Abbiamo scoperto questa storia sui social e vogliamo riproporla. A volte la storia restituisce i suoi segreti dopo molti anni. È il caso della grande ancora in piombo di epoca magnogreca che potrebbe essere collegata al celebre relitto con circa 300 anfore rinvenuto nel 2023 nelle acque antistanti Punta Stilo, uno dei più importanti ritrovamenti archeologici subacquei degli ultimi anni in Calabria.
L’ipotesi, che dovrà essere verificata dagli specialisti della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Calabria, nasce da una segnalazione che affonda le sue radici oltre vent’anni fa.
Era infatti il 2002 quando i coniugi Alfina e Mario Tassone, del Diving Center Punta Stilo, insieme alla figlia Isabella, individuarono una grande ancora in piombo durante le loro attività in mare. Il reperto venne prontamente segnalato alla Soprintendenza Archeologica della Calabria e alle autorità competenti, nel rispetto delle procedure previste per la tutela del patrimonio culturale sommerso.
Oggi quell’ancora è custodita presso il Museo Archeologico di Monasterace Marina e, secondo i coniugi Tassone, potrebbe appartenere proprio al relitto delle 300 anfore scoperto e recentemente reso noto al pubblico. Se tale collegamento venisse confermato dagli studi scientifici, si aggiungerebbe un elemento di grande valore alla ricostruzione storica del naufragio e delle rotte commerciali che attraversavano il Mar Ionio in epoca antica.
Nel corso degli anni, i coniugi Tassone hanno inoltre segnalato e consegnato, a titolo completamente volontario e senza fini di lucro, numerosi frammenti di anfore e altri reperti rinvenuti nelle acque di Punta Stilo. Materiali che oggi, confrontati con i reperti recuperati dal relitto, potrebbero contribuire a fornire nuove informazioni agli archeologi e agli studiosi impegnati nelle ricerche.
La segnalazione assume dunque un particolare interesse scientifico, poiché potrebbe rappresentare un ulteriore tassello nella ricostruzione del cosiddetto “Tesoro di Punta Stilo”. I coniugi Tassone sono convinti che altri elementi riconducibili al relitto possano già trovarsi conservati nelle collezioni pubbliche e nelle teche museali, in attesa di essere messi in relazione con le più recenti scoperte.
L’eventuale conferma del legame tra l’ancora e il relitto aprirebbe nuove prospettive di studio su uno dei più affascinanti siti archeologici sommersi della Calabria, rafforzando il valore storico e culturale di un patrimonio che continua ancora oggi a raccontare la grande storia della Magna Grecia.
Nota sulla documentazione fotografica:per motivi di riservatezza, nella diffusione delle immagini l’ancora e la figura di Isabella sono state isolate proporzionalmente dal contesto originale. La comunicazione della scoperta è stata trasmessa tempestivamente alle Soprintendenze competenti, agli archeologi interessati, agli enti preposti e attraverso i canali social.



