Lo “Stato profondo” che sopravvive ai governi

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Gratteri si è assunto il compito di criminalizzare la Calabria, pur essendo consapevole di non aver scalfito il meccanismo che genera la ‘ndrangheta. Renzi, da Presidente del Consiglio dei ministri, s’inventa il cosiddetto “Master Plan per il Mezzogiorno”. In entrambi i casi, però, la strategia è chiara e consiste nell’uso massiccio della propaganda a cui si affida il compito di sostituire i fatti.

Matteo Renzi ha svelato nel suo libro “Il mostro” che fu l’ex procuratore di Roma, Pignatone, a bloccare la nomina al dottor Nicola Gratteri a ministro della Giustizia facendo così perdere all’Italia l’occasione di avere un Guardasigilli autorevole, competente, e fuori dagli schemi.

I fatti dicono altro.

Per esempio, agli inizi degli anni 90 il dottor Gratteri, sostituto presso la procura di Locri, con un solo colpo aveva chiesto il rinvio a giudizio di circa 500 amministratori della Locride per aver autorizzato l’acquisto dei registri di anagrafe e stato civile dei singoli comuni senza gara. Somme assolutamente inconsistenti anzi decisamente ridicole e reati inesistenti per come stabilì, senza ombra di dubbio, il Giudice delle indagini preliminare di Locri. La procura non fece appello. In compenso l’iniziativa di Gratteri costò allo Stato qualche centinaio di milioni per spese di giudizio e ha tenuto impegnati gli uffici ed i magistrati del Tribunale di Locri per mesi interi. quando ancora la mafia era dedita ai sequestri di persona e, nei paesi della Locride, il sangue scorreva in quantità.

Gratteri è tutt’altro che sciocco e se l’ha fatto qualche ragione ci sarà.

Sarà stato il caso ma qualche tempo dopo, un importante quotidiano nazionale riferendosi a Gratteri non lo indicava come l’autore di un’imponente “flop” giudiziario ma come il PM che aveva avuto il “coraggio” di mettere alla sbarra, in un colpo solo , ben 500 amministratori della Locride.

Probabilmente “coraggio” vero sarebbe stato quello di individuare non 500 ma almeno 50 mafiosi e portarli a processo con prove certe.

Invece sotto accusa finirono persone innocenti che molto spesso si son trovati nel fuoco incrociato tra ‘ndrangheta e Stato.

“Così va il mondo”… avrebbe detto il Manzoni!

La maxinchiesta di cui abbiamo parlato, senza costrutto e senza logica alcuna, non è la più grave e neanche una vicenda isolata ma  è l’inizio d’una lucida strategia che ha portato il dottor Gratteri alla ribalta nazionale.

Un metodo analogo lo utilizzerà lo stesso Renzi soprattutto al Sud che è un territorio fragile e con un’opinione pubblica poco attenta. Nel 2015, la Svimez pubblica i dati drammatici sul Sud Italia: un disastro!

Ed una linea di tendenza ancora più disastrosa.

Renzi, allora Presidente del Consiglio dei ministri, non si perde d’animo. Bandisce dal dibattito il “piagnisteo neo borbonico” e s’inventa il cosiddetto “Master Plan per il Mezzogiorno”.

Cosa c’era dentro?  “Nulla”. Probabilmente come nell’inchiesta di Gratteri.

Gli inglesismi utilizzati a dosi massicce in tutto il cosiddetto “Master Plan” avevano il compito di buttare polvere negli occhi e coprire un drammatico vuoto politico.

Gratteri si è assunto, oggettivamente, il compito di criminalizzare la Calabria anche se non ha scalfito il meccanismo che genera la ‘ndrangheta.

Renzi, dinanzi, ai dati allarmanti della Svimez ha buttato la palla fuori campo ed invece di affrontare con serietà le questioni poste dal rapporto Svimez ha risposto sul terreno a lui più congeniale: la mera propaganda. Il Master Plan ha avuto persino l’ardire di drenare fondi da Sud al Nord e dai ceti poveri ai ricchi.

La propaganda è il mastice che ha unito il politico di Rignano ed il PM di Locri

Renzi e Gratteri sono persone accorte, astute, audaci, intelligenti, capaci utilizzare i media come pochi. Dubito però che tali “qualità” siano sufficienti da sole a portare due persone di provincia a calcare la scena nazionale.

Ci deve essere dell’altro.

E non intendo assolutamente riferirmi a complotti o a “grandi vecchi”.

C’è un sistema complesso che è nato ben prima di Renzi e Gratteri e sopravvivrà a loro.

Il sistema non è una qualcosa di astratto ma un grumo di interessi e una moltitudine di protagonisti che hanno in mano lo Stato.

Forze che impediscono al “popolo sovrano” di esercitare la propria sovranità.

E c’è chi pur restando nell’ombra ha il compito di mandare avanti un tale sistema perverso e senza scrupoli, lubrificando i meccanismi e scegliendo le persone giuste al posto giusto, utilizzando con sapienza ed accortezza giornali, televisioni e web. Parlo dello “Stato profondo” che sopravvive ai governi, causa la sfiducia nella democrazia e genera i tribuni.

Renzi in nome della “rottamazione” ha sostituito almeno in parte il vecchio e decrepito ceto politico per prenderne il posto senza cambiare assolutamente nulla.

Gratteri in nome della lotta alla mafia ha scalato i gradini della magistratura mettendo all’angolo magistrati seri e preparati. Ma la ‘ndrangheta è più forte di prima.

Tuttavia, aldilà delle pose, ne Renzi e tantomeno Gratteri sono persone antisistema.  E se domani dovessero dare fastidio al sistema che li ha generati, li farebbero “sparire” con la stessa velocità con cui sono stati portati al centro della scena nazionale. E ciò sarebbe un problema ben più grave.