La Calabria vuole un vero PD

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La Calabria avrebbe un gran bisogno di un partito realmente democratico, un partito capace di recuperare un’identità, ed un’anima che rischiano di andare perduti tra l’indifferenza generale. Il mio augurio è quello di poter vedere, al congresso, un Nicola Irto critico ed autocritico, capace di andare oltre le trattative che ci saranno dietro le quinte e gli equilibri di potere che usciranno dal congresso.

La Calabria avrebbe un gran bisogno di un partito realmente democratico e  di Sinistra.

Un partito capace di recuperare un patrimonio di idee, un’identità ed un’anima che rischiano di andare perduti tra l’indifferenza generale. Così come, a destra, ci sarebbe bisogno di un polo liberale piuttosto che dell’attuale blocco tenuto insieme dalla colla del potere. Nei prossimi giorni si svolgerà il congresso regionale del Pd calabrese che può avere un futuro solo nel caso in cui saprà andare oltre la mera rivendicazione (più formale che sostanziale) di opere pubbliche e, ancor meno, può farsi sentinella dell’ordine esistente. Non può appiattirsi sulla mera gestione del potere, così com’è avvenuto ad ogni livello in tutti questi anni.

Il Pd avrebbe un senso solo se, nei fatti e non a parole, riuscisse a collegarsi al pensiero meridionalista, al rispetto dello Stato di diritto e ad una decisa lotta alle disuguaglianze. Il Meridionalismo non è un tema superato dalla dimensione europea in cui siamo chiamati ad operare e non può fermarsi alla richiesta di più fondi..

Un moderno meridionalismo è programmazione democratica delle risorse, ma è soprattutto lotta senza quartiere alla legge sulla “autonomia differenziata” che sarebbe un disastro, non solo economico, per il Sud e per l’Italia intera. Inoltre, sarà necessario che dalla Calabria parta con forza la richiesta di abolizione delle scellerate modifiche al Titolo V della Costituzione, fonte di inefficienze e di disordine come ha dimostrato la pandemia in corso.

Contemporaneamente il PD dovrebbe prendere atto che la Calabria non può continuare ad essere una Regione a democrazia sospesa e dimezzata. Una terra in cui a prefetti alla “Di Bari” è consentito sciogliere decine di Comuni con estrema facilità e di colpire al cuore le poche imprese esistenti con interdittive che, spesso, si sono rivelate ingiustificate ed, in qualche caso, arbitrarie. Inoltre, non è possibile che un partito autenticamente democratico resti indifferente al fatto che le nostre Corti di appello siano quelle che più pagano indennizzi per innocenti privati ingiustamente della propria libertà.

Non ha senso un partito di Sinistra incapace di spendersi con tutte le proprie forze per la tutela dell’integrità della persona umana chiunque essa sia. Può trattarsi di un ingiusto provvedimento contro il presidente della Regione (caso in cui il Pd ha dimostrato una viltà sospetta) o dell’ultimo disoccupato del più piccolo borgo della nostra regione.

Infine, è ormai certo che il prossimo segretario regionale sia Nicola Irto, una persona certamente perbene e capace. Tra i tanti compiti a cui sarà chiamato c’è quello di caratterizzare il partito come protagonista delle necessarie lotte contro le disuguaglianze che umiliano gli ultimi e causano sottosviluppo coniugandosi con  sprechi e con un diffuso parassitismo “politico”.

Il consiglio regionale della Calabria, di cui Irto è stato presidente, è stato (ed è) l’emblema di una classe “politico-burocratica” vorace, ingiusta, ingorda e sprecona. Uno schiaffo in piena faccia ai bisogni all’ uguaglianza tanto nella sua tradizione di Sinistra che di quella cattolica. Diceva Bobbio che l’uguaglianza dei cittadini rappresenta lo spartiacque tra Destra e Sinistra.

Il mio augurio è quello di poter vedere al congresso un Nicola Irto critico ed autocritico con la propria esperienza alla presidenza del consiglio regionale e capace di andare oltre le trattative che ci saranno dietro le quinte e gli equilibri di potere che usciranno dal congresso. Deve sapere indicare alla Sinistra, ed al popolo calabrese la via concreta e percorribile per il  riscatto della nostra terra e della nostra gente.