Nuova 106: Per adesso è uno spreco, una macchina ogni 48 secondi

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Un'inchiesta sui costi e la reale necessità della nuova ss106 che collega Roccella a Locri

Hanno realizzato, lasciando debiti dappertutto, un grattacielo di 100 piani per una sola famiglia

Che le strade non risolvano i problemi di sviluppo di comprensori in forte ritardo finora non è stato compreso solo dai calabresi, ma i danni di mentalità provocati a questa regione dalla Cassa “cemento e asfalto” del Mezzogiorno richiederebbero una costituzione di parte civile per ritardo mentale, amnesie comportamentali e involuzione pilotata di un intero popolo. Cetto la Qualunque è solo una caricatura scadente di una sindrome cronica. Addirittura rarissima. Una roba cervellotica che porta la Calabria, nell’era dello Smartphone, dei Mozart con gli occhi a mandorla e delle capitali giardino, a investire, arraccando, nei giubbotti di Happy Days e la Locride nel chiodo di Fonzie. Una deriva.
Con Eleonora Aragona il settimanale “la Riviera” annunziò lo scorso primo novembre il miracolo,  premiando giustamente l’efficienza  di una ditta locale (di Roccella). Quest’ultima avrebbe consegnato (parola mantenuta) prima del previsto i lavori che gli erano stati subappaltati per mancanza d’affidabilità e serietà di quelle imprese del nord che, dopo aver lasciato macerie e povertà nel nostro territorio, hanno gettato la spugna, concimato debiti e rovinato decine di famiglie.
A due mesi esatti dall’inaugurazione, dopo aver serpeggiato per otto chilometri, mi sono fermato in un piazzale di sosta con in canna cronometro, penna e foglio. Superdotato, a tre chilometri dallo svincolo Locri/Merici, per registrare eventuali congestioni di traffico lungo questa nuova giungla d’asfalto.
Ore 15, 43 minuti e 13 secondi, avverto il deserto alle mie spalle. Una distesa magrebina, senza cammelli. Una roba siberiana.
Start.
Il mio Crono/Swatch spacca il secondo, mentre una vecchia certezza mi assale: sempre loro, le lobby del cemento nel paese che sta crescendo di meno in Europa, comandano sempre loro, quelli che meditatamente polverizzano ogni boccone, quelli degli sprechi senza benefici per la comunità.
In alto a destra scorgo Gerace, in fondo, leggermente a sinistra, Locri. E ancora, quasi sotto di me, in primo piano, un capannone prefabbricato della 488 (altra bella storia), alla mia sinistra, poco sopra la carreggiata per Gioiosa, un Cat, di media stazza, appiana gli smottamenti dello svincolo sidernese di San Leo. Allungo lo sguardo fino allo Jonio, sul tratto di mare tra Siderno e Locri. A meno di un chilometro vedo la strada che unisce queste due città, più giù la vecchia 106, poco dopo la ferrovia. Qualcuno vorrebbe costruire anche il lungomare unico e la pista ciclabile. Calcolo in modo approssimativo e concludo tra me e me: «Neppure un abitante di Pechino vanta un coefficiente così alto di asfalto e cemento a propria disposizione».
Dopo 1 minuto e 50 secondi dallo start spunta una Cinquecento color crema che distanzia di soli 10 secondi una Punto. Da subito la Fiat è patrona sulla ss 106. Passano altre dieci macchine fino alle ore 15 e 51 che registrano anche il rombo di una Golf. Quest’ultima mi spolvera a 140km/h destinandomi un vuoto d’aria che colpisce in pieno la fiancata della mia utilitaria.
Il primo mezzo pesante taglia il traguardo alle ore 15,56. Il suo è il sedicesimo posto, al diciassettesimo un fuoristrada della Nissan color ciano molto metallizzato. Poi ancora deserto. Due minuti di silenzio assoluto, solo una littorina in fondo, come un lento treno per Tozeur, viene ingoiata dalla frazione locrese di Basilea; intanto un verdone volteggia sopra un mandorlo al nono mese.
Poche altre macchine nel frattempo. Alle 16 precise il miracolo:  un filotto di cinque. Apre una Stilo, chiude il gruppo una Panda fluo: la Locride è  sempre più una filiale della Fiat. C’è anche, subito dopo, una Lancia Thema ultimo tipo, di quelle ministeriali, a spese nostre (Tan 0% Taeg 0,81 % salvo approvazioni Sava) con optional da salotto e fari obbligatori. Sembra scandagliare, con i suoi colletti bianchi, l’ultimazione dei lavori di una strada strapazzata da molte deviazioni stile vecchia Salerno-Reggio.
Non ci resta che piangere.
Un fiorino. Ore 16,07. Anch’esso della Fiat, proprio in coda, praticamente attaccato, al di dietro di un autocarro con ceppi asciutti di pioppo da dodici euro al quintale.
Alle ore 16,08, un mezzo pesante lascia una scia poco gradevole. Credo si tratti di residui di buccia e nocciolo d’olive pronte per spremiture di seconda. Per confenzioni scadenti. Sansa e strade di campagna.
Rimango nel piazzale fino alle 16,09. Totale: 32 mezzi in venticinque minuti. Uno ogni 48,75 secondi. Un’eternità. Ovvero, hanno realizzato un grattacielo di cento piani per una sola famiglia.