La Calabria del sottosviluppo e dell’esclusione

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Gli Africoti erano intelligenti, coraggiosi, ribelli, generosi. Gli Africoti più in gamba non sono andati da nessuna parte, sono rimasti al palo. E pure ora, gli Africoti migliori stanno per essere legati al palo, con le tecniche di sempre. Con le tecniche di sempre si azzoppano i calabresi di talento che sono figli di nessuno, caricati di inciampi parentali e locali.

Affidarsi al potere locale per migliorare la Calabria è un ossimoro, evidente. I potentucoli emergono, progrediscono, resistono, solo in condizioni di sottosviluppo: i miglioramenti, un lavoro dignitoso, servizi dignitosi, nella loro ottica sono liberazione dalla loro opprimente presenza. Per cui, mai un potentucolo opererà per il cambiamento, lavorerà sempre e solo per il sottosviluppo. Lo Stato, il Contesto, offrono strumenti di sottosviluppo in abbondanza. Uno è l’esclusione.

Ilario Ammendolia, a cui tutti dovremmo volere bene per come dedica alla nostra gente questa parte della sua vita, dice che era strabiliato dall’intelligenza degli Africoti: da ragazzo, ogni volta che passava, si fermava in un bar lungo la 106, per godersi i discorsi, lucidi, di quelli del paese: erano coraggiosi, ribelli, generosi, fra i migliori in assoluto. Ma erano pure tutti schedati: blocchi stradali, blocchi ferroviari, assalti vari. Erano come i Cutresi di Pasolini, pregiudicati per pascolo abusivo, furto di legna: non votano, non possono votare e non possono candidarsi. Il Sud si è avvalso e si avvale di questa prerogativa: azzoppa i suoi figli migliori, li esclude dalla partecipazione sociale, politica, istituzionale. Senza volerli giustificare, ma spesso ai poveri capita di dover scegliere fra legge e sopravvivenza. Il sistema li aspetta a quel varco e, dopo, li taglia fuori da tutto. Il tutto è appannaggio dei ricchi che in genere non hanno problemi di sopravvivenza. Tutto molto semplificato, ovviamente, e poi ci sono le eccezioni di quelli che hanno avuto la forza morale di tenere la barra dritta, per sé, per i figli. Per metodo, però, gli abbienti riescono a tenersi il meglio, a tramandarlo ai propri rampolli, anche i meno dotati, grazie alle esclusioni. Lo fanno quasi sempre in modo subdolo: si ergono a difensori dei deboli, gridano alle ingiustizie del metodo ma, ahinoi, si piegano, si arrendono all’invincibile barbarie. Fra gli strumenti migliori per l’azzoppamento vi è la malandrineria che alletta con proposte vantaggiose e facili le vite giovani, avvezze all’entusiasmo, prive di adeguate difese genitoriali e sociali. Gli Africoti erano intelligenti, coraggiosi, ribelli, generosi. Gli Africoti più in gamba non sono andati da nessuna parte, sono rimasti al palo. E pure ora, gli Africoti migliori stanno per essere legati al palo, con le tecniche di sempre. Con le tecniche di sempre si azzoppano i calabresi di talento che sono figli di nessuno, caricati di inciampi parentali, locali. Corrono i ronzini, protetti in stalle riscaldate. E Ilario continua a fermarsi, a prendere il caffè, a dispiacersi di intelligenze così lucide che potrebbero fare il bene di tutti, e sono in attesa del cappio.