Michelangelo Frammartino, star a Venezia. Ora vi dico chi è…  

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Italian filmmaker Michelangelo Frammartino (2-R) and Italian screenwriter Giovanna Giuliani (4-R), with Italian speleologists arrive for the premiere of 'Il Buco' during the 78th Venice Film Festival in Venice, Italy, 04 September 2021. The movie is presented in Official competition 'Venezia 78' at the festival running from 01 to 11 September 2021. ANSA/ETTORE FERRARI

Michelangelo Frammartino, il regista che ha fatto trionfare a Venezia la Calabria con “Il Buco” lo conosco molto bene, per stare ad un celebre film italiano. Si tratta di uno degli autori più dotati di talento, acclamato più all’estero che in Italia, propugnatore di un cinema totale e potente non adatto a tutti gli spettatori per uso del tempo e dell’estetica.

Michelangelo Frammartino, il regista che ha fatto trionfare a Venezia la Calabria con il “Il Buco” lo conosco molto bene, per stare ad un celebre film italiano.

Uno degli autori più dotati di talento, acclamato più all’estero che in Italia, propugnatore di un cinema totale e potente non adatto a tutti gli spettatori per uso del tempo e dell’estetica.

L’ho conosciuto da spettatore quando il suo “Le quattro volte” trionfa a Cannes alla Quinzaine. Girato tra la Caulonia delle origini e Alessandria del Carretto dove già De Seta aveva mostrato i dimenticati che alzavano nel giorno della festa un grande albero trasportandolo dalla montagna. Si inizia con la nascita del carbone, poi la storia di un anziano pastore che porta al pascolo le sue capre e si cura con medicina popolare. Quando muore gli animali vengono affidati ad altri e il capretto che abbiamo visto nascere si perderà andando a finire vicino al maestoso albero della festa. Quell’albero che dato ai carbonai servirà a dare calore alle case della comunità. I quattro elementi dell’esistenza (uomo, animale, vegetale e minerale) fanno parte di un ambiente sostenibile e in perfetto equilibrio. Un capolavoro senza dialoghi e con immagini bellissime.

Un’installazione di Michelangelo è stato il mio battesimo alla Lucana Film Commission. Si chiama “Alberi”. Un rito del carnevale di Satriano dimenticato in cui gli uomini si travestono da alberi era diventata un’installazione di cinema espanso potentissima. La prima al Moma di New York, poi Copenaghen e a Milano in un grande cinema del centro. Un’esperienza sensoriale strepitosa. Avvolti dall’opera totalmente con i rumori e i colori dell’ambiente a sovrastare gli spettatori sdraiati su cuscini e seduti sulle sedie. Trasmessa in loop con tecniche d’avanguardia, chi si è immerso in questa esperienza non può fare a meno di guardarla almeno due volte. Considerati i legami di Michelangelo, creare qualcosa di simile legato all’Aspromonte in vista del percorso della Locride a Capitale italiana della Cultura darebbe un valore aggiunto alla candidatura.

Ho avuto il piacere di far visitare Matera a Michelangelo sostando davanti a “Lucania 61” di Carlo Levi e dialogando di cinema e di Sud. Abbiamo tentato di costruire un film con Michelangelo, titanico e suggestivo. Un Pinocchio all’incontrario gemmato da “Alberi”. La grande balena doveva arrivare dal Portogallo. Ma nel cinema l’imprevisto ti aspetta all’angolo e quel film non fatto per cause di altri è stato un nostro dolore. Per lui immenso.

Poi mi è arrivato il dossier del “Buco”. Il cinema di Michelangelo mi infervora. Parto per San Lorenzo Bellizzi con un tempo da lupi. Ai primi sopralluoghi con la gente del paese l’atmosfera era pacata ma frizzante. Bisogna girare dentro un buco. Gestendo i rapporti cinematografici istituzionali tra Basilicata e Calabria è stato facile consentire l’incontro tra Michelangelo e la sua regione d’origine che non lo aveva mai troppo considerato.

Ora aspetto il verdetto di Venezia. Per celebrare un nuovo Michelangelo del cinema. “Nato a Milano – come ha detto a Venezia in conferenza stampa Frammartino – ma non è indicativo, io sono calabrese e si sa che i calabresi nascono ovunque”.

Paride Leporace