L’oscura traccia dell’umano di Salvatore Audino e Graziano De Giorgio

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“L’oscura traccia dell’umano”, edito da Rubbetino, è un volume che oltre le inquietanti foto di Audino, presenta un pregevole scritto di Graziano De Giorgio, che indaga sulla “poetica” delle arti visive.

Salvatore Audino, valente medico chirurgo, con l’innata passione artistica per la musica e per la fotografia, non cessa di stupirci. Avevamo appena apprezzato le foto del suo album “Tornanti” che trasudavano umanità, malinconia, rimpianti accorati in ogni minimo dettaglio, ed ecco che egli adesso ci presenta delle algide foto che incutono sgomento, scoramento, disorientamento, raccolte nel suo ultimo libro “L’oscura traccia dell’umano”, edito da Rubbetino.

Le immagini sono state catturate dalle corsie dell’autostrada, dove la fretta la fa da padrona e tutti tendiamo a pestare sull’acceleratore. Perché “abbiamo fretta” e perché dobbiamo “fare in fretta”. Ma fretta di cosa? E perché? Spesso non lo conosciamo neanche noi il motivo di tanta fretta compulsiva e non sappiamo neanche che importanza possa avere arrivare cinque minuti prima alla nostra destinazione. E pur tuttavia corriamo. Salvatore Audino ci ricorda che anche in autostrada possiamo permetterci qualche pausa per osservare e riflettere. In tante di queste pause egli ha tratto occasione per cogliere immagini più che eloquenti e suggestive come lui è riuscito a fare da par suo e da quell’abile fotografo quale si rivela sempre nei suoi scatti.

L’obiettivo del fotografo si è fermato a catturare paesaggi extraurbani notturni, enigmatici e quasi spettrali. Il soggetto, sovente, è fatto da insediamenti produttivi, infrastrutture, mezzi meccanici, tecnologia industriale varia e variegata. Non c’è traccia di vita: né vegetale, né animale e men che meno umana. L’uomo brilla per la sua assenza. Ma la sua traccia è più che tangibile. Da questi luoghi l’essere umano c’è sicuramente passato. Ma quasi quasi ne rifugge, se ne ritira. Non si sa se per rifiuto o per paura di un mondo tanto artificiale.

Ci troviamo di fronte a panorami asettici, deserti, persuasi e piegati alla produzione ed al profitto. In che mondo viviamo? Che prezzo ha il nostro benessere materiale cui tanto aneliamo? Stiamo abbandonando il mondo della natura con i suoi cicli ed i suoi ritmi calmi ed ordinati e lo stiamo sostituendo con un mondo tecnologico freddo e disadorno. Sarebbe questa la modernità che la nostra contemporaneità va ricercando? Luci spettrali, cieli plumbei, costruzioni metalliche rigide e spigolose, sinistri vapori industriali che oscurano le stelle…

“L’oscura traccia dell’umano” è un volume che oltre le inquietanti foto di Audino presenta un pregevole scritto di Graziano De Giorgio, che indaga sulla “poetica” delle arti visive. Egli propone anche una lettura psicoanalitica perché “…la macchina fotografica è un’estensione dell’apparato psichico o meglio di uno dei suoi organi percettivi fondamentali: la vista.”  Le foto ritraggono tutte paesaggi notturni “che ci possono dare l’illusione di cogliere la malinconica attesa di un’alba che ci porti ad intraprendere una nuova tappa nel nostro percorso di vita.”

La pregevole introduzione – dovuta alla penna sagace di Luigi Lombardi Satriani – ci rammenta che “l’uomo è misura di tutte le cose”. Citando Protagora, Satriani ne deduce “che anche l’assenza può essere misura dell’umano”.  Riproponendo, così, il leit motiv di queste enigmatiche foto spopolate di vita, attiva e vivente.

Il volume è ulteriormente arricchito dalla postfazione di Sara Munari, che chiude queste pagine amletiche con un tocco di grazia perché è “piacevole sprofondare nelle luci disciolte che abitano queste grandi strade. In questo senso, l’atmosfera delle immagini di Salvatore potrebbe sembrare quasi romantica.” A noi piacerebbe tanto riuscire a togliere questo “quasi”.

Carmelo Toscano