Ippolita Luzzo e il regno della Litweb

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Un po’ di tempo fa, durante le mie navigazioni casuali, mi sono imbattuto in un luogo molto speciale, “Il Regno della Litweb” di Ippolita Luzzo, luogo che non ho più smesso di frequentare. In occasione del decimo compleanno del Regno, la Luzzo ha raccolto una selezione di pezzi pubblicati durante il primo anno di vita, e li ha pubblicati nel libro “Il primo pezzo non si scorda mai”, Città del sole edizioni, dando così la possibilità, ai lettori più recenti come me, di recuperare gli scritti di qualche anno fa, e ai nuovi lettori di gustare Il regno fin dai suoi inizi.

Da lettore forte, mi piace andare alla ricerca di libri interessanti, originali, poco conosciuti o trascurati dalla grande editoria, che non riescono ad arrivare facilmente al pubblico. Li cerco non solo e non tanto leggendo le recensioni sui giornali, ma soprattutto navigando in internet, spulciando i consigli di lettura presenti negli altri blog. Un po’ di tempo fa, durante le mie navigazioni casuali, mi sono imbattuto in un luogo molto speciale, “Il Regno della Litweb” di Ippolita Luzzo, luogo che non ho più smesso di frequentare. Non ricordo cosa mi colpì della prima visita, forse il comune amore per lo scrittore Alessio Forgione, ma non ne sono sicuro; so solo che Ippolita e il suo regno sono diventati, nel tempo, una presenza costante della mia vita. Per presentarvi Ippolita Luzzo, utilizzo le parole dello scrittore e critico letterario Giuseppe Giglio, che scrive: “Ippolita è un folletto, un arioso, ariostesco folletto di incontenibile curiosità. Una critica letteraria sui generis, fuori dalle righe, insofferente di mode e parrocchie”. Con la sua scrittura, ironica e piena di energia, apparentemente semplice eppure ricercatissima, Ippolita rende il Regno della Litweb il luogo ideale per le persone curiose.

In occasione del decimo compleanno del Regno, la Luzzo ha raccolto una selezione di pezzi pubblicati durante il primo anno di vita, e li ha pubblicati nel libro “Il primo pezzo non si scorda mai”, Città del sole edizioni, dando così la possibilità, ai lettori più recenti come me, di recuperare gli scritti di qualche anno fa, e ai nuovi lettori di gustare Il regno fin dai suoi inizi. Già negli scritti del 2012 sono presenti tutti gli elementi della scrittura della Luzzo: il periodare leggero, inteso non nel senso dispregiativo di “superficiale”, ma nel senso positivo di “lieve”, l’ironia, l’entusiasmo… Grazie a questa lettura ho scoperto nuovi autori, come la poetessa Pina Majone; ho riflettuto sull’arte di parlare secondo Guitton, un’arte che utilizzo durante i miei corsi di formazione; ho conosciuto, con un ritardo di trentacinque anni, il giornalista Tommaso Giglio, direttore dell’Europeo, scomparso prematuramente nel 1987; ho ricordato, con l’affetto di sempre, Rita Atria, suicida dopo essere “rimasta orfana” di Borsellino; ho riflettuto sulla sottile distinzione che c’è tra zoccole e puttane; ho scoperto quanti punti in comune possano avere un paese e un pollaio. La scrittura di Ippolita, così scorrevole, è in realtà ricercatissima. Tantissimi sono i suoi riferimenti letterari, alcuni citati esplicitamente, altri in maniera implicita: si passa da Palazzeschi a Proust, da La Capria a Orazio. Eppure, mentre leggevo, uno scrittore mi tornava spesso in mente, l’austriaco Thomas Bernhard. Sarà sensato questo paragone, oppure ho appena scritto un’eresia? Non saprei, so che adesso vado a leggere, e rileggere, gli scritti di Bernhard. Voi, invece, fidatevi di me, e leggete Il primo pezzo non si scorda mai.

Maurizio Nappa