‘Ndrangheta all’ASP di Reggio: chiuse le indagini. Indagate 17 persone

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La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha chiuso le indagini sull’inchiesta “Chirone”, che riguardava l’infiltrazione della cosca Piromalli nell’Azienda sanitaria provinciale. Inchiesta conclusa con 17 indagati.

 La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha chiuso le indagini sull’inchiesta “Chirone”, che riguardava l’infiltrazione della cosca Piromalli, con l’appoggio della famiglia Tripodi, nell’Azienda sanitaria provinciale. Al termine delle indagini risultano indagate 17 persone.
Secondo gli investigatori, in particolare due medici, i fratelli Giuseppantonio e Francesco Michele Tripodi, entrambi deceduti nel 2018, avevano assunto una posizione di particolare importanza. Nell’inchiesta è coinvolto anche il figlio di uno dei due, Fabiano Tripodi, anche lui medico, risultato figura di riferimento dei vari assetti societari operanti nel settore sanitario e in particolare nella Minerva Srl, MCT Distribution&Service srl e Lewis Medical srl. Al termine delle indagini, sono stati accusati di concorso esterno con la ‘ndrangheta anche il ginecologo Antonino Coco, il dirigente medico dell’ospedale di Polistena Domenico Salvatore Forte e il coordinatore delle farmacie presidiarie ed ospedaliere Giuseppe Fiumanò.

Usando le intimidazioni, grazie all’appartenenza alla cosca Piromalli, gli indagati hanno assunto una posizione dominante, compromettendo la gestione dell’ASP di Reggio Calabria. Dall’inchiesta, infatti, è emerso come siano state alterate le procedure di nomina del direttore del Distretto Tirrenico dell’Asp reggina, Salvatore Barillaro (finito agli arresti domiciliari) e come, per mezzo di alcune società, sia stata monopolizzata la filiera economica della distribuzione dei prodotti medicali a strutture pubbliche ospedaliere. In particolare, la nomina di Barillaro sarebbe stata una precisa volontà dei Tripodi, per controllare al meglio quel distretto sanitario.

L’origine dell’inchiesta     

L’inchiesta “Chirone” è partita a marzo, con l’arresto di 13 persone tra cui medici e dirigenti dell’Asp oltre al sequestro di società per un valore di 8 milioni di euro. Le indagini, condotte dai carabinieri del Ros e coordinate dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Gaetano Paci, hanno svelato  gli assetti organizzativi della cosca Piromalli di Gioia Tauro. La cosca, infatti, sarebbe riuscita ad ottenere gli ordinativi per la fornitura dei materiali medicali nei presidi dell’Asp, in particolare negli ospedali di Gioia Tauro, Polistena, Locri e nell’Azienda ospedaliera di Reggio. I medici sarebbero stati corrotti con regali, come borse griffate o contributi legati a percentuali su commesse garantite alle ditte.