Non mi piacciono le guerre e nemmeno i dittatori!

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In questi giorni la storia, dopo 70 anni, ci riporta ai fatti tragici delle due guerre mondiali. Brinderanno i produttori di armi e di morte! Ogni essere umano ha diritto di scegliere il posto dove vivere, crescere e formarsi, con la propria cultura, le proprie tradizioni e religioni, senza doversi sottomettere a potenze nucleari che decidano le sorti della tua esistenza. Quando riusciremo a convivere tra di noi, senza doverci cercare una patria, piccola o grande che sia?

Ho attraversato un lungo periodo della mia vita e penso di essere riuscito ad essere coerente.

La mia generazione si è sempre schierata da una sola parte, il diritto dei “popoli” a decidere il proprio destino. Negli anni ’60, ero (eravamo) contro l’invasione russa della Cecoslovacchia nel 1968 e a favore della Primavera di Praga, che voleva una maggiore democratizzazione dello stato e più libertà per i cittadini. Finita con la sostituzione di Alexander Dubcek con Gustav Husak, più supino a Mosca, entrambi del Partito comunista al governo. 

Nel 1980 ero dalla parte del sindacato Solidarnosc, guidato da Lech Walesa, che in Polonia si batteva per migliori condizioni dei lavoratori, anche stavolta il generale Wojciech Jaruzelski, per evitare intervento dei sovietici, bloccò tutto introducendo la legge marziale.

Non passarono molti anni e nel 1989, con il crollo del muro di Berlino, finì l’era della Unione Sovietica e tutti i paesi dell’Est Europa, riuniti nel Patto di Varsavia, sorto nel 1955, si liberarono, per passare gradualmente sotto la NATO, Patto Atlantico, creato nel 1949, che riuniva gli Stati Uniti d’America con gli Stati Europei dell’Ovest, tra cui l’Italia.

Negli anni ’70 ho partecipato in modo attivo alle manifestazioni contro l’imperialismo americano (USA), che aveva soppiantato i Francesi in quell’area, per il Vietnam libero, la Cambogia e il Laos. In quegli anni fui costretto ad assistere impotente al ritorno dei militari, sotto l’egida e la guida USA, nel Sud America, Cile, Argentina, Brasile, Bolivia. Carcere, assassini, migliaia di scomparsi, di quei paesi che ogni tanto ritornano nei nostri ricordi. In particolar modo grazie alle Nonne di Plaza de Mayo argentine, che ancora cercano i loro nipoti, adottati da genitori argentini, dopo l’omicidio dei loro genitori, militanti dei partiti che erano ai governi dei paesi.

I cambi di regimi nel cuore dell’Europa: 1974 il ritorno alla democrazia in Portogallo, con la rivoluzione dei Garofani dei militari e nel 1976 con le elezioni politiche, dopo la dittatura di Antonio de Oliveira Salazar (1926-1970) e nel 1975 anche della Spagna, sotto la dittatura di Francisco Franco dal 1936.

La fine del colonialismo in Africa, che era sotto il dominio dell’Europa, che accettò per anni l’apartheid in Sud-Africa (1948-1991) e Namibia fino al 1990.

Ricorderemo tutti, con entusiasmo, l’uscita dal carcere di Nelson Mandela, imprigionato dal 1964 al 1990. 

Due blocchi contraddistinti, che si combatterono fino alla dissoluzione del blocco dell’est.

Due imperi, uno sotto il dominio USA, l’altro URSS, Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, che nel frattempo, si sono riempite di tante bombe nucleari, che bastano per distruggere l’intero pianeta.

Una follia a cui, inconsapevolmente, assistiamo impotenti.

Finito l’impero sovietico, sono ritornate le guerre in Europa, con la nascita dei nazionalismi, la dissoluzione della Jugoslavia, con la guerra tra i diversi stati che ne facevano parte, la guerra del Kosovo. Per la guerra nel Kosovo nel 1999, la Nato intervenne contro la Serbia.

Fu chiamata “Guerra umanitaria” in modo osceno.

Dalle basi italiane partirono i velivoli che per 78 giorni bombardarono la Serbia.  Era Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, della Repubblica Oscar Scalfaro. Anche allora mi schierai contro i bombardamenti, partecipando con i pacifisti alle manifestazioni, impotenti a fermare queste follie, anche questa guerra a causa dei nazionalisti albanesi, presenti nella Serbia.

Anche l’Italia, è presente in vari modi, nei teatri di guerra sparsi nel mondo (Somalia, Niger, Mali, Libia, Lettonia, Libano, Kosovo e Iraq)., anche questi giustificati come intervento legale, aiuto alle popolazioni…

Le guerre imperversano dall’Asia, all’Africa e adesso anche a due passi da noi e adesso ci preoccupiamo!

Ora abbiamo l’ennesima invasione di un paese, una giustificazione c’è sempre, qualche volta vera, qualche volta si inventa, come quando Bush, presidente USA nel 2003, si inventò che Saddam Hussein avesse cominciato la costruzione di armi di distruzione di massa (chimiche o atomiche).

In questi giorni, la Germania decide un piano di riarmo imponente. La storia, dopo 70 anni, ci riporta ai fatti tragici delle due guerre mondiali. Brinderanno i produttori di armi e di morte!

Ogni essere umano ha diritto di scegliere il posto dove vivere, crescere e formarsi, con la propria cultura, le proprie tradizioni e religioni, senza doversi sottomettere a potenze nucleari che decidano le sorti della tua esistenza.

Quando riusciremo a convivere tra di noi, senza doverci cercare una patria, piccola o grande che sia?

In un mondo in cui le merci attraversano il globo in poche ore, giovani si incontrano e discutono tra di loro in paesi diversi dal luogo natio, nel quale le ricchezze delle nazioni spesso sono rapine a danno di quelli con meno tecnologie, è ancora necessario scannarsi dietro le esigenze delle grandi potenze?

Francesco Martino