Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di un cittadino deluso che ci ha anche allegato varie fotocopie a riprova della sua verità, che noi non giudichiamo, aspettiamo che chi di dovere lo faccia. Noi diamo solo voce a chi spesso subisce soprusi e non riesce a protestare.
L’ardire di reinventare l’Aspromonte, già martoriato da anni di comunicazione negativa e legata ai molteplici casi di sequestro di persona, asservito alla mera cronaca nera per alcuni, per altri invece risorsa e parco naturale meraviglioso quale è. Sarebbe questo il meritato riscatto per l’Aspromonte, scrigno di tesori arcaici che si spinge fino alla punta più a sud della nostra penisola, affacciandosi sull’una e sull’altra costa, tra panorami mozzafiato immersi in una ricca e variegata vegetazione. Proprio grazie a queste peculiarità però, è diventato spesso suo malgrado vittima, prima di banditi con la coppola, poi di banditi in giacca e cravatta. Già perché pur se di natura diversa, sempre di associazioni si parlerà in questo articolo.
Associazioni che svolgono escursioni e visite in luoghi impervi senza avervi permesso alcuno, e senza oltremodo assicurare un benché minimo livello di sicurezza.
Se poi si aggiunge che tali associazioni, studiate ad arte da amministratori locali, di figli nipoti e compari, la somiglianza con ben altro tipo di associazioni non è poi così lontana.
Vi stiamo dando uno spaccato di quella che è ad oggi la tragicomica realtà radicata sul territorio della Locride, dove magicamente si fanno escursioni, esperienze, ospitalità diffusa, noleggio di attrezzature e servizi e tutto quanto possa generare profitti ai soliti noti, che appunto, mascherati da “no profit per la pace” alimentano continue attività che non hanno alcuna finalità di conoscenza e promozione del territorio se non quella del mero guadagno. Ma poco importa, in Calabria quanto descritto fin’ora è prassi consolidata da anni. Il lupo perde il pelo ma non il vizio anche se in questo caso potremmo dire che il lupo si è travestito da pecora per sembrare innocuo ed ha continuato a dilaniare fondi pubblici come fossero caramelle.
Accuse infondate? Veniamo a noi!
Per quanto riguarda gli aspetti legati ai servizi turistici, possiamo affermare con certezza che la metà dei servizi proposti non dispone delle condizioni necessarie per svolgere questa tipologia di attività, caso eclatante è la situazione che permane da tempo immemore sull’area di Antonimina dove una di queste fantomatiche associazioni per la promozione e valorizzazione del territorio da sempre vicina all’amministrazione comunale in carica è riuscita a raggiungere niente meno che il programma “Linea Bianca” su Rai1, dunque un servizio turistico svolto da un associazione che non dispone di licenza per l’effettuazione di escursioni si ritrova a parlare ed illustrare del povero Aspromonte addirittura sulla TV di stato, ma c’è di più!
La linea ferroviaria jonica dirimpettaia del povero Aspromonte viene utilizzata sempre più spesso come corsia preferenziale da un’altra fantomatica associazione o come loro preferiscono chiamarsi “in treno e scopri la Calabria”.
Le ferrovie di Stato dunque, usate da sedicenti santoni del turismo per scarrozzare gruppi e addirittura scuole alla scoperta della Magna Grecia.
Tutto quanto descritto potrebbe già rappresentare l’epilogo di un finale di fantozziana memoria, se non fosse che in zona si è riusciti anche ad elaborare qualcosa in più, ossia non piccoli ed innocenti illeciti, ma una struttura che assomiglia più ad una macchina mangiasoldi piuttosto che un’iniziativa lodevole per lo sviluppo territoriale.
E numerosi sono gli eventi all’interno dei quali queste fatidiche parole sono state più volte utilizzate “sviluppo territoriale” nei meeting e convegni dell’ente non ente travestito da club dei prescelti. Come avrete sicuramente immaginato vi stiamo parlando di uno del GAL Calabresi, un vero e proprio fortino degli abusi, dove il merito viene attribuito in base al grado di parentela o amoroso e dunque visto che stiamo puntando il dito contro una fortezza di compari, andremo anche a spiegarvi il perché.
Chiamare il GAL – “Porto degli abusi”, non è certo un errore, giacché come un porto accoglie i propri marinai, questo Gal ha accolto familiari, amici ed amanti da sempre, rigorosamente con chiamata diretta, non sia mai che venga preso in considerazione un curriculum non appartenente al cerchio magico.
Si avete capito bene, una grande famiglia, e purtroppo si sa, più la famiglia è grande, più gli intrecci proliferano, ma quella del GAL pare essere proprio la medesima che ha ispirato gli autori di beautifull.
Un dipendente del presidente, percepisce finanziamenti comunitari a fondo perduto dallo stesso e li riversa sulle aziende del presidente attraverso una complessa rete di micro-aziende indipendenti.
Bandi che appaiono e scompaiono in base all’adesione dell’amico favorito o non favorito da un corpo di valutazione o sarebbe meglio dire un corpo di ballo ch’è tutto un programma.
Ciascuno dei componenti della direzione amministrativa ha diritto ad una sua pedina, così che sindaci pluripremiati ci mettono l’amante, società agricole in mano a pregiudicati partecipano a bandi attraverso teste di legno, e qualsiasi comunicazione esterna viene attentamente filtrata da addetti stampa al soldo del presidente, che mai e poi mai tradirebbero le aspettative di sua maestà. Insomma che i fondi europei in Calabria, siano alla mercé di chiunque abbia un appiglio o un aggancio per ricevere informazioni in merito a scadenze e linee guida per aggiudicarsi il fondo desiderato è risaputo ma che oltre al danno descritto vi sia anche la beffa di selezionare personale secondo il proprio sentore in un ente partecipato sembra proprio un ulteriore beffa, specie per chi è costretto ad emigrare pur avendo esperienze e riconoscimenti ben superiori a quelli esposti dai membri del cerchio magico.
In tutto questo fermento che accontenta i domestici con pochi spiccioli, il padrone gongola, infatti attraverso stratagemmi più o meno intelligenti l’azienda agricola di sua proprietà ai piedi della bellissima montagna prolifera a discapito dei poveri come tradizione vuole.
In tutto questo marasma di imbrogli, finte guide turistiche e prestanome, chi dovrebbe garantire la corretta esecuzione dei provvedimenti è parte integrante del sistema.
Un cittadino deluso e amareggiato

