Michele Drosi: Pd, in Calabria basta Commissari!

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Intervista al dirigente Michele Drosi di Bruno Gemelli

Riformista non pentito. Questa è la cifra che descrive il dirigente del Pd Michele Drosi (già sindaco di Satriano e Presidente della Federazione di Catanzaro) al quale abbiamo rivolto alcune domande in una fase non proprio brillante del suo partito.

Drosi, come uscirete dall’angolo in cui vi siete cacciati?

«Intanto bisogna chiudere con la stagione dei commissariamenti. È davvero singolare che lo stesso commissario inviato in Calabria da Zingaretti (stravotato alle primarie) con il mandato (immorale) di fare fuori Oliverio nel 2020, per perdere clamorosamente le elezioni con Callipo, possa poi occuparsi anche della fase successiva, quella cioè della costruzione e della preparazione del progetto per affrontare, dopo la scomparsa della Santelli, la scadenza elettorale per le regionali di ottobre».

Come affronterete la campagna elettorale?

«Per costruire un’alleanza solida e competitiva, appena messa in campo la proposta di Nicola Irto, si sarebbe dovuto lavorare per dare corso a una coalizione riformista con tutte le forze che tradizionalmente sono collocate nel centrosinistra, per poi avviare un proficuo confronto con il movimento Cinquestelle, che nel frattempo, seppure con tutti i limiti, sta assumendo un profilo sicuramente in controtendenza rispetto al “vaffa“ delle origini, con le Sardine e con i vari movimenti civici realmente esistenti».

Tutto ciò sembra non sia accaduto.

«E ben quattro mesi sono trascorsi invano, con il conseguente e colpevole logoramento della candidatura di un bravo dirigente dal tratto riformista come quella di Irto, e lasciando campo libero al populista De Magistris. L’arrivo di Boccia in Calabria, infatti, ha tentato di mettere una toppa a una situazione di totale inerzia e decisamente compromessa».

 Sei stato duro con Graziano.

«Graziano è stato decisamente e ottusamente divisivo e continua a perseverare nella stessa direzione, per come i fatti si stanno incaricando di dimostrare».

Il giorno in cui l’inviato di Letta, Boccia, è venuto in Calabria, il segretario regionale, Stefano Graziano, che l’accompagnava, non ti ha fatto entrare durante una riunione introduttiva interna nella quale eri là perché delegato dal segretario provinciale di Catanzaro, Gianluca Cuda. Unico soggetto regionale al momento non commissariato. Al di là di come siano andate le cose, questo episodio minore segnala uno stato di disagio in cui vivono gli organismi dem. Negli stessi giorni l’ex presidente della Regione, Mario Oliverio, ha scritto una lettera aperta a un giornale locale per lamentare la circostanza che il suo partito, il Pd appunto, lo tratti come se non esistesse. Cioè, lo ignora.

Tu che sei stato il biografo ufficiale di Oliverio con il saggio “Mario Oliverio. La sfida riformista di un presidente scomodo” descrivi qualche suo pregio.

«Tra i pregi di Mario Oliverio vi è sicuramente quello di essere stato, nelle diverse esperienze di governo, un riformista pragmatico, dimostrando una indole realizzatrice, per cui la politica non è soltanto analisi ed elaborazione, e tantomeno pomposa retorica propagandistica, ma anche e soprattutto l’agire per conseguire risultati concreti e incisivi nel tessuto della società nella quale si opera. E anche quello di essere stato sempre dalla stessa parte, nella sinistra, iscrivendosi al Pci e seguendo le varie evoluzioni che caratterizzeranno questo partito: Pds, Ds, Pd. Una grande coerenza quindi, che in una stagione di grandi trasformismi e di repentini cambi di casacca, diventa un esempio e rappresenta un valore, “merce” sempre più rara nella politica di oggi».

Avrà pure qualche difetto.

«Per quanto concerne i difetti, si può sicuramente affermare che non ha sempre azzeccato la scelta dei propri collaboratori e, a volte, è prevalsa una certa lentezza nella definizione di alcune problematiche che avrebbero meritato una maggiore speditezza».

 

 

Bruno Gemelli