Nord, Nord, Nord!

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E il Nord cresce, in Lombardia il Pil segna un +14%, recupera le perdite del 2019, era covid e va oltre, più del 2018. Al Sud il Pil ha leggero rimbalzo, perde, perde, perde, rispetto a tutto il passato.In attivo sono le partenze dei ragazzi, sempre più nutrite. In attivo sono le occupazioni di terra e mare, da parte di holding foreste. Al Nord sono preoccupati; al Sud le classi dirigenti sono tranquille, sonnecchiano come in un eterno dopo pranzo domenicale. Il Sud è stato un porco di cui chi ha potuto ne ha fatto boccone. E mangia e mangia si è arrivati all’osso. Con, ovvio, la colpa capitale dei sudici, che la loro Terra non hanno saputo difendersela.

Al Nord sono preoccupati sulle quote di PNRR che andranno al Sud. Fontana, Bonaccini e Zaia marciano compatti, fregandosene delle appartenenze politiche, per la modifica del titolo V della Costituzione, con l’obiettivo di realizzare un’autonomia differenziata delle Regioni e aggiunga competenze da utilizzare in chiave economica, un po’ egoistica. E il Nord cresce, in Lombardia il Pil segna un +14%, recupera le perdite del 2019, era covid e va oltre, più del 2018. Al Sud il Pil ha leggero rimbalzo, perde, perde, perde, rispetto a tutto il passato. In attivo sono le partenze dei ragazzi, sempre più nutrite. In attivo sono le occupazioni di terra e mare, da parte di holding foreste, per la produzione di energia, un bene che non porterà alcun vantaggio ai calabresi. Al Nord sono preoccupati; al Sud le classi dirigenti sono tranquille, sonnecchiano come in un eterno dopo pranzo domenicale. 

“La Calabria deve fare un poderoso passo avanti e lo farà”. Di poderoso ci fu solo il tono del conducator, di passaggio a Crotone, 30-3-39, per la prima palata di sabbia di un costruendo complesso di case popolari. Il prima e il dopo uguali a se stessi: “l’avanzamento del Sud”. Il tema, invece, di un arretramento costante del Meridione, resta pane per storici, economisti, antropologi, sociologi. La modernizzazione si trasforma in una battaglia di retroguardia. Lo slogan del nuovo millennio è: la Desertificazione. E forse non ci sarà più un problema Sud, se esso scomparirà. E forse è solo una soluzione straordinaria. Che in fondo ci si chiede, “che se ne faranno di un posto vuoto”, “a chi servirà l’inesistenza?”. Risposte estremamente complicate, roba per studiosi. Più semplicemente si può dire che sia un mero fatto di dissipazione: come quel, ultimo, rampollo, che prendi oggi e prendi domani, si brucia la ricchezza accumulata da schiere di avi parsimoniosi. Il Sud è stato un porco di cui chi ha potuto ne ha fatto boccone. E mangia e mangia si è arrivati all’osso. E delle sole ossa ognuno ne fa quel che gli pare. Il rischio più grande, ormai unico, che corre il Sud, è di tipo ambientale. Approfittare del deserto per fare strame del territorio. Che ne so: buttarci l’immondizia, riempirlo di cemento, parchi sterminati di pale a vento fra terra e mare, inventarsi cattedrali qualunque, fare ogni sorta di speculazione. Mandarci valanghe di miliardi per spartirseli comodamente, senza nessuno a disturbare e con i pochi padroni di casa giusto presenti per tenere aperto il sacco. Con, ovvio, la colpa capitale dei sudici, che la loro terra non hanno saputo difendersela; il Sud sta diventando sempre più una terra di nessuno, buona a farci un proprio comodo, a costituire un valido alibi, un utile elemento di consolazione. 

Gioacchino Criaco