La prima opera letteraria di Domenico Sisto

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In un primo momento non ci credevo, poi guardando bene i colori e le parole ho iniziato a vederci dentro Domenico e tutta la sua genialità spesso non compresa, o magari scambiata per altro.

Ho conosciuto Domenico anni fa, ed in modo intenso e concentrato durante la festa della Musica del 2011, lì ho visto il professionista, l’artista e l’uomo serio. Da lì il nostro rapporto è cambiato e basta poco, come scrive nella prefazione Omar Pedrini, per capirsi con lui. Ora nel presentare questa sua prima opera letteraria dopo una vita passata tra le note, dagli “Omerthà alle recenti esperienze musicali, ora vediamo cosa ci lascia la sua penna.

Ecco la prefazione di Omar Pedrini

Non mi è dato sapere se questa storia sia autobiografica o meno, se sia vera o di fantasia ma visto che ho lonore e lonere di essere citato in un episodio che mi riguarda, di tanti anni fa, ricordandolo perfettamente non posso che pensare che ci sia comunque una base di ottima autobiografia. Conosco Domenico, è vero, lo devo confessare, siamo amici, amici di quelli che non si vedono da tanti anni ma che si scrivono, si mandano pensieri, sono diventato dipendente e spesso ho delle crisi di astinenza delle conserve di sua mamma, della sua meravigliosa mamma, che è anche citata in un disco dei Timoria con la frase Non c’è medico né medicina che renda la vita una Regina” grande saggezza mediterranea. Certo, quando trovo dei piccoli spostamenti di regioni la Calabria diventa Sicilia o il Mojo Pin diventa qualcosaltro capisco che c’è anche un po’ di fiction che ha reso più avvincente il romanzo. La cosa che mi colpisce e per la quale consiglio questo libro è che è un libro Rock&Roll però per una volta, è questo mi ha emozionato molto, metà del mio cuore, laltra metà è stata travolta dalle emozioni di quando si racconta il rapporto padre-figlio, io essendo oltre che figlio anche padre, e i momenti difficili non mi sono mancati, nel lavoro più difficile del mondo, confesso che mi sono trovato più volte con gli occhi lucidi dallemozione, da una bella emozione e ammiro anche questa autoanalisi che è in grado di fare con grande lucidità ed intelligenza il protagonista del libro. Il Rock&Roll dicevamo, c’è tantissimo Rock&Roll ma la cosa bella è che non si vede il Rock&Roll soltanto fatto di lustrini, paillette, ricchi premi e cotillon, nani e ballerini e riflettori delle televisioni, che so anche Domenico ha calcato e ha assaporato, ma in particolare ce lo racconta lui, il protagonista del libro. Questi retroscena, soprattutto il rapporto con gli altri della band, in tutte le band c’è un leader, ed io ho sempre odia-to questa frase, per una mia inclinazione democratica in quello che faccio. Una band per me è sempre stata una famiglia, i proventi, questo lo posso dire ed ho scoperto che non è così per tutte le band, anzi anche italiane, ho scoperto che non tutti come me dividevano per cinque i soldi dei concerti, in cinque parti uguali. Le dinamiche, quello che decide, ecco la figura del leader in una band, è la figura più scomoda e ci vuole tanto coraggio per assumer-sene la responsabilità. Quindi quando ci sono le in-comprensioni della band, quando ci sono le proposte delle vecchie volpi del mondo dello spettacolo, dello sfavillante mondo dello spettacolo, come capi-ta al protagonista che predilige la band, ecco anche io posso dirlo oggi dopo trentanni di onorata carriera, sono ancora attivo oggi, nonostante un problema cardiovascolare mini continuamente i miei passi nel mondo della musica, riesco a tenere botta e posso dire che col senno di poi spesso quelle decisioni così profonde, così amicali, così democratiche che il protagonista prende, rinunciando ad un successo tutto per sé, fa capire che chi fa musica, spesso, perlomeno chi fa musica Rock, predilige i giochi di squadra ai giochi singolari. Al tennis io ho sempre preferito il rugby, al nuoto ho sempre preferito il calcio, eccezion fatta per la pallanuoto, e a Brescia abbiamo una squadra campionissima di palla-nuoto. Ecco, il protagonista del libro predilige il gioco di squadra ma poi forse, chissà, qualche ombra di pentimento c’è, chissà se avessi preso quel treno, quelloccasione, quante volte me le sono fatte queste domande. Il Rock&Roll di cui ci parla lautore è un Rock&Roll del dietro le quinte è un Rock&Roll che è anche unanalisi quasi psicologica dellessere artista, del volere essere artista puro, del ciurlare il manico a volte nel torbido, nellaccettare i compromessi perché la band è importante e quindi non rovinare le atmosfere positive che devono circondare una band e un leader con i suoi fidi cavalieri. Quindi un Rock&Roll visto da un punto di vista meno romantico, che riporta con i piedi per terra anche tutti quei facili sognatori o parolai che parla-no continuamente di fenomeni, anche sui giornali, di diamanti grezzi, di artisti straordinari, quando chi se ne intende un popercepisce che magari si parla di meteore e di nulla che resta. Una dote che invidio a allautore, visto che anche io ho pubblica-to qualche libro recentemente e non, gli invidio la spietata lucidità che ha nellanalizzare le cose, gli errori del protagonista con il padre e i limiti del padre, come i limiti di sé stesso, gli errori del protagonista con la band e i limiti dei ragazzi della band, una spietata lucidità che riporta tutti con i piedi per terra ma che non ci impedisce di sognare.

Omar Pedrini