prima di prendersi un rimprovero. 

Bella Fabio, userò questa canzone per diffondere sempre di più la nuova narrazione della Locride, un nuovo modo di esaltare le bellezze di questa terra che per me, per noi, diventa l’eden.