Libri a perdere

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Anni fa venni invitato all’inaugurazione di una biblioteca. Una biblioteca non come tante, ma una realtà che si inseriva in un sistema bibliotecario jonico in un comune della Locride. Un Comune che, al netto delle memorie corte che sembrano essere una caratteristica nel dividere tra intellettuali accreditati o accreditabili e il resto del vuoto, probabilmente avrebbe potuto fare tesoro, al netto dei costi, della struttura per quanto in locazione. In fondo, vi erano all’interno non solo testi di vari argomenti e ben accomodati in scaffali dignitosi, ma vi era presente anche una decorosissima saletta eventi/conferenze con poltroncine rosse e predisposta per le proiezioni di materiale audiovisivo. Insomma, una risorsa, termine oggi in voga, per una realtà che di fatto non è avida di cultura o, almeno, non lo è se non nei modi e nelle intenzioni di chi ritiene di esserne depositario o veicolo di promozione esclusiva. In questa realtà dove si dovrebbe pensare che crescere non sia solo un fenomeno dettato da ragioni fisico-economiche ma anche psicosociali,   per motivi che mi sfuggono nella loro pienezza, ma che sembrano  risolversi nella giustificazione dei costi verosimilmente insostenibili per il Comune, la biblioteca non c’è più. L’idea di un risparmio per spese non affrontabili per mantenerne la sede, e magari favorire eventi a sostegno, non sembra essere stata tale da convincere se non a soprassedere magari a trovare una soluzione che potesse difendere non solo i testi, ma quella dignità dei contenuti e delle fatiche di chi ai testi affida la conoscenza per gli altri. Certo, il sito scolastico che ospita oggi tale biblioteca esiliata poteva rappresentare una soluzione: ammesso che il sito prescelto in una frazione del Comune fosse aperto e non chiuso per ripiegamento delle classi in altra sede. Non vorrei gridare alla biblioclastia, in fondo i libri non sono stati distrutti anche se il ricordo dei roghi del sapere sembra albergare al di fuori dei tanto celebrati giorni della memoria. Però è vero! In  fondo vi sono priorità che un Comune mette in conto e i libri non sono certo priorità da difendere e tutelare dai danni che una conservazione improvvida potrebbe causare al patrimonio bibliotecario perché, alla fine, di patrimonio si tratta. Tuttavia, un risultato questa pietosa vicenda l’ha ottenuto. Presentai un libro la scorsa estate alla biblioteca di Scilla. Piccoli locali ricavati dal comune dello Stretto dalla parte della stazione ferroviaria. Una biblioteca messa su da giovani volenterosi e che man mano si è arricchita di testi diventando luogo di appuntamenti e manifestazioni culturali estive di particolare interesse. Ebbene, pur non essendo chi scrive un intellettuale accreditato dal gotha del sapere del Comune in questione nel quale ritorno per dovere di figlio e per amore di terra, ho deciso che i libri che appartengono alla mia vita – e non sono pochi – andranno alla biblioteca di Scilla. Probabilmente, è una cosa di poco conto e vedo già i sorrisi di sufficienza di chi leggerà queste righe. Ma non importa. Mancare di rispetto ai libri significa mancare di rispetto al pensiero, alla sua libertà e dignità di manifestarsi e di farsi conoscere. E, francamente, a nulla potrà valere fregiarsi di un premio letterario quando al prodotto delle lettere, nel senso più ampio, si offre un simile destino.

Giuseppe Romeo