La magia della Calabria svelata dalla poesia di Riccardo Trichilo 

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Questa antologia poetica, esordio letterario di Riccardo Trichilo, cerca la sfida da lanciare al quotidiano; ed è fortemente intrisa di questo spirito magico. Particolarmente delicate sono le pagine dedicate alle immagini della Calabria, terra di cui sono originari (Siderno) il papà Francesco e il nonno, il poeta Giomo Trichilo, dove l’acerbo e la dolcezza sono il simbolo stesso di una regione che conserva eterno il suo carattere adolescente e ribelle.

 Angelica Artemisia Pedatella

La poesia è un luogo misterioso nella nostra mente. Qui le immagini si riformulano e da qui tornano a condizionare il mondo sentimentale di ognuno. Di chi scrive. Di chi legge. La potenza rivoluzionaria della poesia è così invisibile ed è per questo che ogni cambiamento che genera, resta a volte impalpabile… Questa antologia poetica, esordio letterario di Riccardo Trichilo, cerca in questa dimensione, “oltre l’ombra della rupe” come recitano i versi di “Eroi usati e persi”, la sfida da lanciare al quotidiano, ed è fortemente intrisa di questo spirito magico. Il titolo stesso dell’opera invita a mischiare i sapori, dolce e amaro insieme, un amaro che conosce bene chi conserva nel cuore un’adolescenza che non passa mai, un amaro che è soltanto l’aspro di un frutto ancora immaturo. L’ombra della nostalgia tipica di quella particolare fase della crescita umana, infatti, pervade le parole di liriche che raccontano il mistero del mare e la profondità del cielo, le cui stelle forse spente da millenni permettono all’occhio di godere ancora del loro misterioso brillìo.

Chi scrive è poeta nella misura in cui sa essere gabbiano, un uccello che si posa sulle cose per proseguire verso orizzonti sempre nuovi, come viene descritto altrove in altri versi che conservano il medesimo stile immediato e concreto di tutta l’opera. Questa sembrerebbe essere la prospettiva di Trichilo, un ingegnere che scrive poesie: essere un gabbiano, immagine potente che si lega a sogni di secoli trascorsi. L’autore proviene da un mondo di numeri e calcoli, di misura, rigore e precisione. L’ingegneria sembrerebbe un mondo avulso – secondo gli stereotipi – dalla poesia. Eppure, quest’opera ribalta l’etichetta, l’ombra del sottile ragionatore si distende lungo tutto quanto, dando un impulso poetico particolare: è la capacità continua di scavare nel minuzioso, di cogliere e ripetere le sfumature finché esse non svelino l’arcano. È, infine, l’unione dell’osservatore scientifico con l’uomo. Cuore e ragione, che si trovano unite in un’esposizione inedita del reale. 

Non ci sono risposte in questo libriccino di pregiata fattura della giovane, ma raffinata ed assai dinamica casa editrice Academ, dal colore antico di un azzurro d’altri tempi. In fondo, chi resta lì nel passato, ha la fortuna di non crescere mai. Gli echi di un Mediterraneo antico si alternano ad immagini mitiche e quotidiane, per accentuare quella sensazione di mistero fitto che resta di fronte agli occhi del lettore. Quando si imbatte in alcune parole solitarie o assemblate in piccoli gruppi può scoprire nella lingua un elemento di straordinarietà che rappresenta il mondo visionario di Trichilo. Particolarmente delicate sono le pagine dedicate alle immagini della Calabria e richiamano le origini del poeta-ingegnere. Egli infatti proviene dalla terra di Siderno (RC), dove sono cresciuti suo padre Francesco e il nonno, il poeta Giomo Trichilo. È forse in questa memoria familiare che si nascondono l’acerbo e la dolcezza, simbolo stesso di una regione che conserva eterno il suo carattere adolescente e ribelle.

Lo stile di Riccardo Trichilo è asciutto, fatto di “cose”, immagini concrete che improvvisamente permettono alla mente intuitiva di trovare l’emozione giusta da vivere: così la rappresentazione bellissima di una freccia scoccata dall’arco, come la vita di un figlio che è già andato via e si è fatto grande prima che il cuore del padre l’abbia compreso. 

E non resta che lo stupore. Lo stupore, in fondo, è il sentimento che accompagna tutta la composizione di quest’opera delicata, con la capacità di osservare all’improvviso la vita intorno come una grande metafora, una strada silenziosa verso una nuova struttura di significati che prima non s’era vista, che forse il quotidiano impedisce del tutto di vedere, e che il sentimento, quando si fa poesia, immediatamente svela.

Sono cinque sezioni quelle che racchiudono le liriche di Trichilo. Cominciano con il mare e finiscono con il sogno del volo. Un’immersione piacevole in una dimensione contemporanea della poesia che, abbandonando toni altisonanti, si lascia andare alla semplicità di una quotidianità che non stanca mani, che rapisce e svela di continuo la sua bellezza.

Angelica Artemisia Pedatella