Italiani e canadesi in Aspromonte

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Domenica, 11 settembre, adunata dei Paracadutisti nei luoghi del conflitto per commemorare e rendere gli Onori militari ai Caduti, depositando fasci di fiori alle croci e una corona di alloro alla Stele sulle note del “silenzio”per commemorare i caduti della battaglia dello Zillastro.

Il Passo dello Zillastro, in Aspromonte, conserva una misteriosa bellezza che, immersa nella maestà divina del paesaggio circostante, colpisce ed emoziona chiunque riesca a guardare questi luoghi con gli occhi dell’anima. Nonostante il fascino dei luoghi, lo Zillastro è ricordato come un luogo triste, che incute timore. Qui furono versate lacrime per morti e violenze inaudite e ancora campeggia e si addensa fitta la nebbia. A ridosso di questi luoghi, all’ombra del grande crocefisso, eretto sopra un cumulo di pietre alle spalle del Montalto e del Santuario della Madonna di Polsi, i Paracadutisti onorano i caduti in battaglia la mattina dell’otto settembre del 1943, commemorando il sacrificio di giovani parà italiani e soldati anglo-canadesi.

Fu all’alba dello stesso giorno dell’armistizio che sullo Zillastro venne ingaggiata una violenta battaglia tra quattrocento Paracadutisti del VIII Battaglione del 185° Reggimento della Divisione Nembo contro cinquemila soldati Anglo-Canadesi dei Reggimenti “Edmonton” e “Nuova Scozia”. Un cippo, una lapide marmorea, due croci in ferro, un maestoso crocefisso, posti sul luogo della battaglia, ricordano quel tragico giorno. Quando tutto crollava, sulle montagne dell’Aspromonte, resisteva un Battaglione di giovani Paracadutisti di 20 anni del Regio Esercito che ebbero la forza, in un soprassalto di orgoglio. Così come non fu vano il sacrificio dei soldati anglo-canadesi se a distanza di tanti anni ricordiamo anch’essi con amore.

La coscienza di un popolo si forma nel tempo attraverso la memoria del suo passato negli aspetti più nobili di cui cogliamo lo spirito e gli ideali, ereditandone l’esempio.

Qualche tempo dopo la battaglia dello Zillastro, un impresario bo­schivo, Salvatore Accardo, chiese al parroco di Platì di benedire quei luoghi prima di procedere al taglio degli alberi. Nel 1951 il sindaco di Oppido Mamertina, Ragioniere Giuseppe Muscari, fece apporre una croce in ricordo dei luoghi ove avvenne l’ignorato conflitto. Successi­vamente, nel 1971, un altro sindaco di Oppido, l’Avvocato Giuseppe Mittica, fece innalzare un grande Crocefisso a ricordo dell’evento e dei morti inutili di un otto settembre già di pace. Nel 1988, il Generale Franco Monticone, Comandante della Folgore, impegnato con i suoi Paracadutisti in esercitazioni sulle montagne dell’Aspromonte, venne informato dello sconosciuto o dimenticato conflitto dal Professore e giornalista Antonio Delfino. Nel 1995 venne eretto un monumento di pietra che in maniera concisa ammonisce:

Come consuetudine, anche quest’anno, domenica 11 settembre 2022, adunata dei Paracadutisti nei luoghi del conflitto per commemorare e rendere gli Onori militari ai Caduti, depositando fasci di fiori alle croci e una corona di alloro alla Stele sulle note del “silenzio” d’ordinanza eseguite dal bersagliere trombettiere Eusebio De Luca, componente della fanfara dell’A.N.B. di Reggio Calabria.

Siamo noi, i sopravvissuti, a dover rispondere a voi che siete nella verità e nella luce. Voi non avete saputo niente del poi e non avete conosciuto il tempo che passa. Abbiamo piantato le vostre croci sui sentieri arsi dal fuoco e proseguiamo per la via consci che quelle croci sono sulle nostre spalle. Vi siete battuti perché la libertà fosse un bene di tutti, offrendo alla Patria l’olocausto della giovinezza. La fede è luce e non muta a ogni soffio di vento. Siete rimasti con noi nella memoria dell’amore.

Cosimo Sframeli