La vicenda emblematica del dottor Amodeo

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Il dottor Amodeo non ha potuto contrattualizzare la sua posizione lavorativa per un rinvio a giudizio, al quale è risultato estraneo in tutti e tre gradi.

Enzo Amodeo è un cardiologo piuttosto conosciuto nella città di Reggio Calabria dove, tra l’altro, è stato dirigente del PCI e consigliere comunale per diversi anni. Recentemente, ha partecipato e vinto il concorso per primario di cardiologia presso l’ospedale di Polistena. Come si sa, l’ ASL di Reggio è stata retta da tre commissari antimafia e solo pochi giorni fa è ritornata ad un relativa “Normalità”.

La vicenda che riguarda il dottor Amodeo è emblematica dei gravi guasti che la giustizia sommaria, che si nasconde dietro l’alibi della lotta alla ‘ndrangheta, causa non solo ai diretti interessati, ma anche allo Stato di diritto ed, in qualche caso, agli interessi collettivi. Ed infatti, nel momento in cui il dottor Amodeo, dopo aver regolarmente vinto il concorso, chiede che venga contrattualizzata la sua posizione lavorativa come primario (in realtà, egli già regge il reparto da alcuni anni) la risposta dei commissari è francamente sbalorditiva. Infatti, si rifiutano prendere atto dell’esito del concorso in quanto il dottor Amodeo molti anni prima “è stato rinviato a giudizio per aver fatto parte ad una associazione segreta”. Nessuna importanza ha il fatto che i giudici, in tutti e tre gradi di giudizio, abbiano stabilito, senza ombra di dubbio, che “Il fatto non sussiste”. Cioè che il dottor Amodeo non ha mai partecipato ad alcuna associazione segreta, a meno che non si considera tale il PCI. Ma in Calabria una sentenza non basta. Così per i custodi dell’antimafia ha più valore il rapporto di un appuntato piuttosto che il giudizio, senza rinvio, della suprema Corte.

E non deve sorprendere.

Solo i ciechi non vedono che in Calabria la Costituzione è stata sospesa. Basterebbe a dimostrarlo l’episodio di un giovane calciatore del Cosenza, che non viene fatto giocare per il fatto di chiamarsi “Santapaola” ed essere un lontano parente del boss siciliano. Oppure il fatto che un funerale, a Plati, venga proibito, perché il defunto, incensurato, era figlio e genero di due persone che erano stati coinvolti nell’operazione “Marine” e quindi, come quasi tutti gli imputati, assolti. Normalmente si pensa che il miglior modo per lottare la mafia sia quello di osservare le leggi dello Stato, fare il proprio dovere e rispettare la Costituzione.

Ma quando l’antimafia deve essere “Dura e pura” e si ispira al “diritto” vigente in Russia, in Turchia o in Cina tutto può succedere. Tanto, secondo il procuratore della Repubblica di Catanzaro , “Siamo in guerra” . E si sa, durante il conflitto bellico, le leggi vengono sospese a favore della sopraffazione e dell’arbitrio.

Ilario Ammendolia