La storia di un politico in una favola drammatica

217

 Giuseppe Scopelliti da Palazzo Alemanni (la Cittadella è finita ma non ancora inaugurata, ne prenderà possesso il successore, Mario Oliverio…) finisce in una cella nel carcere di Arghillà.   Machiavelli ha scritto che il successo di un leader dipende dalla Virtus, ossia dal valore di un uomo, ma anche dalla Fortuna. Questa, ad un certo punto, ha voltato le spalle ad un politico che sembrava proiettato verso un futuro brillante.

Nel nostro tempo, in cui memoria e speranza sembrano quasi assenti, domina il presente, ma presente reale bensì quello rappresentato dai social; chi oggi non appare, quotidianamente, nel mondo virtuale non esiste. Così, capita che un politico di razza come Giuseppe Scopelliti, presidente della Regione Calabria e Sindaco della città metropolitana di Reggio, oggi risulti quasi dimenticato dai calabresi.  Qualche anno fa, ha rotto il silenzio lo stesso Scopelliti con una lunga intervista rilasciata a Franco Attanasio dal titolo: “Io sono libero” pubblicata dalla casa editrice Luigi Pellegrini di Cosenza. Ma chi è Giuseppe Scopelliti? Un politico fattosi da solo.  Cresciuto in parrocchia prima, come molti ragazzi del suo tempo e nei movimenti di destra prima, ed infine nel Fronte della Gioventù. Nato nel vivaio del MSI, in cui molti giovani allora aderivano spontaneamente con la speranza di costruire un mondo migliore, senza mafia, corruzione, ed intrallazzi. Erano gli anni in cui la città di Reggio si è sentita tradita per non avere ottenuto il riconoscimento di capoluogo di Regione, ed ha creato il movimento di popolo “Boia chi molla”, con ampia partecipazione di popolo, al fine di ottenere l’agognato riconoscimento. In Città il clima per i movimenti di destra era allora favorevole e Scopelliti militò nel Fronte della Gioventù percorrendo tutti i gradi del movimento. Acclamato dai giovani per il suo carisma, le doti organizzative ed il suo zelo, conquistò presto le simpatie del popolo. La scalata al potere non presenta ostacoli per lui e presto diventa sindaco di Reggio, amato e stimato dal popolo. L’altro grande passo lo compie conquistando la Presidenza della Regione Calabria con voti plebiscitari. Così, il giovane politico si trova fra le mani un potere immenso e difficile da gestire, considerando la giovane età e la complessità gestionale di una Regione e di una città che, tradizionalmente mancano di una burocrazia preparata ligia alle regole e con la presenza di una ‘ndrangheta, tradizionalmente organizzata e sempre pronta ad intervenire sulla gestione della cosa pubblica. Il potere accumulato, durante una carriera fulminea, gli attira addosso l’invidia di tanti e sorgono calunnie di ogni genere, che prima sono un classico venticello, ma dopo si trasformano in uragano e tempesta. L’invidia diceva Dante è la rovina delle Corti e, così, accadde al giovane Scopelliti. La tempesta diventa perfetta dopo il suicidio della dottoressa Fallara, dirigente comunale di fiducia del Sindaco. Sul comune di Reggio si allerta l’antimafia e tutta la stampa locale e nazionale. Gli atti amministrativi vengono passati ai raggi x e non è difficile trovare atti irregolari, cominciando dal bilancio comunale. Viene accertata dagli inquirenti la presenza della mafia nella vita del Comune e l’Ente viene commissariato tra polemiche non ancora sopite. Certo, l’impero di Scopelliti era diventato immenso in poco tempo e lo stesso Machiavelli aveva avvertito che i Principati nuovi sono i più vulnerabili: una città metropolitana con infiniti problemi, la mano della mafia sempre in agguato, in presenza di una burocrazia efficiente, costituiscono il terreno di cultura per atti illegittimi. In poco tempo, l’impero politico di Scopelliti, frutto di sacrifici ed impegno, crolla come un castello di sabbia. Su Reggio aleggia un uragano che subito scende, sconvolge la vita sociale e politica della città e fa le sue illustri vittime. In questo contesto, si registra il suicidio della dottoressa Fallara.  Per chi ha qualche reminiscenza di greco, diciamo, che sulla città di Reggio e su tutta la Calabria si scatenata l’Hybris, ossia una “violazione della norma della misura, cioè dei limiti che l’uomo deve incontrare nei suoi rapporti con gli altri uomini, con la divinità e con l’ordine delle cose”. L’Hybris, insomma, è una forma d’ingiustizia che a Reggio il giudice penale ha ritenuto di censurare, forse, con mano pesante; il reato è falso ideologico, la condanna a anni 4 e mesi 7 di reclusione. Scopelliti da Palazzo Alemanni finisce in una cella nel carcere di Arghillà. Crolla un mito e sul suo passato di amministratore scende il silenzio. La fortuna lo ha abbandonato. Machiavelli ha scritto che il successo di un leader dipende dalla Virtus, ossia dal valore di un uomo, ma anche dalla Fortuna. Questa, ad un certo punto, ha voltato le spalle ad un politico che sembrava proiettato verso un futuro brillante. Nei Carmina Burana, i clerici vagantes hanno paragonato la Fortuna alla luna: sempre instabile e mutabile. Ed avevano ragione. 

Bruno Chinè