Nicola Irto: C’è un tema che in questa campagna elettorale sembra marginale. La scuola

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Abbiamo incontrato Nicola Irto, segretario regionale del PD e candidato al Senato della Repubblica come capolista. Abbiamo parlato di tante cose, ma parlando di futuro e di sviluppo naturalmente abbiamo parlato di scuola: “investire nella scuola significa investire in democrazia, sviluppo e futuro.

C’è un tema che in questa campagna elettorale sembra marginale: la scuola

Non certamente per il PD. Io ritengo che Investire in istruzione è una delle principali leve di sviluppo. In questo territorio noi abbiamo bisogno di investire nella scuola. Purtroppo i dati sulla dispersione scolastica ci dicono che, nonostante il miglioramento registrato negli ultimi tempi, è ancora troppo rilevante e nel 2022 è un elemento che deve preoccuparci. Basta osservare con attenzione i dati del reddito di cittadinanza, che va rafforzato come non mi stanco di ripetere, per accorgersi che la mappa del disagio è sovrapponibile a quella del basso tasso di scolarizzazione. Ad oggi il 40% circa della platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza non ha la terza media. E non cito a caso questa misura perché è proprio dalla scuola che dobbiamo partire. Dobbiamo restringere l’area del disagio e aumentare le competenze delle persone. L’ascensore sociale è bloccato da troppo tempo e l’unico modo per sbloccare questo ascensore è la scuola. Nei nostri territori si consumano dinamiche che vanno approfondite seriamente, da un lato abbiamo chi a scuola non va e dell’altro abbiamo migliaia di nostri ragazzi che vanno fuori a studiare e che rischiano poi di non tornare perché la loro vita si svolgerà altrove. E’ il doppio volto del nostro impoverimento, dell’inaridirsi della principale sorgente di sviluppo: il capitale umano.

Molti giovani studiano fuori, che ne pensa?

Avere ragazze e ragazzi che si formano fuori dopo le scuole superiori è una ricchezza ma vanno varate misure che consentano loro di poter ritornare per esercitare la propria professione e potersi affermare. Questa emigrazione va fermata. Ma partiamo con ordine. Va creato un nuovo patto sociale sulla scuola che archivi gli errori del passato. Noi veniamo da due anni difficili con la pandemia che hanno in qualche modo alterato anche il modo di stare a scuola. Quest’anno inizieremo in maniera più o meno normale ma con un occhio vigile sulla circolazione del virus. Il PNRR è una grande opportunità per migliorare la dotazione infrastrutturale delle nostre scuola ma questo non deve essere un alibi. Le migliori classi dirigenti di questo paese si sono formate in aule sicuramente non migliori delle attuali. La verità è che ciò che è venuto meno è la consapevolezza del valore della scuola e di quanto essa sia importante. Va valorizzato il ruolo dell’insegnante e serve un patto con le famiglie per evitare la reciproca diffidenza. All’insegnante va restituita dignità nel lavoro che fa.

Scuola e famiglia un binomio inscindibile?

Serve poi avere maggiore tempo pieno perché non è solo un servizio di formazione ma è anche un servizio che consente in particolare alle donne che lavorano di poter conciliare tempi di vita e di lavoro. Servono mense degne di questo nome e serve anche una scuola aperta al territorio, per contrastare quella cultura dell’odio e della prevaricazione che viene denominata comunemente bullismo.

La buona cittadinanza si costruisce da qui?

Non solo. Serve più orientamento. Un recente sondaggio ha evidenziato come oltre il 40% degli studenti intervistati a conclusione dei cinque anni di scuola superiore sia insoddisfatto della sua scelta fatta in terza media. E’ un elemento su cui riflettere. Noi chiamiamo ragazzi di 13 anni ad una scelta importante che avrà riflessi sulla propria vita in una età complessa e senza adeguato supporto, in cui i fattori che incidono alla fine sono i più disparati e che, probabilmente, poco a che fare hanno con i talenti che hanno. Ecco perché occorre una scuola media migliore, che sappia efficacemente aiutare i ragazzi a capire gli indirizzi verso i quali sono più portati e consenta loro di non sprecare le inclinazioni che possiedono, qualunque esse siano

Cosa penda delle scuole tecniche che stanno cessano la loro funzione?

Occorre una riqualificazione degli ITS, perché le scuole tecniche non sono figlie di un Dio minore. Anzi, se guardiamo a paesi come la Germania e la Francia, vediamo come in quelle realtà le scuole tecniche abbiano un ruolo molto incisivo anche rispetto alla capacità di essere competitivi. Per fare questo serve superare pregiudizi e aprirsi al mondo delle imprese. Collegare meglio scuola e lavoro è per il nostro territorio calabrese una necessità prioritaria. Da questo ne trarrà beneficio tutto il sistema economico. La parola chiave quindi è orientamento, perché solo con una formazione adeguata noi sapremo vincere le sfide del futuro in un mondo sempre più globalizzato. Personalmente credo molto nel ruolo della scuola, che va dall’infanzia all’università. Piero Calamandrei, da Costituente, affermava che “Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola, a lungo andare, è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte costituzionale.” Investire nella scuola è investire in democrazia.