La periferia della periferia d’Italia

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Il nostro caro Tommaso chiede di iscriversi ai “Sudici” e incalza. Sono un anziano leguleio, pronto a lottare se qualcuno pensa che si possa creare un capoluogo e una nuova Provincia: non per dare lavoro a una trentina dì persone, ma per creare un volano di lancio per il territorio e per creare lavoro, lavoro, lavoro; e, con esso, ricchezza.

Preliminarmente chiedo ufficialmente di iscrivermi ai “sudici”: non so chi ne sia l’autore, ma non solo è una definizione geniale, ma rende proprio l’idea della condizione nella quale ci dibattiamo.

Nessuno vuole realmente che cambi, fa comodo in fondo che ci sia un sud un po’ più “sudicio” del resto del meridione: «e che non si azzardi» – ha detto il Presidente Draghi – «a chiedere: deve fare».

Dove fare, alle nostre latitudini, significa essere soli, sempre soli.

Soli contro una burocrazia che non dà alcuna assistenza, ma crea unicamente difficoltà; soli, potendo contare soltanto su infrastrutture da terzo mondo; soli, sostenendo costi bancari ed assicurativi più alti che in qualsiasi altra parte d’Italia.

Così che, specie se aggiungiamo la frustrazione che deriva dal radicamento nel territorio del fenomeno mafioso, contro il quale non si offrono alternative sociali, ma solo una sterile repressione giudiziaria che in nulla incide sul problema in sé, colpendo e punendo solamente individui intercambiabili, qualunque sia il loro livello nell’organigramma criminale è più facile non fare, cercare una soluzione di vita tranquilla (il pubblico impiego, una professione) e lasciando l’iniziativa economica a eroici o pazzi privati per lo più senza capitali adeguati.

Considerate, se non lo sapete ve lo dico io, che proponendo affari ai “fondi di investimento” (gli anonimi protagonisti della finanza attuale) si viene presi in considerazione soltanto se si parla di imprese dai venti milioni in su. Cose più piccole sono soltanto fastidì.

Allora da “sudicio” voglio rivendicare il diritto di essere normale (quindi né eroe, né complice) ed il diritto addirittura di chiedere.

Non l’elemosina, ma il giusto ausilio pubblico che uno Stato dovrebbe offrire per portare un territorio depresso ad un livello di mera normalità.

Normalità che deve essere prima dì tutto amministrativa, spogliandoci dalle megalomanie con cui lo Stato centrale ha voluto irretire il territorio estremo dello Stivale. Mi riferisco alle mega infrastrutture dì Gioia Tauro e di Saline Jonica, imbarazzanti per differenti motivi: la prima per essere potenzialmente il più grande porto del Mediterraneo, ma rimasto estraneo al territorio e fortemente sotto-utilizzato; la seconda perché è stata una frode di Stato e null’altro.

Ma anche e soprattutto alla megalomania di Reggio di Calabria, “città metropolitana”.

Non so nulla dell’attività dell’ente e neppure mi interessa. Mi è sufficiente per decretarne l’inutilità per un “sudicio”, l’indifferenza per la sua periferia, dimostrata con l’incapacità dì risolvere un semplice problema come la strada per Gerace: nelle condizioni attuali da un decennio (più o meno), con un isolamento culturale di una città, patrimonio unico a livello mondiale.

Allora ben venga l’intervento di Gioacchino Criaco (il terzo dì seguito, se non mi sbaglio) che propone una conurbazione non soltanto dì due o tre paesi, ma addirittura dì tutti gli oltre quaranta comuni della Locride.

Evidentemente riconoscendo al territorio della Locride una unità culturale e di interessi.

Proposta che immediatamente condivido perché è chiaro che la Locride, il cui centro è lontano da Reggio cento chilometri, sia la periferia di quella periferia che è Reggio stessa.

Allora rilancio, riprendendo l’idea dì Criaco ed adeguandola ad una realtà percorribile amministrativamente: una grossa conurbazione dì Locri e Siderno (a mio giudizio inesorabilmente comprendente anche Gerace, Portigliola, Antonimina ed Agnana), aperta ad altri comuni limitrofi interessati e creazione della Provincia della Locride.

Ero un ragazzino del liceo (fine anno ‘60) quando seguivo Salvatore Gemelli – un grande! – nella sua idea di conurbazione. Sono un anziano leguleio, pronto a lottare se qualcuno pensa che si possa creare un capoluogo e una nuova Provincia: non per dare lavoro a una trentina dì persone, ma per creare un volano di lancio per il territorio e per creare lavoro, lavoro, lavoro; e, con esso, ricchezza.

Come capita di riuscire ad alcuni enti “provincia” di latitudini, ahimè, meno “sudicie”!

Tommaso Marvasi