La “Calce e martello” di Turi Commisso…

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Turi Commisso, il Comunista, è stato il primo imprenditore edile. “Calce e martello”, parafrasando il ben più famoso imprenditore comunista Alfio Marchini, nonno del sempre giovane Alfio. Era tempo di ricostruzione e Turi ne era partecipe, non aveva fatto la Resistenza perché al Sud, a Locri, fascismo e antifascismo di fatto non avevano avuto motivi di scontro, anche se gli antifascisti c’erano ed erano attivi.

Al Cinema andava al primo spettacolo pomeridiano, allora alle 14. Ci andava per dormire. In seconda fila o in terza. Il Cinema era il mitico “Impero”. Il nome ricordava i fasti mussoliniani non ancora sopiti nell’immediato dopoguerra. Era tempo di ricostruzione e Turi Commisso, il Comunista, ne era partecipe. Il primo imprenditore edile. “Calce e martello”, parafrasando il ben più famoso imprenditore comunista Alfio Marchini, nonno del sempre giovane Alfio.

Il vecchio Alfio era stato gappista romano e munifico sostenitore del PCI di Togliatti. Turi non aveva fatto la Resistenza perché al Sud, a Locri, fascismo e antifascismo di fatto non avevano avuto motivi di scontro, anche se gli antifascisti c’erano ed erano attivi. Se poi si svegliava durante il film gli scappava un cazzotto nel cozzetto al malcapitato “fetusello” seduto davanti a lui. Poi prontamente ricompensato con calia e noccioline acquistate all’uopo dalla caliara che stazionava all’ingresso del Cinema col suo “gistruni”. Era soprannominato “u fetusu”. Tutti a Locri eravamo conosciuti per il soprannome.

Non era, in molti casi un’ingiuria, ma l’espressione fulminante di un modo d’essere, di uno stato. Aderì subito al PCI, con tutta la famiglia. Con loro mastru Addecu, un abilissimo falegname. Mi presentò in sezione quando chiesi la tessera. C’era Arturo Pedullà, il capo ideologico il carissimo Carmelo Filocamo e tanti altri espressione del mondo del lavoro e del ceto medio professionale. Piansero Stalin ed inneggiarono a Kruscev che seppellì lo stalinismo. Turi fu eletto ben presto in Consiglio comunale. A Kruscev, nel mio immaginario, un po’ somigliava. Basso e tarchiatello. Burbero e benefico. In consiglio comunale non batté mai la scarpa sullo scranno, come Kruscev all’ONU. Ma i pugni si. E con forza. Perché il Partito non era uno scherzo e lo scontro con la DC anche aspro. Ma in un clima di rispetto reciproco, di stima e spesso anche di sincera amicizia. Del resto allora i Sindaci erano don Carmine Spina e don Michele Murdaca. Come facevi a litigare, anche negli scontri più aspri? Altri tempi. Turi non era un mangiapreti. Ma ai preti ne combinava di tutti i colori.

Don Amata fu vittima dei suoi scherzi. Il prete, di gran stazza, girava solitamente in Isomoto. Le strade erano mulattiere e il piccolo motore surriscaldava. Turi con la sua 500 familiare incontrò il prete in panne. Pregava ed imprecava. “Non insistete, lassù con capiscono di motori”.

Lasciò scorrere qualche minuto, il tempo necessario a raffreddare il motore. Poi tirò fuori dal portafoglio la tessera del PCI. La mostrò al prelato che a scanso di equivoci si segnò. ” Mo’ viditi si partì”.

Una sfregatina sul carburatore con i simboli del lavoro e al primo colpo l’Isomoto si riprese. Il prelato raccolse la tunica, salì sul mezzo ed incredulo ripartì. Sarà stato Satanasso. Del resto era il periodo in cui i russi mandavano la cagnetta Laika nello spazio, per preparare il volo di Gagarin. Toccavamo il cielo a dispetto dei Santi. Guareschi scriveva don Camillo e Peppone. Le campagne elettorali erano accese. Il Fronte Popolare, malgrado le sconfitte reggeva. Poi venne il centro-sinistra. L’insana divisione tra PCI e PSI. Le ripercussioni anche locali. Noi, il PCI all’opposizione. Loro, il PSI in maggioranza. I compagni del Sol dell’Avvenire furono icasticamente definiti da Turi “socialistellidu cori i Gesù”. Ma l’affetto non mancò mai ed anche in alcuni casi il sostegno politico.

Gli avversari veri erano i democristiani.

Si contrastavano politicamente. E con qualcuno ci scappava anche lo scherzo pesante. Toccò a Nardo Macrì, fedelissimo fanatico dei Murdaca. Malauguratamente vicino di casa di Turi.

Al mattino si votava. Elezioni politiche. Per la DC candidato l’onorevole Filippo Murdaca. Di buon mattino Nardo aprì le imposte. Era pronto per il voto. “Ciccina,(la moglie), ma non faci jornu”?

Turi l’aveva murato in casa e fuori si godeva l’effetto che fa.

Queste poche righe non vogliono assolutamente dare un taglio caricaturale ad un compagno a cui ho voluto bene. Ampiamente ricambiato. Eravamo amici di famiglia. Compagni di scuola con i figli. Io con Totò, u sponzu. Mia sorella con Graziella. Ho visto poche persone tradurre il Greco e il Latino come lei.

Un omaggio ad un compagno ed il rimpianto del tempo che fu.

Francesco Riccio