Metodo Riace: c’è una via legale

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L’arrivo di emigranti sulla costa jonica calabrese, con epicentro le spiagge della Locride e le spontanee iniziative di accoglienza, mi avevano indotto a riconsiderare il “metodo Riace”, come la soluzione migliore per affrontare il problema: anzi per trasformare lo “scarto” di umanità che arriva sulle nostre coste in una opportunità capace di creare ricchezza.

 L’incremento fortissimo dell’arrivo di emigranti sulla costa jonica calabrese, con epicentro le spiagge della Locride ed il porto di Roccella (la “Lampedusa” del continente) e le spontanee iniziative di accoglienza della civilissima e solidale gente mi avevano indotto a riconsiderare il “metodo Riace”, come la soluzione migliore per affrontare il problema: anzi per trasformare lo “scarto” di umanità che arriva sulle nostre coste in una opportunità capace di creare ricchezza.

Occorre tentare di affrontare il problema nella sua essenza, mandandolo da qualsiasi pregiudizio ideologico e da tutto ciò che non parla una lingua razionale, ma che insiste sulle emozioni: di rifiuto e di paura da una parte; di un’accoglienza a priori, senza pensare ai problemi conseguenti, dall’altra. Al netto di tutto ciò si può guardare al “metodo Riace”, come un modello di accoglienza, che aveva stupito il mondo, che aveva dato dignità e mostrato una possibilità di vita e legalità ai migranti, e che aveva sollevato speranze per l’intera economia calabrese.

L’idea di Mimmo Lucano aveva molto di positivo e non merita di essere scartata per errori – a mio avviso commessi senza dolo – di cui lo stesso ex sindaco parla nel suo libro “Il fuorilegge” (Feltrinelli).

Il “Modello Riace”, ispirato al ripopolamento di borghi abbandonati, all’insegnamento dell’artigianato locale integrato con quello dei paesi d’origine, all’indirizzamento dei lavoratori verso cooperative non va rifiutata: ma va ripresa e regolamentata per essere attuata concretamente. (Anche se tale proposta ha già sollevato qualche perplessità: si veda il riquadro con l’opinione di Salvatore Zoccali, ex Consigliere e Assessore Regionale).

Essa consentirebbe, se attuata nell’ambito di una guida legale, l’intelligente utilizzo dell’enorme valore economico costituito dai migranti sbarcati sulle coste italiane e rifiutati dal mondo: lo “scarto” di cui parla Papà Francesco. Quello, insomma, che accade nei modelli ecologici più evoluti: dove ciò che molti considerano rifiuto, diventa ricchezza.

Il Sindaco Lucano aveva trasformato un problema in una soluzione. I migranti a Riace avevano ridato vita ad un borgo fatiscente e abbandonato, trasformandolo in un incredibile esperimento di integrazione tra razze, culture e religioni differenti. I sostentamenti statali sono stati così “girati” a cooperative, col compito di formare i migranti, perché esercitassero un mestiere che assicurasse loro un piccolo reddito, rendendoli produttivi.

L’errore del Sindaco Lucano è stato quello di pensare di poter attingere alle risorse per il sostentamento dei profughi (€ 35 pro-capite al giorno, che non sono pochi) senza creare una rigida contabilità pubblica e senza curarsi del concetto giuridico della distrazione: utilizzare fondi destinati alla costruzione di una tribuna dello stadio, per realizzare un più urgente ambulatorio di primo soccorso non si può fare.

Ma soprattutto di pensare che il suo “metodo” sarebbe stato appoggiato dallo Stato: che, invece, quando il fenomeno è diventato evidente, forse conseguenza della risonanza internazionale data al fenomeno di Riace lo ha osteggiato, anche bloccando l’erogazione dei fondi.

Da qui le trappole giuridiche in cui il Sindaco Lucano è caduto (se vero quanto ritenuto dal Tribunale di Locri: la sentenza è stata appellata, quindi Lucano gode ancora della presunzione di innocenza), come l’uso disinvolto di matrimoni a fini di ottenimento della cittadinanza o di un permesso di soggiorno o certe superficialità inammissibili per un amministratore pubblico. Ecco, credo che la politica, la Regione Calabria prima di ogni altro ente, una riflessione dovrebbe farla per trasformare gli sbarchi sulle sue coste in ricchezza.

Magari facendo in modo che tutto ciò che oggi è soltanto un “business” per gli enti che gestiscono i centri di accoglienza immigrati, si trasformi in una opportunità per i comuni che dichiarino un interesse al riguardo: che, con una legge apposita (questo è mancato a Mimmo Lucano) potrebbero accogliere gli immigrati utilizzando nei limiti di quanto in essa sarà previsto, fondi che oggi vanno ai gestori dei centri di accoglienza. Fondi già esistenti, quindi, che solamente verrebbero sfruttati per creare ricchezza e non arricchimento.

Creando opportunità ed economia per la Calabria e per la Nazione.

Tommaso Marvasi