Mi hanno insegnato a scrivere la verità, sempre e comunque

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Mi è venuto spontaneo raccontarvi la mia storia per capire che, forse, la nostra Calabria sta peggio di molti altri regimi nel mondo. Chi mi ha insegnato questo mestiere mi ha insegnato a scrivere la verità, sempre e comunque. A non piegarmi a niente e nessuno, a rispettare sempre l’unico proprietario che noi dobbiamo avere che è il lettore e solo a lui dobbiamo rispetto. Lo so che le mie sembrano parole antiche, ma sono le uniche che riesco a scrivere, mentre mi lecco le ferite di tanti anni di lotte e sacrifici.

 Caro Paride Leporace,

ho letto questo tuo post qualche tempo addietro e mi è venuto spontaneo raccontarti la mia storia per capire che, forse, la nostra Calabria sta peggio di molti altri regimi nel mondo.

Tu scrivi: “Quello che vedete è un bravo giornalista. Si chiama Lorenzo Tondo e scrive per il “The Guardian”. Lorenzo, con una sua inchiesta, ha compiuto un’impresa da film o da storia alla Sciascia. Dopo uno sbarco di migranti, un innocente falegname eritreo era stato arrestato come organizzatore del traffico di esseri umani. Tre anni di carcere per l’uomo scambiato per un altro, a causa delle informazioni sbagliate del Sudan. L’inchiesta giornalistica ha corretto la verità. Bella storia direte. Aspettate. Il pm di turno, ha querelato per diffamazione Lorenzo Tondo. Prima lo aveva intercettato nel corso della sua inchiesta. La Piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo e la sicurezza dei reporter ha indicato come una potenziale “intimidazione” le querele per diffamazione in sede civile nei confronti di Tondo. Sarebbe interessante ascoltare il parere di Gratteri, in queste ore molto attento alle questioni dell’informazione.

Ora ti racconto la mia vicenda che, per molti versi, rappresenta cosa significa il lavoro del giornalismo nella Locride, la terra di Gratteri. Io sono nato e cresciuto a Siderno. Nel 1998, rientrato dalla naturale esperienza universitaria fuori dalla Calabria, al contrario di molti miei pari, (figli di parlamentari), decido di fare l’imprenditore e di aprire un giornale. Una vera impresa. Inizio difficile, conosco fior di giornalisti, che per circostanze che allora non capivo non avevano spazio sui giornali calabresi, ed inizio questa avventura. Oggi, dopo 24 anni, siamo ancora qui, dopo la pandemia abbiamo problemi con la stampa, ma ogni settimana la “Riviera” esce, per la gioia, devo dire, dei nostri lettori. Ma non tutti sono felici, perché noi ci siamo forgiati con Pasquino Crupi e Nicola Zitara, con Totò Delfino e Tano Santagata, con Rocco Ritorto e Paolo Catalano, con Gioacchino Criaco e Mimmo Gangemi, e tantissimi altri, ed oggi la direzione è affidata a Ilario Ammendolia. Tra le tante vicende, che posso narrare di limitazione della libertà di stampa e pratica di un giornalismo libero, ne voglio raccontare solo due. La prima riguarda un processo che è durato dal 2013 al 22 novembre del 2021 e si è concluso con la mia assoluzione.

I fatti: io stampavo la Riviera, il settimanale, alla tipografia De Rose a Montalto Uffugo. Nel 2012 la stessa ha avuto problemi per un’inchiesta di false fatturazioni, ed i suoi avvocati probabilmente hanno pensato di salvarlo a nostre spese, (oltre a me mi pare fallì anche Calabria Ora). Così qualcuno ha cercato di costruire una situazione contabile particolare. Da qui il fallimento, a novembre 2013, ed il processo anche perché come risulta dagli atti, non fu fatta una giusta indagine, ma si cercarono solo elementi per condannarmi. Io sapevo in cuor mio di essere vittima di tutto questo gioco. Per fortuna, ho trovato un buon avvocato Domenico Lupis) e devo dire la verità un magistrato (Fulvio Accurso) attento e scrupoloso che hanno ricostruito tutta la vicenda fino a giungere alla sentenza, quando ha pronunciato la frase: “Assolto perché i fatti non sussistono”.

Il secondo si intreccia con questo stesso, perché il giornale è stato sempre garantista, ed ha condotto importanti battaglie contro le leggi sugli scioglimenti dei comuni e sulle interdittive antimafia. Dopo l’ultimo scioglimento del comune di Siderno, ho avuto qualche incomprensione con il Prefetto di Reggio Calabria, il famoso Michele Di Bari, la presidente della Commissione straordinaria di Siderno, Maria Caracciolo, ed il commissario della polizia di Siderno Catarella.

Il 27 maggio del 2020, abbiamo realizzato un forum di web tv sul problema degli scioglimenti dei consigli comunali, ed in quella puntata io, dissi che non riuscivo a capire uno Stato che si comporta in questo modo nei confronti di un cittadino e che, siamo vittime due volte: della ‘Ndrangheta e dello Stato. Eravamo in pieno lockdown. La sera sono uscito per un servizio e stavo rientrando a Siderno, in giro non c’era nessuno, incrocio una volante della Polizia e vedo che mi guardano, girano, mi seguono e mi fermano. Subito arriva una seconda auto e si parcheggia dietro la prima. Mi avvicinano e mi dicono che non avevo la cintura e che il faro funzionava male, rispondo che i meccanici erano chiusi per cui non potevo farli riparare, discutiamo un po’, io poi chiedo se per caso non mi hanno fermato per il programma del pomeriggio, mi viene risposto da due poliziotti, che lavorano a Siderno, che non mi conoscono e che non conoscono il giornale la “Riviera”. Bene, vengo denunciato per minacce da questi due poliziotti e, dopo le indagini preliminari, il pubblico ministero mi rinvia a giudizio e subisco un processo. Anche qui per fortuna, grazie al mio avvocato e ad un giudice serio esco assolto dopo meno di 1 anno, il 20 aprile 2022.

Questa mia tristezza oggi sta tutta nel vivere questa bellissima esperienza, nella mia terra, come un pregiudicato sempre sotto sorveglianza, perché pago il prezzo di non uniformarmi al loro volere, perché chi mi ha insegnato questo mestiere mi ha insegnato a scrivere la verità, sempre e comunque. A non piegarmi a niente e nessuno, a rispettare sempre l’unico proprietario che noi dobbiamo avere che è il lettore e solo a lui dobbiamo rispetto. Lo so che le mie sembrano parole antiche, ma sono le uniche che riesco a scrivere, mentre mi lecco le ferite di tanti anni di lotte e sacrifici.

Grazie Paride se vorrai pubblicare questa mia lettera, io da cittadino semplice la invio pure al mio giornale, perché si inizi a capire che questa terra ha vissuto una enorme farsa, dove i cattivi sono sempre liberi e i poveracci pagano per tutti.