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Lettera aperta a Ernesto Galli della Loggia

Lettera di Vito Pirruccio, Presidente dell’Associazione Museo della Scuola “I Care!”, indirizzata a Ernesto Galli della Loggia in merito all’articolo: “Il dibattito sulla scuola e la sfida dell‘inclusione” pubblicato sul Corriera della Sera il 21/01/2024.

Vito Pirruccio

Egregio professore,

apprezzo l’apertura del Suo articolo “Il dibattito sulla scuola dell’inclusione” per l’ammissione di aver sbagliato “a racchiudere una questione complessa come il principio di inclusione, in vigore nella scuola italiana, in pochissime righe a margine di una breve recensione”. Si corre sempre questo pericolo quando a questioni complesse si tenta di dare soluzione in uno spazio ridotto di analisi. L’ammissione di aver sbagliato sicuramente Le fa merito e rende ancora più credibile la prosecuzione della riflessione, affrontata con competenza e compostezza.

Io Le parlo da uomo di scuola in pensione e non spetta a me dire se sono stato competente e credibile, ma penso di avercela messa tutta per guadagnarmi, anche, la possibilità di rivolgermi a Lei e a quanti accusano di incompetenza la Scuola italiana. Potrei apparirLe troppo di parte e, per sgombrare questo legittimo dubbio, seguo il Suo ragionamento e mi soffermo sui due aspetti da Lei sollevati che condivido: gli interventi sui “casi gravi di disabilità intellettiva” e la riflessione sul “Perché il solo porsi una simile domanda deve essere equiparato quasi a una pagina del Mein Kampf?”. Ha perfettamente ragione, perché ogni eccesso ideologico, non solo è sbagliato, ma quando si ricorre a tali accostamenti, specie nei confronti di chi è animato da buoni propositi e da onestà intellettuale, si vuole solo criminalizzare chi la pensa diversamente senza scendere nel contenuto del problema.

“Sui casi gravi di disabilità intellettiva” concordo che andrebbero alternati interventi dentro l’aula scolastica e nelle strutture specializzate, in quanto non tutte le disabilità possono essere trattare allo stesso modo ed esclusivamente in classe. Purtroppo, lo spazio giornalistico non si presta ad affrontare nello specifico il problema degli interventi di inclusione a favore degli alunni con grave disabilità intellettiva, ma spesso la scuola, anche su questo, è completamente delegata se non abbandonata al suo fare/destino.

Ma, se c’è spazio, desidererei analizzare il complesso ragionamento del Suo articolo per gradi.

Inclusione innanzitutto non significa “presenza per un massimo di 18 ore settimanali di un insegnante di sostegno” e tralascio, per il momento la Sua affermazione-accusa (Anche questo tipo di approccio potrebbe essere ideologico, come sopra) secondo la quale l’alunno diversamente abile “nella maggioranza dei casi” è affidato a insegnanti di sostegno senza “alcuna preparazione specifica, se non alcune vaghe nozioni d’ordine generalissimo apprese in un corso annuale”.

Sono costretto a parlare un linguaggio burocratico, ma necessario per far comprendere ai lettori la complessità della gestione degli Alunni BES, cioè con Bisogni Educativi Speciali. La normativa in materia, che ha nella Legge 104/92 e ss.mm.ii. il carico di civiltà da tutti riconosciuto, non prevede solo, nei casi gravi certificati ai sensi della Legge 104/92, art. 3 comma 3, la presenza dell’insegnante di sostegno con l’assegnazione del massimo delle ore (che sono 18 per la Scuola Secondaria di I° e II° grado, ma che nella Scuola dell’Infanzia diventano 25 e nella Scuola Primaria 22, più 2 di programmazione, cioè l’orario cattedra), ma altre due figure, quali “l’assistenza alla persona” e, a seconda della patologia, “l’assistenza specialistica” che in team lavorano sugli interventi fissati dal PEI (Piano Educativo Individualizzato), documento programmatico che impegna tutto il Consiglio di Classe e i soggetti esterni chiamati a gestire l’inclusione all’interno del Gruppo di Lavoro Operativo. Non dimentichiamo che la Legge 104/92 all’art. 15, co. 2, – reiterato dall’art. 317, co. 2, del DPR n. 297/94 – e la Direttiva Ministeriale 27/12/2012 hanno previsto questo tipo di lavoro integrato per tutti gli Alunni BES.

Quindi, scusandomi per il burocratese, nella classe in cui è presente l’Alunno BES – sottolineo la classe, perché “l’insegnante di sostegno” è di supporto all’intero gruppo prima ancora che all’alunno diversamente abile – non è chiamato a lavorare solo il docente curricolare e di sostegno, ma tutto il team di cui sopra. Ci dovremmo chiedere quante figure di specialisti e con quale tempistica gli Enti Locali e le strutture socio-sanitarie provvedono a fornire le professionalità richieste? Sicuramente è a conoscenza che, in alcune aree del Paese, la mia Calabria in testa, gli specialisti sono assegnati con il contagocce e, spesso, ad anno scolastico inoltrato.

Certo, quello dell’insegnante curricolare o di sostegno è un lavoro particolarmente mirato e di alta competenza didattico-disciplinare e non un lavoro di routine. Pertanto, il lavoro docente non è pensabile affidarlo a sprovveduti. Ma esiste una tipologia di lavoro che può essere affidato ad incompetenti? Non mi pare!

A tal punto mi permetto di dissentire fortemente su un aspetto da Lei più volte rimarcato che fa il paio con coloro i quali equiparano a una pagina del Mein Kampf i Suoi dissensi sulle modalità di praticare l’inclusione nella scuola italiana. Mi riferisco all’accusa di incompetenza che rivolge, coprendosi le spalle dietro all’inciso “maggioranza dei casi”, ai docenti di sostegno, in possesso, secondo lei, di “vaghe nozioni d’ordine generalissimo apprese in un corso annuale”.

Innanzitutto, sparare nel gruppo è l’esercizio più semplice praticato sull’ammalato scuola che ha sicuramente i suoi acciacchi, non inferiori, però, al resto del sistema. Mal comune mezzo gaudio? No. Ma un po’ di rispetto non guasterebbe nei confronti di tantissimi colleghi che si spendono con sacrificio e competenza a fronte di riconoscimenti economico-sociali a dir poco vergognosi se messi a confronto con quelli attribuiti ad altre categorie e, tra queste, non escluderei quella vociante dei giornalisti.

Non mi nascondo. Concordo che ci sono Dirigenti Scolastici, Docenti e Personale ATA incompetenti e che non meriterebbero di stare nella scuola e il sistema, come per altre categorie, non mette in campo gli interventi necessari per rimuovere incompetenti e scansafatiche. Ma questo esercizio sistematico di accusa di incompetenza rivolto alla scuola mi puzza tanto.

Bene professore, sto alla Sua affermazione e metto anch’io il dito nella piaga! Perché non si scandalizza che uno studente-aspirante docente ammesso al TFA deve versare in media € 3.600,00? E nessuna parola in merito a quei calendari e quadri-orari disumani stilati dalle Università con incontri compattati che rendono difficile, se non impossibile, delle ricadute formative adeguate? Voglio pure io buttarla in accusa e, per questa ragione, Le chiedo ancora: “Non pensa che un siffatto sistema serva più ad impinguare le casse universitarie piuttosto che a fornire competenze scientifiche-didattiche ai poveri aspiranti insegnanti?” Questi avrebbero al massimo la colpa (È una colpa?) di aspirare a ricoprire un posto di docente, dopo aver conseguito una laurea (Diventata negli anni, tanto per stare in tema, 3+2, non certo per offrire competenze, ma per allungare il brodo, parcheggiare i giovani un anno in più all’università e impinguare gli organici degli “accademici”) con sacrifici enormi per le famiglie e dopo aver pagato fior di quattrini per frequentare un corso a Suo dire “d’ordine generalissimo” previsto dal legislatore e sostenuto da quel mondo accademico al quale Lei, immagino, si sente di appartenere. È una colpa, inoltre, aspirare ad insegnare la disciplina, avendone tutti i requisiti, dopo anni di servizio maturati come docente di sostegno e, quindi, con competenze ulteriori acquisite sia nello studio che nell’insegnamento?

È facile sparare a valle ed esercitarsi sul bersaglio debole! Spari sul bersaglio forte e miri principalmente al Suo mondo che non sta in cattedra né 18, né 22 e né 25 ore settimanali, ma molto, anzi moltissimo, di meno e con un lauto compenso. Sicuramente nel Suo mondo non ci stanno per definizione incompetenti o ha qualche dubbio che ci siano, pure, tra i cattedratici di grido? E, soprattutto, non ha il dubbio che, se molti appartenenti al Suo mondo facessero meno la spola tra un incarico e l’altro, potrebbero dedicare più tempo e attenzione agli aspiranti insegnanti di sostegno (E non solo) con risultati più evidenti su tutta la filiera del sistema scolastico?

Pur se non competente come Lei, professor Galli della Loggia, devo contenermi nello spazio ristretto di una lettera, ma potrei parlarLe del mio mondo scolastico lasciato da più di un anno con altrettanta onestà intellettuale della Sua e senza sconti. Ma, mi permetta, senza osare di apparire seduto in cattedra.

Mi scusi per la franchezza, mi sento ancora parte di quel mondo della scuola al quale è più facile chiedere conto o levare accuse che dare. Con viva cordialità, f.to prof. Vito Pirruccio, dirigente scolastico in pensione e Presidente dell’Associazione Museo della Scuola “I Care!” di Siderno (RC).

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