La “bagnarota” Mia Martini

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Il 20 settembre l’indimenticabile Mia Martini avrebbe compiuto 75 anni. Abbiamo deciso di omaggiarla con il ricordo del giornalista, Mimmo Nunnari, che racconta il loro incontro avvenuto a Bagnara nel 1989, quando Mimì tentava il rientro nel mondo della canzone dopo otto anni di oscuramento totale, a causa delle maldicenze sul suo portare sfortuna, che l’hanno ferita molto.

Gira sul web, da circa un anno, una mia intervista a Mia Martini realizzata nel 1989, per la rubrica Prisma del Tg1, all’epoca curata da Lello Bersani e Gianni Raviele. Con Mia, per prepararla, ci incontrammo a Bagnara, a casa della zia Sarina, una seconda madre per lei: rifugio sicuro durante le tempeste che, non sono state poche, della vita.

Mi offrì polpette di melanzane appena cucinate dalla zia e, insieme, scegliemmo la location per l’intervista: l’ultimo tratto del lungomare di Bagnara, con lo sfondo la Torre di Ruggiero: uno dei panorami più incantevoli del mondo mediterraneo.

Era il momento in cui la cantante tentava il rientro nel mondo della canzone dopo otto anni di oscuramento totale, a causa delle maldicenze sul suo portare sfortuna, che l’hanno ferita molto. Malignità che la dicono tutta sulla crudeltà, la cattiveria e le invidie del mondo dello spettacolo. Durante l’intervista, il viso di Mia s’illuminò di un sorriso liberatorio che sanciva la fine di un incubo, per una delle più grandi interpreti della canzone italiana. Le feci domande garbate, senza tuttavia eludere l’argomento, che aveva rovinato gli anni miglior anni della sua vita. Rispose con semplicità, manifestando serenità e intelligenza, come le donne mediterranee, emanando profumo di femminilità, di bagnarota, come le altere donne di Bagnara. Traspariva pure in quei pochi minuti di intervista la dolcezza di una persona che ha l’animo buono.  Lontano dai microfoni ricordammo il suo esordio bagnarese, dopo i primi successi di Roma, sul palcoscenico del cineteatro “Caratozzolo”, quando ancora si chiamava Mimì Bertè. Sorrise e si ricordò del fascio di rose rosse donatole da un ignoto ammiratore. Lei si sentiva e rimase, sempre, bagnarota, proprio come le laboriose materne e ribelli donne del mare: belle, slanciate, eleganti nell’incedere anche a piedi nudi e con le ceste in testa.

Mia si sentiva bagnarota per radici e convinzioni.

Poco tempo prima del servizio per “Prisma”, in una precedente intervista, le avevano fatto una domanda: “Se non avessi fatto la cantante, cosa ti sarebbe piaciuto fare”? Senza esitazione rispose: “la Bagnarota”!

Mi è capitato nella mia lunga vita di cronista in Rai di realizzare decine di interviste, anche con personaggi famosi: premi Nobel come Josif Brodskij, Derek Walcott, Toni Morrison, scrittori come Alberto Moravia, Joe Adonis, Tahar Ben Jelloun, ma quell’intervista a Mia (Mimì Bertè) rimane scolpita per sempre nella mia mente. Avevo incontrato una donna che era uscita dal tunnel, in cui l’aveva spinto la malvagità di sue colleghe e colleghi.

Una frase significativa chiudeva il servizio: “Per me la felicità sta nella serenità che ho ritrovato”.

Mimmo Nunnari