Jonas Carpignano lo conosco bene

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“A Chiara” è stato girato in condizioni impossibili, in pieno lockdown, per certi versi è un film alla Herzog, ma ancora una volta è stato un capolavoro. Chiara ha 15 anni. Sente la trap, partecipa alla festa dei 18 anni di sua sorella, spettegola con le amiche. Realismo da piccoli benestanti a Gioia Tauro. Esplode l’auto del padre. Lui sparisce. Latitante e disperso. Per Chiara nulla sarà come prima. Niente paura, non è Gomorra. La ‘ndrangheta del nuovo cinema calabrese inizia ad essere smembrata e spappolata. Conosco Jonas e il suo metodo. Personale e isolato. Da Gioia Tauro guarda e parla al mondo.

 Il 3 maggio sul tardi della sera la Calabria esulta per il David di Donatello ad una ragazzina di 17 anni di Gioia Tauro, Swamy Rotolo, che agli Oscar italiani è la migliore attrice protagonista tricolore.

Una bacheca da Real Madrid quella dei film di Jonas Carpignano che vanta premi a Cannes (due Quinzaine) e Venezia, nomination all’Oscar, 3 David (uno come miglior regista), tappeto rosso al Sundance e alle selezioni che devono finanziare film di qualità per sviluppo e produzione.

Jonas, 37 anni, è figlio di Paolo. Un docente universitario, gioventù romana nel Movimento, che ha la felice idea di andare negli Usa e sposare Diane Benskin, originaria di Barbados. Paolo è nipote di Luciano Emmer, regista di rango, da giovane lo ha aiutato nei caroselli alimentari che ha realizzato molto grande cinema italiano.

Jonas nasce a New York, in questo felice intreccio meticcio e multietnico crescendo a pane e film. Vede da piccolo e interiorizza una cultura dell’immagine anomala per la sua generazione che ne farà un genio della sua scuola di cinema. Un americano che non sogna gli studios ma persegue un’estetica tra le più potenti della settima arte del nuovo secolo.

Quando vede la rivolta di Rosarno porta le sue telecamere a documentare i nuovi dannati della terra. I genitori lo sostengono. Lui decide di stabilire il suo posto nel mondo a Gioia Tauro. Quando gli rubano l’auto con le attrezzature non si mette a piagnucolare su Facebook. Va incontro ai rom della Ciambra, la periferia delle periferie della Calabria, e diventa uno di loro accettato e rispettato.

Sono nati in questo modo i suoi capolavori acclamati dai cinefili di tutto il mondo e osannati dalla nuova critica. “Mediterranea” odissea epica sulle migrazioni applaudito nei cinema parigini prima di poter essere visto in Italia con le solite distribuzioni indipendenti e grazie al passaparola sostenuto dagli addetti ai lavori. Quando Martin Scorsese lo scopre, lo cerca e lo produce. I grandi produttori italiani lo chiamano per finanziarlo, ma Jonas non molla e continua a crearseli da solo i film con papà Paolo che mette in moto sinergie globali con chi il cinema buono lo comprende e lo sostiene. Plasma film a Gioia Tauro con calabresi che non sono mai entrati in una sala d’essai e con rom che s’identificano con il suo metodo.

“A Chiara” è stato girato in condizioni impossibili, in pieno lockdown, per certi versi è un film alla Herzog, ma ancora una volta è stato un capolavoro. In Calabria è nata una trilogia da storia del cinema, come quelle della vita di Pasolini e dell’alienazione di Antonioni. Nella nostra regione è nato un nuovo canone. Un immigrato americano ci indica una nuova strada, come si fonda una factory che non si ferma. È già in piedi un altro progetto, finanziato anche dalla Calabria Film Commission, che farà debuttare una regista esordiente che si allinea a quelli precedenti della “Stayblack” e che avrà ancora nuove soddisfazioni.

In “A Chiara”, il titolo non evoca, ma è sostenuto da articolo dialettale a riprova di come Jonas sia autenticamente meticcio, realtà e finzione raccontano la storia di una ragazza che vive in una famiglia di crimine. Chiara ha 15 anni. Sente la trap, partecipa alla festa dei 18 anni di sua sorella, spettegola con le amiche. Realismo da piccoli benestanti a Gioia Tauro. Esplode l’auto del padre. Lui sparisce. Latitante e disperso. Per Chiara nulla sarà come prima.

Niente paura, non è Gomorra. La ‘ndrangheta del nuovo cinema calabrese inizia ad essere smembrata e spappolata. Conosco Jonas e il suo metodo. Personale e isolato. Da Gioia Tauro guarda e parla al mondo. Io vorrei tanto che lui mettesse attorno ad un tavolo Frammartino, Gagliardi, Mollo, Vitale, Grande, Costabile e si facesse come nella Germania anni Settanta di Wenders e Fassbinder. Un manifesto operativo del nuovo cinema calabrese con i registi che collaborano insieme ai loro film. Come accadde con D’Orsi, Zanotti Bianco, Bregantini, Ardenti, sono spesso dei magnifici forestieri a far nascere le migliori azioni in Calabria. Dai Carpignano. Fai anche questa mossa insolita e vincente.

Paride Leporace