Liliana Segre: “Occorre un segnale chiaro che nessuno sarà lasciato solo”

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Liliana Segre, con toni commossi, ha cercato di stimolare ancora una volta il senso della solidarietà e del rispetto tra i cittadini non solo italiani, nella giornata inaugurale della nuova legislatura. Questa sua consapevolezza ha voluto significare che la solitudine è la notte piena di misteriose minacce. Certo non la solitudine creativa del grande poeta, del maestro di pittura, del musicista e neanche la solitudine come rifiuto di partecipare al mondo di tutti. La senatrice Segre con umiltà e garbo ha ricordato di “essere madre“ senza patetismi deamicisiani, ma solo per riproporre riflessioni sull’impegno verso una esistenza di evoluzione, di arricchimento e di pace.

“Non c’è un momento da perdere: dalle istituzioni democratiche deve venire il segnale chiaro che nessuno sarà lasciato solo, prima che la paura e la rabbia possano raggiungere il livello di guardia e tracimare” così Liliana Segre con toni commossi, ha cercato di stimolare ancora una volta il senso della solidarietà e del rispetto tra i cittadini non solo italiani, nella giornata inaugurale della nuova legislatura.

Questa sua consapevolezza ha voluto significare che la solitudine è la notte piena di misteriose minacce. Certo non la solitudine creativa del grande poeta, del maestro di pittura, del musicista e neanche la solitudine come rifiuto di partecipare al mondo di tutti. La senatrice Segre con umiltà e garbo ha ricordato di “essere madre “senza patetismi deamicisiani, ma solo per riproporre riflessioni sull’impegno verso una esistenza di evoluzione, di arricchimento e di pace.

Ma in inizio del suo discorso nell’aula del Senato Liliana Segre ha ricordato che bambina di otto anni era stata lasciata sola, mentre veniva allontanata nell’ottobre del 1938 dai banchi di scuola per le aberranti leggi razziali e avere conosciuto l’esperienza del campo nazista di Auschwizt.

Nessuno in quel lontano 1938, nessuno né tra gli amici, né tra i compagni di scuola si preoccupò di andarla a cercare. Nessuno che bussò alla sua porta per dirle “Liliana ti aspettiamo, torna a scuola”. In nessuna città, in nessun paesino, nacque questa esigenza di tenere lontano dal dolore i bambini. Così come oggi nessuno si preoccupa di salvare bambini annientati in Ucraina. Allora, la piccola Liliana come prigioniera in una buia cella incontrò in ogni direzione muri, che impedivano movimenti di libertà, per ribadire la sua schiavitù, negli oltraggi di uomini che tentarono, ma non furono capaci di farla soccombere. La bambina Liliana” sconsolata e smarrita “sfuggita per caso alla morte, chiamata ad assolvere il ruolo di alta rappresentante della democrazia matura e complessa del nostro paese, ha offerto una nobile lezione per dimostrare come nella lotta contro il dolore, la persona (uomo o donna) non sempre viene sconfitta né si arrende. Gli ostacoli fanno nascere e tengono a battesimo forze sconosciute e nuove energie. Il dolore e le sfide con la morte appaiono avere aguzzato sensibilità, creatività e intelligenza in una persona come Liliana Segre che insieme al suo eloquio pacato, al suo metodo espositivo ha offerto una grande lezione di civiltà. Una giovane cittadina italiana di religione ebraica che molti decenni dopo la sua deportazione ammonisce il camerata La Russa che da sempre è stigmatizzato come puro seguace del Duce.

Sarebbe inesatto dire che sia il dolore, in quanto tale, la forza che muove il mondo, ma senza dubbio le parole di Liliana Segre dimostrano che il dolore crea le premesse  e le occasioni di rinnovato impegno civile. Contro gli uomini invisibili che sdraiati su un comodo e continuo benessere, non pungolati dalla sofferenza non messi alla provava dal dolore, divengono insensibili. Occorre dare dignità nuova agli strumenti della politica e soprattutto alle sue libere istituzioni.

Nel risalire agli anni drammatici della dittatura fascista la senatrice ha ricordato tra le migliaia di vittime, tra i primi Giacomo Matteotti trucidato nel 1924 vigliaccamente da emissari di Mussolini e che pochi mesi dopo la marcia su Roma aveva subito gravi lesioni sulle quali aveva sempre taciuto.

Con pacatezza Liliana Segre in altri momenti avrebbe invocato e stimolato alla “lotta” politica, ha preferito soffermarsi ad un richiamo etico della responsabilità, al rispetto degli avversari politici, all’uso di un linguaggio mai oltraggioso e aggressivo o all’indifferentismo anonimo. Ha voluto spiegare che la bontà delle regole degli ideali che mantengono in vita la democrazia, si misurano anche dai frutti che recano.

Sono bastati pochi minuti e l’apertura delle votazioni, che le profonde parole della preziosa senatrice sono state smontate dal capriccioso comportamento del nonno Berlusconi, che per ottenere un ministero per una sua favorita, ha incrinato l’alleanza così inutilmente strombazzata ed esibita come” unita e forte” e ha calpestato per egoismo personale valori di cui ha sempre ignorato l’esistenza (vedi la nipote di Mubarak, la sua amicizia con Putin ,la galera per problemi finanziari).

Il senatore Ignazio La Russa che di secondo nome si appella “Benito” appena eletto presidente del Senato ha fatto ricordare che anni fa, mentre svolgeva il ruolo di vicepresidente del Senato, invece di porgere alta attenzione a ciò che accadeva in aula, leggeva come un alunno svogliato la “Gazzetta dello Sport”. Senza dimenticare che quando era ministro della Difesa amava girare tra i soldati italiani con la tuta mimetica: al ridicolo (ahimè per la politica) non c’è mai fine.  E poi perché citare strumentalmente il coraggioso Sandro Pertini, senza almeno citarne il valore di combattente della Resistenza? Ipocrita citare Violante che da presidente della camera aveva esortato gli italiani a riconoscere meriti a tutti i caduti della Seconda guerra mondiale, repubblichini camicie nere compresi- Ma certo! allora Violante mirava a diventare presidente della Repubblica e aveva bisogno di consensi allargati.

L’antifascismo è il fondamento della nostra Costituzione nata sulle rovine e sulle vite di migliaia di giovani italiani mandati a morire da un dittatore crudele e pavido che fuggì nascosto dentro un cappotto e un elmetto tedesco.

Leviamo alto il pensiero riconoscente alla austera e pacata senatrice (con auspicio di lunga vita) Liliana Segre. La libertà e la democrazia hanno ancora bisogno di lei.

Matteo Lo Presti